Auguri a Nevio Scala, il mister della gloriosa cavalcata del Parma anni '90

22.11.2020 10:40 di Manuela Bartolotti   Vedi letture
Auguri a Nevio Scala, il mister della gloriosa cavalcata del Parma anni '90
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Da un sondaggio dei tifosi è stato riconosciuto il miglior allenatore del Parma di sempre e sicuramente ha fatto la storia di questa squadra. Nevio Scala, che oggi 22 novembre 2020 compie 73 anni, ancora adesso riceve il plauso dei parmigiani se lo incontrano per strada, con un po’ di nostalgia per un periodo indimenticabile. Originario del vicentino, ha fatto una carriera calcistica di tutto rispetto prima di passare ad allenare. Come centrocampista ha militato nel Milan e nella Roma negli anni ’60 e poi ancora nel Milan col quale ha vinto, tra il 1967 e 1969, scudetto, Coppa delle Coppe e Coppa dei Campioni. Oltre alla squadra dei suoi esordi (Vicenza), ha poi militato anche nell’Inter, nel Foggia e nel Monza, infine nell’Adriese dove ha appeso le scarpette al chiodo.

Ma è rimasto comunque in campo, per regalare la sua esperienza e la sua visione di gioco come mister prima nella Reggina, portandola in serie B e facendole sfiorare la serie A, sfumata ai rigori contro la Cremonese, quindi nel Parma. Era il 1989 quando Scala prese una squadra di provincia in serie B e la condusse trionfalmente in A. La data del 27 maggio1990 con la vittoria contro la Reggiana per 2-0 resterà scolpita negli annali perché sarà l’inizio di un’inimmaginabile ascesa che porterà il Parma a conquistare la Coppa Italia nel ’92, la Coppa delle Coppe nel 1993, la Supercoppa Europea nel ’94 e la Coppa UEFA nel ’95. Quella capeggiata da Scala è stata una gloriosa cavalcata di 7 anni con personaggi che avrebbero fatto la storia del calcio mondiale, da Buffon che il tecnico ha fatto esordire in Parma-Milan nel 1995, a Zola, passando per Grun, Minotti, Apolloni, la supercoppia Benarrivo-Di Chiara, Osio e il pirotecnico Asprilla. Senza dimenticare Cannavaro che tuttora considera Nevio come un padre, e tutti gli altri che in quegli anni i parmigiani potevano incrociare nella Cittadella utilizzata come spazio privilegiato per gli allenamenti.

Scala non è stato solo un grande allenatore, ma anche il protagonista di un’epoca dove il calcio era veramente vissuto in mezzo alla gente. Lui e la sua squadra avevano creato, coi successi italiani ed europei, con una filosofia di gioco e di preparazione all’avanguardia, quel senso di appartenenza che successivamente s’è purtroppo molto attenuato, anche a causa dei fallimenti societari. In tanti parmigiani d’allora che avevano preferito tifare per squadre stellate, si accorsero che nella loro città c’era un team che non aveva nulla da invidiare alle migliori compagini europee e che i campioni erano lì, a portata di mano. Nevio Scala è ricordato per la sua costanza e determinazione, ma anche per affabilità e semplicità. Da allenatore aveva una lucida visione di gioco e difficilmente sbagliava le formazioni, mostrando in più occasioni anche il coraggio di provare giovani talenti che poi gli avrebbero dato ragione.

Conclusa la stagione parmigiana passò al Perugia senza grandi risultati, quindi terminò la sua carriera di allenatore all’estero, guidando il Borussia Dortmund alla vittoria nella Coppa Intercontinentale, non riuscendo però a evitare le sconfitte contro il Barcellona in Coppa UEFA e nella semifinale di Champions contro il Real Madrid. Poi si trasferì in Turchia ad allenare il Besiktas, gli ucraini dello Shakthar Donetsk, i russi dello Spartak Mosca. Passati 10 anni (2015) fece ritorno a Parma, in veste di Presidente per assistere alla resurrezione della fenice crociata dalla D alla Lega Pro. Vi restò ancora fino al suo compleanno, il 22 novembre 2016, quando lasciò in disaccordo con la società per l’esonero del tecnico Apolloni, di Galassi e del ds Minotti. Negli ultimi tempi si era sparsa anche la voce che preferisse non seguire le partite allo stadio, ma distante, nella sua azienda agricola, perché le emozioni che la squadra generavano erano eccessive per la sua salute. Adesso si è ritirato tra le terre e i vigneti che coltiva, ma il suo cuore, ne siamo certi, ancora batte per la squadra crociata che tanto l’ha fatto sognare, esultare e sussultare. Come, del resto, tutti i tifosi parmigiani.