Il silenzio del Tardini

04.07.2020 20:55 di Niccolò Pasta Twitter:    Vedi letture
Il silenzio del Tardini

Surreale. Questo il primo pensiero con cui riesco a descrivere l’atmosfera di Parma-Inter della scorsa domenica. Chi vi scrive era fra il centinaio di fortunati a cui era permesso l’accesso allo stadio in occasione della sfida con i nerazzurri che, in condizioni normali, avrebbe generato l’ennesimo record di incassi e di pienone del Tardini, che in questa stagione è stato un’arma in più per la squadra di D’Aversa. E invece questa maledetta pandemia ci ha tolto una delle caratteristiche imprescindibili del gioco più bello del mondo, il calore del tifo.

E così, in un un clima assurdo, sono entrato allo stadio consapevole che ciò che mi avrebbe atteso sarebbe stato certamente diverso. Niente capannello di tifosi davanti ai cancelli, niente chiacchiere in sala stampa in attesa dell’inizio della gara, niente battute con qualche tifoso, curioso nel conoscere qualche anticipazione sulla formazione o solo voglioso di fare quattro battute. Niente di tutto ciò, solo il silenzio. La misurazione della temperatura davanti ad uno scanner, l’ok degli addetti alla sicurezza, la consegna del modulo di autocertificazione: tutte cose nuove ma necessarie, che purtroppo ci accompagneranno ancora per qualche tempo. Poi, finalmente, l’ingresso allo stadio, più di cento giorni dopo. L’emozione è sempre la stessa, come quella prima volta che mi fece venire i brividi. Questa volta però quell’emozione è diversa, è malinconica, manca qualcosa. Mi siedo al mio posto e inizio a buttare giù le prime parole, estraniandomi dal momento e dalla situazione. L’eco, come sempre, è quello della playlist del Tardini: sento Macklemore riecheggiare, mentre la tribuna stampa inizia a riempirsi. Nel frattempo le squadre sono scese in campo per il riscaldamento, qualche collega si avvicina per scambiarsi i saluti, rigorosamente con la mascherina e senza contatti. Fa strano non sentire le bordate di fischi per gli ospiti e i grandi applausi della curva all’ingresso dei nostri, che iniziano con gli esercizi sotto una Curva Nord completamente vuota, se non per due vigili del fuoco che si godono la gara da zona privilegiata.

Poi il silenzio. Le squadre rientrano negli spogliatoi, la partita sta per cominciare e proprio subito dopo l’inno ci sono un paio di minuti di gelo. Silenzio, tetro, che sveglia un sentimento di inquietudine. Nessuno parla, nessun rumore, poi iniziano ad entrare gli arbitri e le due squadre, una per volta, che si posizionano a centrocampo. Si iniziano a distinguere i primi suoni. Sepe (credo) caccia un urlaccio motivazionale, dall’altra parte si sente Stellini urlare qualcosa a Godin mentre mister D’Aversa osserva i suoi disporsi in campo. Le panchine delle due squadre sono situate in tribuna poco sotto la nostra postazione e non è difficile carpire qualche parola detta fra compagni. Si sente distintamente invece, quello che urla Berni all’arbitro, che non può far altro che espellere il terzo portiere interista. I giochi delle porte chiuse, nessuno si salva e la parolina di troppo si sente fin troppo bene. Mister D’Aversa guida la sua squadra come al solito, “agitato” e spesso ben oltre la linea che dovrebbe definire la sua area. Chiama spesso Scozzarella ma non deve dirgli nulla, come se i due sapessero già tutto. “Matteo! Matteo!”, poi basta, il regista crociato sa che non deve far respirare Eriksen. Poi arriva il gol dell’1-0, si sentono le grida di gioia dei crociati in campo e in tribuna, così come si sentono i “noooooooo” riecheggiare dopo il gol sfiorato da Cornelius in girata. Stellini non sta zitto un attimo, così come Oriali. Anche D’Aversa non scherza, guida la squadra e soprattutto gli uomini più vicini alla sua zona. Sepe parla molto, Kulusevski invece è praticamente muto: lo si sente solo urlare in occasione del rigore negato.

I minuti passano e la pressione dell’Inter si fa più forte. Lukaku manda al diavolo il neo entrato Moses - “Damn you, Victor”. Si sente chiaramente. Fa sorridere. Così come si sentono le indicazioni dei vice ai cambi. Arriva un corner dalla destra, Lautaro fa la sponda e De Vrij corregge in rete. La panchina nerazzurra esplode, così come Kucka, che viene espulso. Le grida dei nerazzurri sono potenti, ma non abbastanza per coprire le parole dello slovacco. Manca poco, quell’1-1 è bugiardo ma a questo punto diventa l’unico risultato possibile. Niente, arriva il 2-1 dell’Inter che fa esplodere i milanesi. La rimonta è completata. L’arbitro fischia tre volte, l’Inter gioisce, il Parma è arrabbiato ed esce rapidamente dal campo. Non c’è tifo da ringraziare, anche per questo la sconfitta fa più male. Lentamente il Tardini vuoto si svuota ancor di più, rimaniamo in cinque o sei a terminare i pezzi. E’ mezzanotte e trentasei quando mi alzo dal mio seggiolino. E’ tutto molto strano. E domani sarà la stessa cosa, e chissà ancora per quanto. E quella malinconia ritorna…