Passivo pesante, e immeritato: il Parma paga gli errori individuali e non riesce a pungere quando deve
Il 4-0 maturato al Gewiss Stadium è un risultato che fa rumore, perché rappresenta la sconfitta più pesante della stagione del Parma, ma anche perché rischia di raccontare una partita in maniera più crudele di quanto il campo abbia effettivamente mostrato. Il passivo è severo, probabilmente eccessivo, ma allo stesso tempo emblematico della differenza di qualità e di maturità tra Atalanta e Parma. I nerazzurri hanno fatto ciò che sanno fare meglio: sfruttare ogni minimo errore dell’avversario, trasformando le sbavature individuali dei gialloblù in gol e mettendo al sicuro il risultato con spietata efficacia.
Il Parma, dal canto suo, non è rimasto a guardare. La squadra di Cuesta ha provato a costruire, a giocare, a proporsi con coraggio anche in un contesto complicato come quello di Bergamo. Le occasioni non sono mancate, così come le situazioni potenzialmente pericolose create nell’arco dei novanta minuti. Ancora una volta, però, il problema è stato lo stesso che accompagna i gialloblù da settimane: la mancanza di concretezza. Creare senza colpire, arrivare negli ultimi metri senza riuscire a pungere, significa restare aggrappati alla partita solo finché l’avversario te lo concede. E contro una squadra come l’Atalanta, ogni occasione sprecata pesa il doppio.
Il risultato finale, dunque, è figlio di due fattori ben distinti: da una parte gli errori individuali, dall’altra l’incapacità di trasformare le proprie chance in gol. Un mix che porta a un punteggio largo, forse immeritato nelle proporzioni, ma comunque utile per comprendere il livello richiesto a questo campionato. Proprio per questo la sfida di Bergamo può diventare un passaggio importante nel percorso di crescita del Parma. Imparare dagli sbagli, archiviarli e ripartire con lucidità è l’unica strada possibile. Lo ha sottolineato Keita nel post partita, con parole calme e mature, invitando il gruppo a non abbattersi. All’orizzonte c’è la Juventus al Tardini, un banco di prova che richiederà attenzione, personalità e fame. Il 4-0 deve restare una lezione, non una cicatrice.
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