Avv. Grassani: "Primo passo la proroga dei contratti. Parlare di fair play finanziario ora è follia"

05.04.2020 22:36 di Giuseppe Emanuele Frisone   Vedi letture
Avv. Grassani: "Primo passo la proroga dei contratti. Parlare di fair play finanziario ora è follia"

Esperto di diritto sportivo, l'avvocato Mattia Grassani ha parlato ai microfoni di Firenzeviola.it dei problemi che il calcio sta affrontando a causa del Coronavirus, a partire da quelli contrattuali dei giocatori e fiscali dei club: "Il primo passo sarà prorogare la validità dei contratti della stagione 19/20 in scadenza il 30 giugno. Ma non credo sarà un problema, così come, sotto l’aspetto legale e fiscale, gli adempimenti connessi dovranno essere riparametrati alla postergazione dei contratti. Salari? Sarei maggiormente favorevole ad una negoziazione centralizzata e collettiva, più veloce e snella, in cui ogni Lega rappresenti tutti i club nelle trattative. Comprendo, però, le esigenze del singolo club che intenda procedere autonomamente, senza aspettare la contrattazione collettiva. Anche all’interno della medesima Lega, di A, di B e di C, le differenze sono tante, i bilanci anche ed il costo del lavoro può variare da società a società. Ripartire a maggio? Lo sport non ha in mano il proprio destino, nemmeno il Ministro. Quando arriverà il via libera dalle autorità sanitarie ne potremo parlare. Fair play finanziario? Parlarne ora mi sembra pura follia. In ambito UEFA, la soluzione concreta più adatta potrebbe essere di congelare l’intero sistema di controllo economico-finanziario per almeno 2 stagioni per poi ripartire dal momento del congelamento". Sulla possibilità che il campionato possa non terminare ha aggiunto: "La vedrei come una sconfitta, senza colpe di chicchessia ma pur sempre una sconfitta. L’effetto primario di una conclusione del campionato senza la disputa delle restanti partite porrebbe problemi enormi, e in tutte le competizioni, dalla Serie A alla terza categoria, in primis in ordine all’assegnazione dei titoli sportivi, alle promozioni, alle retrocessioni, alla disputa di play-off e play-out, e mi fermo qui. Il rischio di ricorsi alla giustizia sportiva e a quella ordinaria sarebbe altissimo, con tempistiche non prevedibili e certificherebbe il fatto che nessuno ragiona per il bene comune ma solo per il proprio tornaconto personale. I campionati si vincono e si perdono sul campo e speriamo vivamente che sia il campo a scrivere i verdetti non i tribunali".