Con l’Udinese una brutta sconfitta ma non è il momento di puntare il dito: c’è da ritrovare il giusto atteggiamento
Il Parma inciampa in una sconfitta pesante, non tanto nel risultato quanto nel modo in cui è maturata. Contro l’Udinese i gialloblu hanno concesso due reti figlie di errori individuali, quegli stessi episodi che dall’inizio della stagione continuano a determinare in negativo il bilancio della squadra. È un campanello d’allarme che suona forte, ma non è il momento di lasciarsi trascinare dalla tentazione di cercare colpevoli. Non ora, non in una fase in cui la priorità deve essere quella di ricompattarsi e ritrovare un atteggiamento più solido, più convinto, più aderente alle reali potenzialità del gruppo.
Gli errori ci sono stati e sarebbe ingenuo ignorarli. Ma fermarsi alla fotografia di una giornata storta sarebbe un autogol ancor più rumoroso. Il Parma vero – quello visto a Verona o nella sfida contro il Milan – è una squadra capace di ritmo, organizzazione e coraggio. Per rivederla serve lavorare, lavorare ancora, e soprattutto non lasciare che un risultato negativo scalfisca le certezze costruite fino a qui. La salvezza, l’obiettivo dichiarato e realistico, passa dalla continuità. E la continuità, in Serie A, nasce sempre sul campo di allenamento, molto più che sui social o nelle discussioni post partita.
Qualche segnale incoraggiante, nonostante la sconfitta, si è visto. L’ingresso di Ondrejka nella ripresa ha portato vivacità e pericolosità nella trequarti avversaria: il suo pieno recupero, così come quello di Oristanio, potrà rappresentare un’arma fondamentale nelle prossime partite. La squadra ha provato a reagire, anche se in modo intermittente, e questo è un punto da cui ripartire. Adesso, però, serve qualcosa in più: quella scintilla mentale che consente di non incassare passivamente le difficoltà ma di usarle come carburante.
In un momento così delicato, servirà anche un ambiente sereno. Le critiche fanno parte del gioco, ma diventa decisivo che chi sta vicino al Parma – tifosi, città – non si trasformi nel primo ostacolo, pronto a esplodere alla minima incertezza. La squadra ha bisogno di sostegno e di fiducia quanto del lavoro quotidiano. Perché rialzarsi è possibile, ma solo se lo si fa tutti insieme, con la testa alta e lo sguardo rivolto avanti.
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