PL - Amauri: "La partita col Livorno il ricordo migliore, un tifoso mi disse che avrei segnato due gol"

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08.05.2020 19:30 di Niccolò Pasta Twitter:    Vedi letture
© foto di Alberto Fornasari
PL - Amauri: "La partita col Livorno il ricordo migliore, un tifoso mi disse che avrei segnato due gol"

Nell'ultima parte della nostra intervista ad Amauri, l'attaccante italo-brasiliano parla del Parma di oggi, straordinario nella risalita dalla Serie D alla A, anche grazie a Roberto D'Aversa, un tecnico che piace molto all'ex attaccante. La possibilità di un ritorno, Inglese, Cornelius e il record della tripletta, il gol più bello e la partita con il Livorno, tutto nella terza ed ultima parte dell'intervista ad Amauri, disponibile su Youtube:

Sono passati cinque anni da quel fallimento e il Parma lo ritroviamo in A e in zone europee:
“E questo mi fa molto piacere. Io ho parlato spesso con Lucarelli e lui mi diceva che sarebbero riusciti a fare l’impresa. E l’hanno fatta, in tre anni sono tornati in A e in più con questi ritmi, sembra non sia nemmeno mai successo nulla. Normalmente quando arrivi in A trovi difficoltà e ci mancherebbe, in campionato ci sono molte difficoltà ma il Parma ha cominciato forte due anni fa, quest’anno pure, è come se niente fosse successo”.

Ti piace D’Aversa?
“Il Parma ha un grande allenatore, mi piace molto. Si fa rispettare, si vede che i suoi calciatori lo seguono ed è importante”.

C’è stata una possibilità di un tuo ritorno?
“Una possibilità sì, ho letto qualcosa. Ho parlato spesso con Ale, ma quell’anno sono arrivato qui negli Stati Uniti e subito dopo un mese io dovevo andare al Panathinaikos, Ho deciso di rimanere qua con la mia famiglia, i miei figli volevano stare qua, è stata una scelta importante. Mia moglie ha conosciuto la moglie del ds dello Striker e in una settimana ho deciso di fare una nuova esperienza ed è stato bello”.

Da attaccante a attaccante: che ne pensi di Inglese e Cornelius?
“Mi piacciono entrambi. Inglese è un giocatore simile a me, fa molti gol di testa, si muove bene. Prima dell’infortunio stava davvero bene, ora sta cercando di tornare quel giocatore lì. Cornelius è arrivato bene, sta facendo gol e un attaccante deve fare gol”.

Cornelius ti ha anche rubato il record dell’ultima tripletta, ora è la sua:
“Sì lo so, non c’è problema (ride, ndr)”.

Prima hai parlato di Crespo, che a Parma ha fatto la storia. Non era facile farvi coesistere ma credo che abbiate creato un bel rapporto fra voi:
“Hernan è stato uno dei primi a chiamarmi nel 2011 per dare una mano al Parma. Da lì si è creata una bella amicizia, ci sentiamo tutt’ora e sono contento per quello che sta facendo. Si vedeva dal campo che doveva fare l’allenatore, è un grande, uno degli attaccanti più forti con cui ho giocato. Un attaccante che sapeva fare gol in tutte le maniere, quando sono arrivato in Italia ero un ragazzino e lui aveva fatto caterve di gol con il Parma, con la Lazio, una carriera fantastica, un giocatore con cui aver giocato è un onore”.

Il tuo gol più bello al Parma?
“Col Parma sono riuscito a fare dei bei gol. Possiamo fare due e due: le due rovesciate e i due gol di tacco, una con la Roma e uno a San Siro”.

E la partita?
“Quella col Livorno che è stata storica, una partita speciale. Sono partito dalla panchina e dopo neanche dieci minuti Donadoni mi ha mandato a scaldarmi. Quel giorno lo stadio era strapieno, io facevo riscaldamento e la gente mi incitava, mi dicevano che avrei fatto io il gol che avrebbe portato il Parma in Europa. Ho passato tutto il primo tempo con la gente che mi diceva che Donadoni doveva buttarmi dentro, uno addirittura mi ha detto che avrei fatto i due gol decisivi e che avrei dovuto dedicarglieli”.

E gliel’hai dedicati poi?
“No perché poi è diventata una bolgia, glielo dedico adesso dopo tanti anni. Avevo tutta la mia famiglia lì e i miei figli mi dicevano che avrei fatto gol e saremmo andati in Europa. Sono entrato, Cassano me l’ha messa in testa e io ho fatto gol”.

Hai qualche rimpianto?
“No, rimpianti no. Tutto quello che ho voluto fare sin da ragazzino sono riuscito a farlo. Sicuramente una cosa forse avrei fatto più esperienza in Nazionale, avrei giocato di più, magari una competizione come un Europeo o un Mondiale, però non sono rimpianti sono più voglie”.

In America come ti sei integrato? Ti sei appassionato ai loro sport?
“Li vedo un po’, all’inizio non capivo ora va un po’ meglio, specie il baseball. Il mio amore però è il calcio. Per dirti, non sono un fan NBA, preferisco guardare il Football, ma il calcio è la mia passione. Guardo l’MLS, la Serie A, la Liga, la Premier, ho tanti amici in giro e mi piace vedere cosa stanno facendo”.

E in futuro un ritorno in Italia?
“Vediamo cosa succederà fra un po’, speriamo di tornare alla nostra vita normale e poi vediamo. Ti ho detto già una volta che una volta smesso di giocare mi sarebbe piaciuto lavorare a cercare i nuovi talenti, specie i ragazzi meno fortunati. Oggi seguo mio figlio che sta crescendo e ha la passione per il calcio, e vorrei fare un po’ questo. Non so se allenatore, non credo, non si può ai dire mai”.

L’anno scorso un americano è arrivato in Italia, Commisso alla Fiorentina. Ha scatenato un pochino più di interesse nella Serie A?
“Guarda io ho visto qualcosa, la Serie A purtroppo è vista principalmente dagli italiani come una lega meno importante della Liga, della Premier. Invece il campionato italiano è uno dei più belli, non dico al 100%, ma il 90% vorrebbe giocare in Serie A. Commisso venendo in Italia potrebbe aver aperto una porta importante, gente come lui può investire nel campionato. E poi speriamo che questa benedetta Champions League possa tornare in Italia, perché solo così l’Italia potrà prendere più forza come aveva qualche anno fa”.

Grazie Amauri, davvero.
“Abbiamo fatto un bel viaggio nel passato, mi fa davvero piacere anche perché con la maglia del Parma ho fatto cose importanti, ringrazio tutti i tifosi che hanno mandato i messaggi e davvero, indossare questa maglia è stato un piacere e sono stato onorato, aver fatto parte di questa famiglia per me è stato un onore”.

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