C’è chi parla e chi agisce: il Parma, ancora una volta, appartiene al secondo gruppo

15.04.2020 17:35 di Niccolò Pasta Twitter:    Vedi letture
© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport
C’è chi parla e chi agisce: il Parma, ancora una volta, appartiene al secondo gruppo

Premessa necessaria: tutto ciò che seguirà potrà sembrare un esercizio di retorica stantia, parole banali per discorsi ancor più banali, a difesa di una categoria, privilegiata, come quella degli sportivi. Ebbene, me ne scuso in anticipo, sarò banale, ma è quello che penso.

Qualche ora fa il Parma, ancora una volta, ha dimostrato di essere un gruppo di persone solidali. Mentre il Presidente della Federazione e quello dell’Assocalciatori fanno a gara a chi rilascia più interviste senza dire nulla, alcuni Presidenti, tramite i loro lacché, rilasciano dichiarazioni imbarazzanti sembrando quasi distaccati (nel senso reale del termine) dal resto dell’umanità e dal momento attuale, c’è chi passa dalle parole ai fatti: il Parma. Nel comunicato del pomeriggio si annuncia l’accordo trovato per il “taglio” di una mensilità, quella di aprile. Un mese, che all’unanimità, i tesserati hanno scelto di non ricevere. E sia chiaro: se si dovesse riprendere domani, quella mensilità non sarebbe comunque corrisposta. “Embé?” Direte voi. “Guadagnano milioni”, aggiungerete. “E i poveri soldati sono degli eroi”, vi rispondo io, una frase che i cultori delle litigate trash ricorderanno benissimo, nell’acceso dialogo Sgarbi-Squitieri di un Processo di Biscardi di tanti anni fa.

E’ tutto vero, ma credete sia un caso che solo due club su venti in tutta la Serie A si siano mossi concretamente a riguardo? (e peraltro il caso Juventus è particolare e differente da quello del Parma). Le società di calcio sono delle privilegiate ma, come tutti noi, stanno subendo le conseguenze di questa terribile pandemia, che significherà, in termini monetari, ingenti perdite, come qualsiasi altra azienda del Paese. Da sottolineare anche il bel progetto “Banca Ore”, un esercizio di solidarietà attivata dai dipendenti del Parma Calcio, non solo dai calciatori. Per evitare la cassa integrazione e dunque rinunciare agli aiuti statali, scelti invece da altre società italiane come ad esempio il Napoli che li ha attivati per quindici dipendenti, chi ha più ore di permesso, di ferie, le mette a disposizione di chi ne ha meno, in modo da evitare gli ammortizzatori sociali. Piccoli gesti che significano tanto e che, soprattutto, non sono scontati. Perché è facile pontificare, ma è difficile essere concreti. E ancora una volta il Parma è stato concreto.

E’ bene infine ricordare che questi accordi sono stati raggiunti nella speranza (e nel pensiero comune) che la Serie A possa ripartire (e state certi che ripartirà, in un modo o in un altro). Nel caso in cui la stagione dovesse terminare qui, le parti si dovranno sedere ancora una volta ad un tavolo per trattare una soluzione definitiva ma siamo certi che nel remoto caso in cui questa eventualità di dovesse presentare non ci sarebbero problemi nel trovare una linea comune, ancora una volta.