I paragoni col passato non servono: diamo a Cuesta quel che è di Cuesta

15.01.2026 16:40 di  Saverio Botticelli   vedi letture
I paragoni col passato non servono: diamo a Cuesta quel che è di Cuesta
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© foto di Federico De Luca 2025

I paragoni col passato spesso lasciano il tempo che trovano. Vale nel calcio in generale e vale, a maggior ragione, per il Parma. Continuare a confrontare questa stagione con la precedente rischia di essere non solo fuorviante, ma anche profondamente ingiusto nei confronti del lavoro svolto da Carlos Cuesta. Perché i numeri possono anche somigliarsi, ma il contesto racconta tutt’altra storia.

Al giro di boa i punti sono gli stessi dello scorso anno, 19. Alla ventesima giornata il Parma di Cuesta ha tre punti in più rispetto a quello di Pecchia. Eppure le differenze sono evidenti. La rosa è stata rivoluzionata: tra nuovi acquisti e cessioni pesanti come quelle di Bonny, Leoni, Sohm e Man, oltre a un percorso iniziato tra difficoltà, infortuni e scelte obbligate. Ondrejka e Oristanio fuori a lungo, ma anche l'assenza per un mese di Circati e ora quella di Suzuki (oltre agli altri lungodegenti), partite giocate con alternative ridotte all’osso. Un contesto che rende ogni valutazione superficiale ancora più sterile.

Ed è proprio per questo che bisogna dare a Cuesta quel che è di Cuesta. Alla prima esperienza da allenatore capo, ha saputo imprimere una mentalità chiara alla squadra. Una capacità di lettura delle partite che spesso ha fatto la differenza, la lucidità nel gestire i momenti difficili e la solidità mostrata anche in gare complicate, come a Lecce. Ma soprattutto la consapevolezza di poter contare su un gruppo giovane, disposto a lottare e a crescere all’interno di un percorso ben definito.

C’è chi parla di calcio anni ’70, di mancanza di idee o di spunti offensivi. Analisi parziali, che dimenticano come il calcio sia equilibrio tra attacco e difesa. Se davanti il Parma è ancora altalenante, dietro ha costruito una struttura solida, fatta di attenzione, sacrificio e compattezza. Al netto di qualche errore individuale, fisiologico in una squadra giovane, la fase difensiva è diventata una base imprescindibile. Concretezza, intelligenza e realismo: Cuesta ha capito cosa serve oggi al Parma per salvarsi. Senza proclami, senza spocchia, senza la necessità di dimostrare teorie “spumeggianti”. La risposta è il campo. Chi non la coglie, semplicemente, guarda altrove.

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