PL - Valiani: "Parma è fantastica, Lucarelli anche. I fischi? Se la squadra ingrana sono cavoli per le altre"

25.11.2021 10:47 di Rocco Azzali   vedi letture
PL - Valiani: "Parma è fantastica, Lucarelli anche. I fischi? Se la squadra ingrana sono cavoli per le altre"
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© foto di Federico Gaetano

79 presenze e una rete con la maglia crociata, registrate nel solo arco di due stagioni e mezzo nel Ducato: Francesco Valiani è stato un vero e proprio stakanovista qui da noi, ed ogni allenatore (arrivato con Guidolin, l’anno successivo ha vissuto le gestioni Marino-Colomba, chiudendo con Donadoni l’anno seguente, ndr) che lo ha avuto non ha potuto fare a meno della sua presenza in campo. Duttilità, sacrificio, tenacia e fosforo al servizio dei compagni, Valiani in poco tempo è riuscito a farsi amare dai tifosi gialloblù anche grazie alla sua grande umiltà e all’attaccamento ai colori del Parma che ha sempre mostrato. Oggi, con l’esperienza dei suoi 41 anni, è tornato a giocare per la squadra della sua città, e con la Pistoiese disputa il campionato di Serie C. In esclusiva ai microfoni di ParmaLive.com vi proponiamo la lunga intervista che Valiani ci ha concesso, dove abbiamo con lui provato ad analizzare la situazione attuale del Parma e ripercorso alcuni bei ricordi della sua parentesi qui.

Partiamo dalla gara contro il Cosenza.
“Il Parma lo seguo ancora molto volentieri, poi con Ale Lucarelli (ridendo, subito lo chiama "Nespola", ndr) lì in società come faccio a non seguirlo? Poi nello staff Maresca aveva un collaboratore che è un mio grandissimo amico, Roberto Vitiello, una persona davvero competente. Mi spiace vedere che non sta vincendo, vorrei vederlo su. Contro il Cosenza la squadra è uscita tra i fischi perché non ha vinto ed è normale che sia così, anche perché è da un po’ che non mettono insieme una serie di risultati positivi, ma questo fa parte del gioco: è in questo momento che servono il carattere e la personalità di andare oltre”.

Dopo 13 giornate il Parma ha mostrato crisi di gioco e risultati, senza ancora aver trovato una propria identità. Quali sono secondo te le cause?
"Dal mio punto di vista, il Parma, giustamente, anche per la sua storia, non è abituato a disputare questa categoria, che è molto diversa rispetto la Serie A, e questa è la prima difficoltà che incontra chi retrocede. In B, magari, trovi delle squadre anche meno attrezzate di te, ma che hanno meno pressioni e riescono quindi ad affrontare la stagione con maggiore serenità, rispetto che farlo a Parma dove ovviamente hai sempre i fari puntati addosso. Parma è una città splendida e la piazza ti da le pressioni per le quali un calciatore che gioca a questi livelli vuole respirare, è chiaro poi che bisogna calarsi nella realtà, che è la Serie B, in questo momento. Giocare nel Parma in B è come giocare nel Milan in Serie A. Non è facile quando hai vent’anni e scendere in campo con uno stemma di un certo tipo sul petto. Inoltre sono arrivati tanti giovani ed è naturale che non possono essere pronti per il nostro calcio con uno schiocco di dita, hanno anche loro bisogno di un periodo di adattamento”.

Come appunto dicevamo, la squadra è cambiata tanto dall’anno scorso. Serve tempo per trovare l’amalgama, ma già si parla di dover tornare sul mercato a gennaio. Secondo te la società quali reparti dovrebbe andare a rinforzare?
“Secondo me, in maniera molto corretta, la società ha deciso di puntare su dei ragazzi giovani, di prospettiva, sui quali si è investito tanto. Inoltre poi in squadra ci sono quei 4/5 giocatori di grande esperienza come Buffon, Schiattarella, Vazquez, Tutino e Danilo, che sono giocatori di altissimo livello e che ne hanno viste di ogni in tutte le categorie, quindi bisogna avere fiducia e aspettare che gli altri ragazzi crescano con il lavoro. Poi, chiaramente, la società del Parma interverrà dove serve, di questo ne sono straconvinto. Cosa serve è difficile dirlo: chiaro, magari manca un po’ di gente che hanno la categoria nel sangue, ma l’esperienza te la fai giocando. Ci sono ragazzi qualitativamente straordinari come Man, Mihaila, Brunetta, Delprato e tanti altri, lo stesso Sohm che a me piace tanto: serve a tutti fiducia. Quando sono in campo, se si girano e guardano verso la propria porta vedranno un monumento del calcio mondiale: Buffon trasmette fiducia solo a guardarlo”.

A tuo avviso, il Parma può ancora ambire a farcela, magari passando dai playoff?
“Ora i punti non sono quelli che ci si aspettava, ed è anche fisiologico, ma sono anche convinto che si troverà la quadra dopo questo primo periodo. Sono situazioni che ho già visto nel corso degli anni: ho ancora in mente, a proposito di gemellati, la Sampdoria, che quando retrocesse fece una fatica tremenda nel girone di andata, poi si riprese e centrò la promozione tramite i playoff. Ma così anche come lo stesso Parma con D’Aversa all’inizio in B faticò e poi fece una cavalcata che la portò al secondo posto. Il Parma ci deve provare, assolutamente, anche perché la distanza è colmabile: con un bel filotto di partite può recuperare alla grande. La Serie B ci insegna questo: ti trovi da 15° a 5° nel giro di un mese, bisogna solo ingranare. Poi, una volta che rientri nella mischia, con un Parma che arriva di rincorsa anche solo ai playoff sono cavoli amari per le altre. Il ritmo davanti è forte, ma non è nemmeno insostenibile: non ci sono quelle corazzate che non perdono mai e vincono tutte le domeniche”.

Da fuori, come viene vista questa nuova proprietà americana? I soldi pare non manchino, ma i risultati non stanno arrivando.
“Dall’esterno io percepisco una grande voglia di valorizzare Parma, come squadra e come città. Un investitore di questo tipo che mira a sviluppare valore ragiona sul lungo periodo e, magari, si preoccupa meno di una singola stagione, a differenza di un tifoso che, comprensibilmente, vive al massimo ogni gara. Prendete per esempio il Bologna: la proprietà era stata criticata all’inizio quando si era presentata con 7/8 giocatori sconosciuti, come Skov Olsen, Svanberg, Tomiyasu. Oggi, invece, dopo aver supportato questi ragazzi quando le cose inizialmente, com’è naturale che sia, facevano fatica a girare, questa società ha generato un capitale mostruoso da questi ragazzi all’epoca sconosciuti. Ma allenatore e dirigenza hanno dovuto avere le spalle larghe per sopportare certe critiche nei momenti difficili. Con le dovute proporzioni, un modello in stile Atalanta. La differenza è che qui a Parma devi riconquistarti la Serie A, e quindi c’è più smania di risalire, che pazienza necessaria per aspettare certe tempistiche fisiologiche. Per me la proprietà sta operando bene, a me piace quest’idea, chiaro è che quando mancano i risultati tutto viene messo in discussione”.

Cosa ne pensi del campionato di quest’anno? Chi sono le favorite secondo te?
“Ce ne sono tante: le prime due giocano bene (Brescia e Pisa, ndr), ma a me fa più paura la terza (Lecce, ndr). Il Benevento è un po’ attardato, poi c’è il Monza che ha un grande potenziale economico e potrà magari fare qualcosa sul mercato anche a gennaio”.

A proposito di bandiere: qui a Parma hai giocato con Lucarelli e con Crespo, due monumenti di questa squadra. Cosa ci puoi dire di loro?
“Sono due personaggi di una profondità e di un valore umano incredibile, entrambi mi hanno dato tanto. Hernan come compagno di squadra è stato un qualcosa di fantastico: ricordo che arrivammo insieme, nella stessa finestra di mercato, a gennaio 2010, io da uno scambio (con il Bologna, con Andrea Pisanu, ndr) e lui dal Genoa. Lui mi impressionava davvero in campo, nonostante l’età: ne parlo ancora con i ragazzi giovani, gli racconto di quando lo vedevo cambiare faccia quando era in area di rigore, davvero un esempio. Con Ale è nata proprio una vera amicizia: lui l’ho vissuto anche fuori dal campo, con le famiglie. Lui è contagioso, e devo dire che ora che sono qui a Pistoia, il vedersi meno è una cosa che mi dispiace davvero tanto: ne parlavo proprio l’altro giorno con Massimo (Gobbi, ndr) che ci siamo visti di recente abbiamo ricordato i tempi “della cricca”. Quello che mi ha lasciato Ale, umanamente, è di dimensioni incredibili".

A Parma sei stato 2 anni e mezzo: qual è il ricordo più bello che ti porti dentro a livello sportivo e quale quello della città?
“Della città mi porto dentro l’accoglienza che ho ricevuto appena arrivai, il rispetto e la stima che ho sentito sin da subito, nonostante non avessi un nome altisonante. Poi una figura della città che per me è stata come un fratello maggiore era Sandro Melli: lui davvero era un factotum che ci guidava. Per quanto riguarda il discorso sportivo le due emozioni più belle sono le due vittorie a Torino per due anni consecutivi: il primo anno con Guidolin 2-3 con doppietta di Lanzafame e l’anno successivo 1-4. Quei due risultati sono stati emozionanti per me, che non avevo mai vinto a Torino. Ma un altro ricordo bellissimo che ho è dopo la sconfitta in casa con il Bari, l’anno che fu esonerato Marino, ci davano tutti per spacciati, e invece con un calendario proibitivo, le ultime 6 si andò a vincere a Udine, in casa con Palermo, Inter e Juve. Addirittura finimmo dodicesimi, e ricordo che le ultime gare, sulla carta le più abbordabili, le pareggiammo, con Bologna e Cagliari, quindi avremmo potuto fare anche meglio”.

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