PL - Primavera, Mallamo: "Voglio vivere di calcio. La società crede in noi, ripaghiamola”

05.04.2021 09:38 di Niccolò Pasta Twitter:    Vedi letture
PL - Primavera, Mallamo: "Voglio vivere di calcio. La società crede in noi, ripaghiamola”
© foto di Parma Calcio 1913

Tra i tanti giovani che si stanno mettendo in mostra nell’ottima stagione della squadra Primavera del Parma c'è anche Andrea Mallamo, centrocampista classe 2002 aggregatosi lo scorso anno, in gennaio, alla squadra di Mister Veronese, dopo essere cresciuto tra Parma e Bergamo, nel settore giovanile dell’Atalanta. Con grande maturità Andrea sembra sapere già cosa vuole, consapevole delle difficoltà che potrà trovare durante il suo percorso, ma con l’obiettivo ben fisso in mente: cercare di vivere di calcio. Mallamo ha avuto anche l’opportunità, in un’amichevole estiva, di scendere in campo con i grandi dell’allora tecnico Liverani, nel test vinto contro la Pro Sesto, in cui è anche riuscito a servire un assist per il gol di Siligardi: “Una grande emozione - racconta in esclusiva a ParmaLive.com - ma io sono concentrato solo sulla Primavera e nel fare bene in questa categoria”.

In questa stagione state facendo molto bene, vi aspettavate sin dall’inizio di poter lottare per la promozione diretta in Primavera 1?
“Si inizia sempre con l’obiettivo di puntare in alto. Noi siamo una squadra che gioca bene, puntavamo in alto ma non ci aspettavamo questi risultati. È importante continuare così e andare avanti il più possibile”.

La nascita di questo gruppo l’hai vissuta sin dall’inizio, con l’anno scorso che giocavate tutti sotto età. Quanto vi sentite cresciuti rispetto allo scorso anno?
“Io sono arrivato lo scorso anno a gennaio ma purtroppo ho giocato solo un paio di partite, però vedevo che, nonostante fossimo più piccoli rispetto agli avversari, riuscivamo a giocarcela in ogni partita. Quest’anno, il fatto di avere un gruppo simile rispetto allo scorso anno, è stato un aiuto e si vede che questa caratteristica del gruppo unito e compatto ci sta aiutando ad andare avanti”.

Quanto è importante in questo percorso di crescita il lavoro di Mister Veronese?
“Molto importante, perché ogni settimana dopo le partite vediamo cosa abbiamo sbagliato. Troviamo po’ di punti in cui migliorare e in settimana ci concentriamo sui problemi che emergono durante la partita, e anche quando si vince non ci sediamo ma puntiamo sempre a migliorarci”.

C'è un consiglio in particolare che ti dà sempre?
“Mi dà molti consigli, anche durante la partita, però sempre riguardo le partite da giocare. Per esempio, mi dice di restare sempre nel vivo del gioco, mi aiuta durante la partita e mi indica nei momenti in cui sono in difficoltà o sono fuori posto in cosa migliorare e dove andare”.

Quanto è stato difficile per un giovane il percorso dell’ultimo anno? Il giocare poco quanto ha influito nel tuo percorso di crescita e in quello dei tuoi compagni?
“Molto, perché questo periodo, che purtroppo ha colpito tutti, per noi ragazzi che facciamo questo sport vedere che in una settimana si riesce a giocare e in quella dopo la partita viene sospesa è difficile, anche mentalmente. Soprattutto nello scorso anno, che ci siamo visti sospendere il campionato in modo definitivo e siamo stati fermi quasi sei mesi senza poterci allenare e giocare. È stata dura. Anche il fatto che ogni tanto le partite vengano rinviate è una cosa difficile perché il calcio è fatto anche di continuità: magari vinci due partite di seguito e con l’entusiasmo riesci a vincere quella dopo, invece con le interruzioni è molto più complicato”.

Qual è il giocatore a cui ti ispiri?
“Non ce n’è uno in particolare, ovviamente a quelli in Serie A del mio ruolo, ma non uno in particolare. Il mio giocatore preferito? Sarò banale ma dico Messi, vederlo giocare è qualcosa di magnifico, si vede che ha un talento superiore rispetto agli altri”.

Tra i tuoi compagni c'è qualcuno che ti ha sorpreso di più?
“Uno in particolare no, perché siamo una squadra che in qualche modo si completa. Ognuno riesce a svolgere il proprio ruolo con le proprie capacità, che messe in collettivo con i compagni non fa emergere il singolo, ma ci rende competitivi come squadra”.

Quanto è importante crescere in una società che crede e punta molto sui giovani?
“E’ una cosa prima di tutto difficile. Non tutte le società puntano sui giovani e il fatto che la società spinga su questo tasto è un incitamento a dare sempre di più, a cercare di ripagare questa fiducia che ripongono in noi. Questo è il nostro obiettivo”.

Sei cresciuto anche nell’Atalanta, in un settore giovanile che fa scuola in Italia. Tu che li hai vissuti entrambi, credi che il progetto che si sta creando a Parma si possa avvicinare a quello di Zingonia?
“Penso che sia l’Atalanta che il Parma abbiano una grande storia per quanto riguarda la capacità di portare e di far esprimere dei giocatori giovani che poi sarebbero diventati importanti. Penso che abbiano due modalità diverse di gestione del settore giovanile ma entrambe dando molto peso ai giovani, cosa che magari in altre società non accade. Altri magari si concentrano di più sulla prima squadra, tralasciando l’aspetto giovanile”.

Quale credi sia la tua qualità migliore?
“Io devo migliorare ancora molto, ma l’aspetto in cui mi sento più sicuro è la capacità di capire il gioco, come passare palla al mio compagno. Penso che le mie capacità principali siano la visione di gioco e i passaggi”.

C'è un consiglio che hai ricevuto sin da piccolo che ha indirizzato la tua carriera?
“Un consiglio che mi è stato dato e che è una cosa su cui mi baso molto riguarda il fatto che per giocare a calcio io debba divertirmi e vederlo come qualcosa di piacevole. Non devo vederlo mai come un qualcosa di pesante o che mi possa condizionare la vita in maniera negativa. Se arrivasse quel momento vorrebbe dire che la mia strada è quella sbagliata”.

Qual è il tuo sogno? Tra vent’anni sarai soddisfatto se…?
“Se riuscissi a fare del calcio la mia vita e riuscissi a vivere di calcio sarebbe già un gran passo, perché quando arrivi a questo punto della carriera c'è sempre il bivio e la paura di non riuscire a vivere di calcio inizia a farsi sentire. Se tra vent’anni pensassi agli anni passati e fossi riuscito a fare del calcio il mio lavoro mi riterrei soddisfatto”.

Qual è l’obiettivo da qui a fine stagione?
“Rimane quello di puntare a concludere il campionato nel migliore dei modi e di riuscire a vincere, perché ora ci aspettano partite importante. L’obiettivo è quello di riuscire a salire in Primavera1 in modo tale da ripagare la società per la fiducia che ci sta dando”.

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