Marco Ferrari, giovane e dinamico: il ritratto del vice presidente del nuovo Parma è anche un ritratto della nuova società?

02.07.2015 20:00 di Michele Bugari Twitter:    Vedi letture
Alberto Benaglia/ParmaLive.com
Alberto Benaglia/ParmaLive.com

È giunto il momento di guardare avanti. Mercoledì sera abbiamo ascoltato i dettagli e le idee alla base del progetto che ha portato alla nascita di Parma Calcio 1913 e, soprattutto, lo abbiamo finalmente sentito dalla voce diretta dei protagonisti. Oltre a Nevio Scala, monumento della storia del Parma e ora presidente della nuova realtà, uno dei principali protagonisti, e tra quelli di cui si è più parlato negli ultimi giorni, è stato senz’altro Guido Barilla. Barilla che ha comunque chiarito che il suo coinvolgimento è solo a titolo personale: “Questa è un'avventura che faccio io personalmente, non ha nulla a che vedere con l'azienda. È una mia scelta personale, che devo al Parma Calcio”. Tra i presenti alla conferenza stampa del Tardini, e tra quelli sempre presenti anche nei giorni precedenti per le varie firme dal notaio Almansi, c’è qualcuno però di cui si è forse parlato meno, ma che, da quello che è emerso, sarebbe stato il vero motore e catalizzatore del progetto e colui che ci ha lavorato nell’ombra in tutti questi mesi, ovvero Marco Ferrari, che non a caso ricoprirà infatti il ruolo di vice presidente accanto a Scala. Del resto la sua dedizione alla causa del calcio a Parma è anche anteriore rispetto agli ultimi mesi. Ferrari è infatti anche l’unico elemento di collegamento con il vecchio Parma FC. Del Parma di Ghirardi, poi fallito, Ferrari deteneva una quota societaria di minoranza fin dal gennaio 2009, anche se già tra la fine del 2013 e l’inizio del 2014 ne aveva però abbandonato il CdA. Il giovane imprenditore (classe ’72) a suo tempo non aveva voluto rilasciare dichiarazioni al riguardo, ma non è impossibile immaginare che non aver avuto nessuna voce in capitolo in una società di cui Ghirardi era il dominus e, insieme a Leonardi, colui che prendeva tutte le decisioni, possa aver avuto il suo peso. “Io me ne sono andato due anni fa, è venuto a mancare un meccanismo di fiducia che per me era indispensabile per restare in società”, questo invece il suo unico commento nell’ultima conferenza stampa.

E così Marco Ferrari ora ci riprova, ma con un progetto su cui ha lavorato in prima persona fin dall’inizio, lui che di startup in effetti se ne intende. Dopo aver iniziato come giornalista e produttore tv nel gruppo Mediaset, nel 2000 ha infatti fondato insieme ad altri due soci Neo Network, società di produzione di contenuti per tv, telefonia mobile e web, che ha portato a un giro d’affari superiore ai 30 milioni di euro. Nel 2007, in seguito all’acquisizione da parte della De Agostini, Neo Network è stata incorporata in Zodiak Active, divisione globale specializzata nel digital e branded content di Zodiak Media, tra i principali produttori di contenuti al mondo, con un fatturato di circa 600 milioni e un network globale di 45 società attive in una ventina di paesi. Nel 2013 Ferrari lascia però il suo ruolo di CEO e chairman di Zodiak Active per tornare nel settore delle startup, e nel gennaio 2014 fonda NEXT 14, holding industriale, di cui diventa anche CEO, focalizzata nello sviluppo di business legati al crescente impatto dei processi di automazione e di sfruttamento dei dati in ambito advertising e content marketing. Da NEXT 14 prende quindi il via Turbo, il “primo trading desk italiano indipendente” che si occupa di Advertising Technology e che vede tra i suoi investitori anche Mauro Del Rio, altro imprenditore della cordata, mentre solo pochi mesi fa sono nate anche Sting Media, specializzata nel mercato pubblicitario del planning televisivo italiano, e Zero Studios, che “vuole introdurre un approccio distributivo multicanale con sofisticate capacità di targeting nel mercato del brand entertainment”. Insomma, il giovane Marco Ferrari appare come un imprenditore dinamico e sempre proiettato in avanti, oltre che capace di costruire da sé il proprio successo. Non resta dunque che augurarsi che anche il nuovo Parma diventi uno dei suoi successi, così come un modello nuovo per il resto del calcio italiano.