Parma, Venezia, Genoa: quante similitudini tra le proprietà americane. Zanetti? Per la B sarebbe un buon nome, ma prima serve aggiustare il resto

29.04.2022 00:00 di Giuseppe Emanuele Frisone   vedi letture
Parma, Venezia, Genoa: quante similitudini tra le proprietà americane. Zanetti? Per la B sarebbe un buon nome, ma prima serve aggiustare il resto
© foto di Tedeschi/ParmaLive.com

Credo che tutti i tifosi del Parma non vedano l'ora di lasciarsi alle spalle una stagione che ci si aspettava sarebbe stata trionfale, e che invece si è rivelata una grossa delusione. Rosa alla mano, molti si aspettavano che i crociati dominassero questo torneo, mentre invece non ci si è mai neanche avvicinati all'accesso ai playoff: andranno fatte molte riflessioni su questo. A tal proposito, forse, è il caso di riflettere sull'impatto di alcune proprietà sul calcio italiano, Parma compreso. Parliamoci chiaro: i primi due anni della gestione Krause si sono rivelati quantomeno deludenti (per usare un eufemismo). Nessuno nega l'entusiasmo e la buona volontà del presidente, ma ci sono dei punti che vanno sottolineati. Facendo un discorso più ad ampio raggio, va altresì notato come diverse proprietà americane stiano incontrando notevoli difficoltà. Basti pensare, in Serie A, a Genoa e Venezia: il progetto dei rossoblu sembra ambizioso, con la società guidata dal fondo 777 Partners che ha voluto cercare da subito un profilo internazionale, affidandosi in panchina a Shevchenko prima (scelta discutibile, col senno di poi) e Blessin dopo. Anche il mercato dei liguri, in questo senso, è andato nella medesima direzione, con tanti giocatori (stranieri) di prospettiva e/o da recuperare (Amiri e Gudmundsson su tutti). Peccato però che la realtà dica che il Genoa rischi seriamente la retrocessione, un bello smacco per la società più antica d'Italia che milita ininterrottamente in A da quasi un ventennio. Ancora più vicino alla retrocessione è il Venezia, che pure a gennaio ha cambiato tanto, rinunciando ad alcuni giocatori (tra cui l'ex crociato Mazzocchi, che sta facendo bene a Salerno) e puntando anche qui su giovani stranieri o colpi ad effetto (Nsame, Nani per citarne alcuni).

Le similitudini a livello di organizzazione tra queste piazze e società, Parma compreso, mi sembrano evidenti, pur ciascuna con le sue peculiarità. Oltretutto, sembra che le proprietà americane abbiano questa tendenza a fidarsi molto di numeri e statistiche, affidandosi sovente a particolari algoritmi per il calciomercato: non è un caso che la figura del Director of Analytics, in Italia praticamente sconosciuta in precedenza, sia presente sia a Parma che a Venezia. Vero anche che Ribalta, tempo fa, smentì nettamente che il Parma facesse uso di algoritmi per acquistare i calciatori sul calciomercato e che invece sfruttasse un'ampia rete di osservatori. A prescindere da calciomercato e algoritmi, va detto, tuttavia, che molto spesso le proprietà americane sembrano avere qualche difficoltà a calarsi nella realtà del calcio italiano: il rischio è di causare un certo scollamento tra la piazza e la società. Questo lo ha ricordato, con parole simili, anche il "Sindaco" Marco Osio ai nostri microfoni in tempi recenti (leggi qui). Insomma: penso abbia ragione Osio quando dice che sarebbe utile ascoltare un po' di più la parmigianità e cercare di allestire una squadra che conosca un po' meglio la categoria. Inoltre, se andiamo a vedere la classifica di Serie B, nomi alla mano, vediamo che le prime posizioni sono occupate da squadre che vantano fior fiori di dirigenti come Corvino (Lecce), Braida (Cremonese), Galliani (Monza); evidentemente, l'organizzazione societaria e la conoscenza riescono a garantire qualcosa in termini di risultati.

E a proposito di Venezia: l'ultima novità è che l'ormai ex allenatore dei lagunari, Paolo Zanetti, sarebbe un candidato forte per la panchina del Parma del prossimo anno. Sarebbe un nome sicuramente interessante: prima di naufragare, aveva dato un bel gioco agli arancioneroverdi con una rosa probabilmente non all'altezza della categoria, e l'anno prima aveva centrato una promozione in Serie A quando non era assolutamente tra i favoriti. E' un allenatore giovane, che fa giocare bene le sue squadre e che conosce la B. Ma questo può bastare? Non bastava l'esperienza di Beppe Iachini, che in cadetteria si è sempre rivelato un top per la categoria? Torniamo al discorso di prima: in panchina si può prendere chi si vuole, ma ci sono alcuni aspetti da sistemare prima. L'auspicio è che questi due anni di delusioni abbiano davvero dato modo alla proprietà di capire i propri errori: si può ancora rimediare, a patto di saper imparare dagli sbagli.