Più che una rivoluzione è un restyling quello di Krause: nulla andava stravolto, evidentemente le basi c'erano già

15.07.2022 00:00 di Rocco Azzali   vedi letture
Più che una rivoluzione è un restyling quello di Krause: nulla andava stravolto, evidentemente le basi c'erano già
© foto di ParmaCalcio1913

Forse anche per il rammarico e l'incazzatura (dal francese, inalberare) che gli ultimi due anni ci hanno fatto provare, ci si attendeva una nuova ed ulteriore rivoluzione tangibile e consistente, a partire dall'organico della squadra. Le separazioni con allenatore e gran parte di quelle figure esecutivi del club hanno portato subito pensare ad un'ottica di repulisti in vista della stagione alle porte, con i conseguenti stravolgimenti del caso su piano tecnico e decisionale riguardo l'indirizzo strategico della pianificazione presente e futura.

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Sicuramente qualcosa - o molto, forse - sta mutando nei meandri societari. L'arrivo di Luca Martines a ricoprire il ruolo vacante di Managing Director-Corporate testimonia che la presidenza sta agendo con l'intento di ristrutturare l'asset dirigenziale, ricalibrando il tiro dopo gli errori commessi nei primi anni di gestione. Ma forse i tifosi si attendevano - o temevano - un'altra estate fatta di cambiamenti radicali che avrebbero costretto a ripartire, ancora una volta, da punto e a capo il nuovo mister crociato. L'incipit di questa rivoluzione che ci si aspettava, ovvero l'annuncio di Pecchia come guida della squadra - al di là dei via-vai tra i piani della dirigenza - è probabilmente, invece, stato il cambiamento stesso. Quest'anno, a differenza dello scorso - con tutto il rispetto per Maresca - si è voluto puntare su un allenatore preparato, deciso e con un ben delineato progetto tecnico, pronto a lavorare con il materiale umano a sua disposizione e capace di infondere quello che è il suo credo tattico al gruppo, aspetti già mostrati nelle sue precedenti esperienze.

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La campagna acquisti portata avanti sino a questo momento lo testimonia: lo zoccolo duro dello scorso anno è stato confermato in blocco, l'obiettivo ora è quello di andare a puntellare quei reparti dove si è maggiormente sofferto nel passato campionato. L'ingaggio di Leandro Chichizola favorirà la partenza del giovane Turk: un'operazione che consentirà al baby sloveno di fare esperienza con maggiore continuità. Romagnoli prenderà il posto di Danilo, dopo il mancato rinnovo del contratto scaduto qualche giorno fa, mentre Estevez sarà quel giocatore utile a dare quella dose di quantità e corsa che mancavano alla mediana del Parma. Hainaut e Buayi-Kiala rientrano a pieno titolo di quella che è e rimarrà la politica del club, ossia valorizzare prospetti futuribili facendoli crescere all'interno delle strutture di Collecchio per creare valore nel tempo. Inoltre, Mihaila è rientrato e pare al centro del progetto, pronto a creare scompiglio alle difese avversarie del campionato cadetto nel 4-2-3-1 di Pecchia.

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Pronti a ripartire, quindi, dalle basi gettate lo scorso anno, quando i media ci davano come favoriti alla vittoria finale del torneo. Qualcosa andava, e andrà, modificato, per forza di cose: se chiudi al dodicesimo posto vuol dire che non tutto è girato come da pronostico. Ma stravolgere è un altro modus operandi, ed è ciò di cui la nostra squadra non avrebbe avuto bisogno ancora una volta. Serve trovare la giusta mentalità ed i giusti compromessi per ottimizzare quanto di buono c'è già, con alcuni accorgimenti, ovvio. Il presidente Krause si dice fiducioso e si è mostrato carico con i tifosi che lo hanno accolto nel ritiro di Pejo: ora, con meno proclami e più fatti, siamo tutti pronti per dimostrare che il Parma e la Serie B hanno poco in comune.