PL - G. Rossi: "Ferguson mi paragonava a Zola. Parma indimenticabile, ho la gente nel cuore"

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20.05.2020 12:12 di Niccolò Pasta Twitter:    Vedi letture
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PL - G. Rossi: "Ferguson mi paragonava a Zola. Parma indimenticabile, ho la gente nel cuore"

Ieri sera in esclusiva ParmaLive.com ha intervistato in diretta su Instagram Giuseppe Rossi, storico calciatore crociato nonostante abbia militato a Parma per soli sei mesi nella stagione 2006-07. Con Pioli prima, e Ranieri poi, quel Parma riuscì a salvarsi nonostante fosse dato per spacciato da tutti, chiudendo la stagione decimo a 44 punti, conquistandone ben 32 nel girone di ritorno. Con lui abbiamo parlato di quell'avventura ma non solo: attualità, il Villarreal, la Fiorentina, i mancati passaggi alle big, la Nazionale. Di seguito il testuale della nostra chiacchierata, che potrete ritrovare sulla nostra pagina Instagram @parmalive.

Come stai? So che hai cominciato con gli allenamenti, come sta andando?
“Tutto bene. Qui abbiamo cominciato a fare gli allenamenti individuali, con gli allenatori a bordo campo che dicono cosa fare e non fare. Vediamo quando potremo entrare in gruppo, la situazione è questa”.

In America la situazione com’è? So che ci sono ancora tanti contagi.
“La situazione è migliorata a livello di malati e persone in ospedale, ho famigliari che lavorano in ospedale in New Jersey e mi dicono che c’è meno traffico. Il prossimo step è trovare il vaccino, speriamo che possa arrivare al più presto”.

Parliamo della tua nuova avventura al Real Salt Lake, sei arrivato in tempo per esordire e poi si è fermato tutto:
“Bello tornare a giocare, era un anno che ero fermo, mi sono sentito bene. Qui c’è un bel gruppo, gente con tanta voglia di dimostrare, allenatori che vogliono arrivare in alto. C’è un bell’ambiente, un bel gruppo. Ho fatto dieci minuti nella prima partita e poi si è fermato tutto, aspettiamo la data per giocare di nuovo”.

La situazione in Italia la stai seguendo?
“Poco, poco, ho sentito che ci sono delle date ma ho seguito poco. L’importante è che i giocatori, lo staff e tutti gli altri siano tutelati, allora sono contento. Spero di poter vedere di nuovo la Serie A”.

Torniamo al 2004, tu lasci Parma e arrivi al Manchester United: che avventura è stata per te così giovane, e cosa hanno significato quegli anni per la tua carriera?
“E’ stato un passaggio molto importante per me, ho firmato il mio primo contratto professionale, sono andato subito ad allenarmi con la prima squadra e poi quando c’erano le partite andavo con la seconda squadra. Era il primo impatto con un gruppo di giocatori di un certo livello. Sono stati tre anni bellissimi, sono cresciuto come giocatore e come uomo, avendo affianco grandi giocatori e Ferguson, è solo una bella esperienza, positiva, tutto quello che ho imparato l’ho portato al Villarreal dove mi hanno dato la possibilità di giocare con continuità e il resto è storia”.

Che rapporto avevi con Ferguson? E’ vero che ti paragonava a Raul?
“Fammi pensare, più che a Raul mi aveva paragonato a Zola. Nei primi mesi lui mi diceva che ci assomigliavo, poi sai che in Inghilterra Zola era Magic Box. Ferguson ha fatto un’intervista e aveva detto che essendo io tecnico e veloce sembravo Zola”.

In effetti un po’ ci assomigliavi, anche per quei colpi:
“Si, più o meno. Lui partiva più dall’esterno, io sono più centrale però un grandissimo giocatore, che ha fatto grandi cose a Parma. L’ho avuto in U21 e facevamo un sacco di sfide insieme su calcio di punizione. Aveva quarantadue anni e vinceva sempre lui”.

Al Manchester c’erano altri due giovani poco più grandi di te, Rooney e Cristiano Ronaldo: si vedeva che sarebbero diventati due mostri sacri?
“Sì me lo aspettavo perché erano grandi giocatori già da giovani, avevano tanta voglia. Non si sono fermati davanti a certi numeri, gol, contratti, numeri che possono distoglierti la concentrazione per arrivare ad essere il migliore e così è stato per loro. Durante gli allenamenti erano sempre i migliori, era solo tempo prima che arrivasse al top”.

Tu esordisci in Premier, in FA Cup e in Community Shield e segni, poi lo United ti manda a Newcastle per farti le ossa: ti aspettavi qualcosa di meglio da quella parentesi?
“Sì perché Ferguson aveva parlato tanto con l’allenatore, Glenn Roeder, che gli aveva promesso tanto. Dopo sei mesi Ferguson mi ha detto che non voleva mandarmi più lì perché non avevamo mantenuto le promesse ed è arrivato il Parma e sono tornato in Italia per quei sei mesi”.

E arriviamo al Parma, avevi spinto tu per tornare dove alla fine eri cresciuto?
“A Parma nelle giovanili avevo giocato con Lupoli, Dessena, Cigarini, tutta gente che ha fatto una grande carriera. L’arrivo a Parma è stato grazie a Zamagna, è venuto a Manchester e ci siamo incontrati. Ha parlato molto bene del progetto, che potevo essere importante e crescere e io ho firmato subito e ho fatto sei mesi molto buoni a Parma”.

Non era facile accettare Parma in quel momento, la squadra aveva 12 punti a metà girone e tutti la davano per spacciata:
“Abbiamo fatto una rimonta pazzesca, nessuno ci credeva ma ce l’abbiamo fatta anche grazie all’arrivo di mister Ranieri che ci ha dato quella carica in più. E’ stato stupendo, mi ricordo dopo l’ultima partita che abbiamo fatto un giro in autobus con i tifosi per strada che cantavano il mio nome, era la prima volta che mi succedeva ‘Giuseppe resta con noi!’. Io avevo solo 19 anni, è stato stupendo, c’era la mia famiglia che ascoltavano e anche per loro è stato stupendo”.

Tu arrivi il 19 gennaio a Parma, con Pioli in panchina, esordisci il 21 e segni il gol decisivo:
“Un gran gol, me lo ricordo bene, l’ho rivisto mille volte. Uno dei gol più importanti della mia carriera, forse dopo il gol all’esordio in Premier uno dei più importanti. Era una partita bloccata, poi quel gol verso fine partita ci ha portato tre punti, fondamentali”.

C’è un dato interessante: tu hai segnato un gol all’esordio sia in Premier, che in Serie A e in Liga. Che tu sappia qualcun altro ci è mai riuscito?
“Non ne ho idea, me l’hanno detto qualche anno, che potevo essere uno dei primi ad averlo fatto. Poi è arrivato Ibrahimovic in MLS e ha segnato all’esordio, e qualcuno in America ha dato una notizia simile, forse lui”.

Di quei sei mesi a Parma cosa ricordi con più affetto? Ancora oggi quando si parla di Giuseppe Rossi a Parma la gente impazzisce:
“E’ stupendo davvero, ringrazio tanto i tifosi del Parma. Sai che Parma per me è una città molto importante, è stata la prima città in cui sono arrivato dall’America quando avevo 12 anni. Ho trascorso cinque anni, ho fatto la scuola all’ITIS e poi sono andato via in Inghilterra. Ho giocato, sono cresciuto tanto e per me Parma è una seconda casa, ringrazio tutti per l’affetto. Ho dato tutto in quei sei mesi, ho dato tutto per la maglia e per la gente. Purtroppo sono stati solo sei mesi, però sei mesi importanti, ricordi stupendi. Eravamo un gruppo stupendo, io avevo 19 anni ed era la prima volta che ero in contratto con gente di un certo livello. Mi hanno portato tanto rispetto, mi hanno accolto bene e tutte le domeniche lottava per la maglia, i tifosi ma anche per loro e credo che questa sia stata la nostra forza”.

Dopo quei sei mesi lì c’è stata una possibilità di restare a Parma?
“Sì c’era. Dopo quei sei mesi Ghirardi ha cercato una collaborazione con qualche big, Milan, Juve, Inter, ma non ha trovato chi volesse fare questo tipo di investimento. Sono tornato allo United e mi hanno ceduto al Villarreal perché volevo giocare di più”.

Non ci sono solo tifosi del Parma a salutarti ma anche quelli della Fiorentina: com’è andata lì? Hai avuto un impatto devastante ma poi è finita male:
“Quando ho giocato è stato stupendo, è stato bellissimo vestire quella maglia importante. Mi hanno preso quando ero infortunato al Villarreal, hanno creduto in me e mi hanno dato la possibilità di giocare da subito. Ho fatto di tutto per ripagare la fiducia e l’affetto dei tifosi, che mi supportavano sempre anche quando ero infortunato. Tutte le domeniche ho dato il massimo e sono molto legato a loro”.

Il gol più importante alla Fiorentina?
“Quella tripletta alla Juve è storica. Bellissimi, tutti se li ricordano a Firenze. Ma non solo per i gol, era la partita che è stata, sotto 0-2 e poi ribaltandola con la gente che un paio d’ore dopo la partita che era ancora lì a cantare e che mi chiamava per andare con loro. Pelle d’oca, una giornata che non dimenticherò mai”.

E quello più importante a Parma?
“Forse proprio quello con il Torino o la doppietta a Messina che ci ha dato la salvezza, due gol importanti anche lì”.

Torniamo in Spagna, al Villarreal eri un ira di Dio tant’è che il Barcellona ti voleva:
“Non solo, c’è stato il Barcellona, la Juventus, tanti club importanti dopo quell’anno con 30 e più gol. Col Barcellona avevo già il contratto fatto ma purtroppo non si sono trovati d’accordo con le squadre per il fisso, davano più bonus e il Villarreal voleva più fisso. Non si sono trovati d’accordo e il Barça è andato su Alexis Sanchez. C’è stata la Juve di Conte, per me sarebbe stato davvero bello, ma avevano venduto Cazorla e non volevano vendere un altro giocatore importante e non sono potuto andare. Altre storie ma queste sono le più importanti”.

Entriamo in un argomento un po’ spinoso: la sfortuna si è accanita contro di te, a tanti anni di distanza come li rivivi quegli infortuni? Rimpianto o dispiacere?
“Rimpianto assolutamente no, io non potevo farci niente. Sono arrivati. Il rimpianto era se non fossi tornato a giocare, ad essere quello che ero. E’ stata sempre la mia mentalità. Sono sempre tornato più forte, con tanta voglia di dimostrare anche se non devo dimostrare nulla, se non a me stesso. Mi è stato tolto tanto e sto cercando di raccogliere il più possibile adesso. Senza gli infortuni la storia sarebbe stata diversa, purtroppo però è così. Ci penso poco, perché pensarci? Non c’è nessun motivo per pensare a quello che poteva essere, mi viene solo rabbia e resto sul presente. Quando parlo di calcio parlo di quello che sto facendo adesso, di quanto sono felice a giocare e provo a fare il mio meglio”.

Tu sei ancora abbastanza giovane, le porte all’Italia le hai chiuse?
“Mai! Purtroppo non potevo tornare quest’estate, ho trovato questa squadra in MLS. Si gioca, speriamo presto, darò il mio meglio e torno a giocare come Pepito”.

A proposito di Pepito, nasce negli anni di Villarreal no?
“Da Bearzot. Mi aveva paragonato a Paolo Rossi che era Pablito e in un’intervista mi ha chiamato Pepito. E da lì è nato Pepito”.

Bearzot ci lancia il gancio della Nazionale. Tu hai la tua storia legata a Prandelli, che ti dà la fascia da capitano e poi forse ti dà anche la delusione più grande:
“Sì, situazione difficile, mi sono infortunato a gennaio, ho fatto di tutto per tornare, due gol nelle ultime tre partite. Abbiamo fatto certi discorsi che pensavo potessero finire diversamente, purtroppo non è stato così ed è tutta storia”.

Questo è un rimpianto?
“No perché io ho fatto di tutto. Abbiamo fatto i test, ci siamo allenati bene in gruppo, ho fatto di tutto. Nel calcio non ho rimpianti perché ogni volta che gioco dò il massimo, ho sempre cercato di fare il bravo. Tutto quello che mi è stato tolto non potevo controllarlo, tra infortuni e alcune scelte. Quando il tuo destino è in mano di altri è dura, non sai mai cosa succederà. La cosa più giusta da fare è essere contento e soddisfatto di ciò che fai, poi se decidono gli altri che ci puoi fare?”

Poi con Prandelli ci hai chiarito?
“No, non c’è mai stata l’occasione dove eravamo insieme”.

Questa Serie A la stai seguendo? E il Parma?
“Sì, un po’. Ha fatto un grande inizio di campionato, sembra passato tanto tempo. E’ nella zona giusta di classifica, l’obiettivo è la salvezza però sarebbe bello rivederlo a certi livelli, spettacolo”.

Ti chiedono di Balotelli, che tipo è? Tu ci hai giocato in Nazionale:
“Abbiamo fatto un anno o due insieme, è un ragazzo simpatico, scherzoso. Per uno come me lui, che attrae tanta attenzione, serve a crearmi spazi. Per le mie caratteristiche è bello giocare con qualcuno così”.

La partita più bella della carriera?
“Ci sono tante partite belle, tanti ricordi, non saprei scegliere”.

C’è un Giuseppe Rossi in Italia?
“Non so, un mancino che gioca attaccante che fa pochi gol di testa. Di italiano non so, vedo Dybala simile a me, parte dalle zone centrali, si muove bene, è molto intelligente, mi piace tanto”.

Genova piazza calda, cos’è successo? Non hanno creduto in te?
“La verità è che non lo so. Abbiamo fatto un discorso strano con l’allenatore, mi ha dato una risposta da ridere quasi quando gli ho chiesto perché non giocassi. Tutto non si può dire ma mi sono detto ‘Giuseppe, gioca, divertiti, qui magari hanno paura di mettere un giocatore buono in campo’. Il discorso è stato quello più o meno, è finita così e ho tanto rispetto per la piazza e i tifosi, non tanto da quella parte tecnica. Genova è stupenda, ci siamo innamorati di Camogli. Stupendo”.

Grazie mille Giuseppe, davvero.
“Grazie a te e sempre forza Parma!”

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