Scozzarella 3.0: la crescita esponenziale del metronomo ex Trapani

25.12.2019 16:34 di Giuseppe Emanuele Frisone   Vedi letture
© foto di Massimiliano Vitez/Image Sport
Scozzarella 3.0: la crescita esponenziale del metronomo ex Trapani

Nella rosa del Parma ci sono diversi giocatori che sono in Emilia da alcuni anni, due addirittura dalla Serie C. Si tratta di Simone Iacoponi e Matteo Scozzarella. Ed è proprio del centrocampista nativo di Trieste che, in questo articolo, vale la pena parlare. Sì, perché quando Scozzarella arrivò in questa squadra, nel gennaio 2017, lo fece con ottime referenze, essendo stato protagonista di buoni campionati a Trapani. Proprio in Sicilia si era pensato che l'ex atalantino fosse giunto al culmine della sua maturazione, tanto che in granata si è imposto come uno dei registi più interessanti della cadetteria. Solo un giocatore di categoria? A quanto pare no. Il discorso che si fa per lui è simile a quello di Iacoponi, ma entrambi sono cresciuti esponenzialmente da quando il Parma si arrabattava per battere squadre come Sambenedettese, Fano o Pordenone. Decisamente altri tempi. D'altronde, mister D'Aversa ha grandissima fiducia in lui, tanto che mesi fa ha parlato di Scozzarella come di un giocatore che tecnicamente potrebbe valere la Nazionale, pur pagando qualcosa in termini di fisicità rispetto ad altri calciatori. 

Ma come si è vista la crescita di Scozzarella? Nel modo di giocare del Parma, il 21 crociato ha adattato il suo stile di regia, interpretando il suo ruolo categoria dopo categoria. Se infatti in Serie C e anche in Serie B era un regista più classico, che spesso cercava la gittata immediata e dunque la verticalizzazione, nella massima serie e in particolare in questa prima parte di torneo abbiamo visto uno Scozzarella diverso. In primo luogo, è un giocatore che è cresciuto tantissimo nell'interdizione, con tanti palloni recuperati: una prerogativa, questa, che va di pari passo con il calcio moderno e con l'avanzare di categoria. Secondo aspetto, spesso viene utilizzato anche nelle marcature preventive, assumendo un ruolo preziosissimo quando gli avversari tentano di giocare tra i reparto (cosa che si è vista particolarmente nelle gare contro Sassuolo, Bologna, Inter), andando a ostacolare le linee di passaggio e risultando fondamentale nelle ripartenze, fiore all'occhiello di questo Parma. Poi certo, i piedi buoni (anche sui piazzati) restano, così come i suoi lanci millimetrici; ma è un giocatore che ora sembra avere raggiunto la piena maturità tattica anche sotto il profilo difensivo. Da non dimenticare poi il lavoro di cucitura quando si tratta di tenere insieme il reparto: in questo - e anche per conformazione fisica - mi ha ricordato un altro giocatore che a Parma ha disputato tante stagioni, Daniele Zoratto, che Arrigo Sacchi fece anche debuttare in Nazionale. Ma questa è un'altra storia.