La sosta come momento di studio e crescita: Cuesta al lavoro per plasmare un Parma camaleontico

31.08.2025 08:30 di  Simone Brianti   vedi letture
La sosta come momento di studio e crescita: Cuesta al lavoro per plasmare un Parma camaleontico

La sosta per le nazionali, spesso temuta da allenatori e tifosi, può diventare un’opportunità preziosa per chi sa come sfruttarla. È il caso del Parma e di mister Carlos Cuesta, instancabile nella sua missione di forgiare un’identità sempre più forte e riconoscibile per i crociati. Mentre alcuni elementi della rosa rispondono alle convocazioni delle rispettive nazionali, a Collecchio si continua a lavorare. Con dedizione, attenzione e idee chiare.

Cuesta, uomo di campo e mente vivace, non si ferma mai. Anche con un gruppo ridotto, continua a costruire. I suoi momenti in partita sono un concentrato di energia: movimenti indicati con precisione, applausi, consigli, correzioni. Un continuo dialogo con i giocatori, volto a trasmettere non solo schemi, ma mentalità. È questo l’aspetto più interessante del tecnico spagnolo: la voglia di innovare, di aggiungere soluzioni, di rendere la squadra camaleontica.

Il Parma che ha iniziato la stagione ha mostrato segnali confortanti, ma Cuesta vuole di più. Vuole un gruppo capace di cambiare pelle anche a gara in corso, di sorprendere l’avversario, di avere più frecce al proprio arco. Ecco perché il 3-4-2-1, provato in ritiro e in parte accantonato dopo il ko di Ondrejka, potrebbe diventare un nuovo punto di forza. Un modulo pensato per esaltare le qualità offensive della rosa, aumentare la densità negli ultimi trenta metri e alzare il tasso tecnico della manovra.

La sosta, dunque, diventa un momento di crescita, di studio, di sviluppo. Cuesta sfrutta ogni minuto per affinare principi di gioco e preparare un Parma che non vuole limitarsi a recitare un copione già scritto. L’obiettivo è chiaro: essere protagonisti, con idee e coraggio. Dopo la pausa, ci si potrà aspettare un Parma più maturo, più pronto a imporre il proprio gioco. Perché l’identità si costruisce anche nei momenti di silenzio, lontano dai riflettori. E Cuesta lo sa bene.

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