Gli scontri diretti diventano una piacevole conferma: tre punti pesanti e, finalmente, girano a favore gli episodi
Ci sono vittorie che valgono più dei tre punti che consegnano alla classifica. Quella del Parma a Lecce rientra senza dubbio in questa categoria. Perché arriva in uno scontro diretto, perché matura in una gara complicata, spigolosa, e perché certifica una crescita che va oltre il risultato secco. Tornare dal Via del Mare con l’intera posta significa aggiungere peso specifico alla corsa salvezza e, soprattutto, consolidare certezze che fino a qualche settimana fa sembravano fragili. La prima conferma riguarda proprio gli scontri diretti, diventati ormai terreno fertile per i gialloblù. Dopo Verona, Pisa e Fiorentina, anche Lecce entra nell’elenco delle vittime di un Parma che quando conta sa farsi trovare pronto. Non era semplice, anche perché la partita si era messa subito in salita con il gol subito a freddo. E invece la squadra di Carlos Cuesta ha avuto il merito di non disunirsi, di restare dentro la gara e di costruire, passo dopo passo, la propria rimonta.
Nel secondo tempo si è visto un Parma diverso: più aggressivo, più lucido, più continuo nel portare qualità negli ultimi venti metri. E, per una volta, anche gli episodi hanno scelto di girare dalla parte giusta. L’espulsione di Banda, netta e inevitabile, ha cambiato l’inerzia del match, mentre l’autorete propiziata dal cross teso e intelligente di Bernabé ha acceso definitivamente la miccia emotiva. Da lì in avanti, il Parma ha avuto fame, energia e convinzione nel volerla vincere. I legni colpiti – la traversa di Bernabé e il palo di Oristanio, che portano a dieci il conto stagionale – raccontano di una squadra che produce, crea e non si limita a difendere. Ma il dato più importante è un altro: il Parma ha vinto una gara sporca, di nervi e di reazione. Ha dimostrato di saper soffrire e colpire, di saper cambiare pelle senza perdere identità. È un segnale forte, forse decisivo, per il cammino verso la salvezza.
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