Il Parma torna in B: cronistoria di un disastro che ha le sue radici nella scorsa estate

06.05.2021 18:21 di Giuseppe Emanuele Frisone   Vedi letture
Il Parma torna in B: cronistoria di un disastro che ha le sue radici nella scorsa estate
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© foto di Daniele Buffa/Image Sport

Tra le tante problematiche che vanno affrontate in sede di analisi per spiegare la retrocessione del Parma in Serie B non ci sono solo i freddi numeri. Vanno anche analizzate le situazioni che, a monte, hanno reso la stagione che sta per finire molto più complicata del previsto. La verità è che il Parma si è trovato sempre a rincorrere, e già in estate sono stati compiuti degli errori, quantomeno come tempistiche, che hanno finito per compromettere in buona parte il resto della stagione.

I primi scricchiolii sono iniziati sul finire della stagione 2019/2020. Evidentemente c'erano già discorsi in essere per la cessione del club, con Nuovo Inizio che - non è un mistero - da tempo cercava un nuovo compratore, affidabile, che prima affiancasse e poi subentrasse alla vecchia società. Un tentativo fu fatto già qualche anno fa con l'imprenditore cinese Jiang Lizhang, esperienza finita con un buco nell'acqua ma senza che ciò compromettesse i risultati sportivi. Quand'ecco che, alla fine della scorsa stagione, qualcosa deve essere successo: difficilmente il ds Faggiano e mister D'Aversa, altrimenti, avrebbero deciso di salutare. E' stato a quel punto che, mentre la società portava avanti i discorsi per la cessione (all'epoca si parlava della facoltosa cordata qatariota della famiglia Al-Mana, vi ricordate?), è stato inaugurato un nuovo progetto tecnico in attesa di completare il passaggio di proprietà. Non trovando l'accordo decisivo con i qatarioti, ad avere la meglio è stato Kyle Krause, attuale patron crociato. Tuttavia il Parma della vecchia società, dovendo fronteggiare gli addii di D'Aversa e Faggiano, nel frattempo era corso ai ripari annunciando un nuovo direttore sportivo (Marcello Carli) prima e un nuovo allenatore (Fabio Liverani) poi. Tutto ciò prima dell'avvento di Krause, che ha dunque trovato elementi scelti dalla vecchia proprietà.

Tale aspetto, inevitabilmente, deve aver creato qualche problema alla nuova proprietà, che si è trovare a fare calciomercato in un tempo estremamente ridotto. Questo perché la proprietà precedente si era fatta carico dei giocatori da riscattare a fine stagione 2019/2020, eredità degli accordi stipulati da Faggiano con quei tanti prestiti con diritto ed obbligo di riscatto (Sepe, Grassi, Inglese per citarne qualcuno). Giocoforza, il Parma ha dovuto fare mercato in poche settimane, spendendo (tanto) in fretta e furia per accaparrarsi dei giovani interessanti. Probabilmente, con il senno di poi, un rischio troppo grande.

E non è tutto: la seconda problematica emersa in estate riguarda il cambio di allenatore. Passare da D'Aversa a Liverani infatti implicava un calcio diverso. A quel punto è diventato difficile programmare una nuova stagione modificando il proprio atteggiamento tattico e, al tempo stesso, dovendo fronteggiare i problemi dovuti dalla preparazione ridotta, essendosi il campionato precedente concluso solo ad agosto a causa del coronavirus. Risultato: il nuovo allenatore non ha potuto trasmettere appieno la sua idea di gioco, il Parma si è ritrovato con tanti giocatori nuovi, e i risultati stentavano ad arrivare. Non è un caso che tutte le squadre che hanno cambiato allenatore (il Torino con Giampaolo, il Genoa con Maran, persino la Juventus con Pirlo, con le dovute proporzioni) hanno fatto molta più fatica rispetto alla stagione precedente. Poi infortuni e sfortuna hanno fatto il resto.