La Top X dei colpi sfumati - quarto posto, Roberto Baggio e il rifiuto di Ancelotti

26.04.2020 17:00 di Niccolò Pasta Twitter:    Vedi letture
© foto di Federico De Luca
La Top X dei colpi sfumati - quarto posto, Roberto Baggio e il rifiuto di Ancelotti

“Baggio al Parma, un sì che divide”. Titolava così, la Gazzetta dello Sport, il 7 luglio 1997 e mai titolo fu più azzeccato. Dopo il secondo posto dell’anno prima, il Parma di Ancelotti cominciava la stagione con tante speranze, con quel maledetto scudetto come obiettivo e con la volontà di fare bene anche in Champions League, vista la “confidenza” mostrata nelle coppe. In panchina siede Carlo Ancelotti, al suo secondo anno in crociato, un tecnico ambizioso e capace, ma ancora agli inizi della carriera. E soprattutto molto diverso dal tecnico che conosciamo oggi. Quell’Ancelotti infatti era uno stretto seguace del 4-4-2, e, soprattutto, preferiva adattare i calciatori piuttosto che tentare di metterli in luce cambiando lo schema. Fu per questo che quando Calisto Tanzi si presentò raggiante gongolando per aver acquistato Roberto Baggio che Ancelotti reagì come nessun presidente si sarebbe mai aspettato: “E nel 4-4-2 dove lo metto?”.

Baggio, pallone d’oro nel ’93, era reduce da due stagioni sottotono nel Milan dei campioni e cercava una piazza in grado di rilanciarlo e di ridargli quella gioia nel giocare a pallone. E Parma era la piazza giusta. Baggio accettò di buon gusto di unirsi alla banda Ancelotti, squadra giovane, ambiziosa e soprattutto molto competitiva. Ma Ancelotti non era convinto, e in una telefonata con il “Divin Codino” espresse tutte le sue perplessità: “Non ti ho voluto io, non avrai il posto fisso, ho intenzione di farti giocare attaccante e non trequartista”. "Farai la prima punta, al massimo l’esterno sinistro", come fece fare a Zola, che intristito preferirà lasciare Parma per il Chelsea. Ancelotti, non pago, continuò la sua "crociata" anche sui quotidiani nazionali, chiudendo di fatto le porte della titolarità a Baggio, a suo modo di vedere “una seconda scelta per l’attacco”. Quell’attacco dove giocava anche Enrico Chiesa, che non andò giù morbido nei confronti del futuro compagno: “Questa squadra con tre punte non può giocare, è stato ceduto Zola proprio per questo motivo. Se arriva Baggio staremo a vedere”.

Ma l’affare Baggio era ormai concluso, come tornare indietro? Il ds crociato Riccardo Sogliano, artefice del capolavoro (quando mai può capitare di strappare a tre miliardi uno dei più grandi campioni di tutti i tempi del nostro calcio?) fece un passo indietro, liberando il Divin Codino. Anni dopo Ancelotti si mangerà le mani e ammetterà il suo errore: “Me ne pento ma era frutto dell’inesperienza. Finii la carriera da calciatore con il 4-4-2 e quindi adottai quel modulo e non avevo la conoscenza per addentrarmi in altri sentieri. Sacrificai la qualità della squadra per il sistema, ma da lì cambiai il mio modo di pensare. Ora adatto il sistema ai miei giocatori, perché la cosa più importante è il calciatore, non l'allenatore o il gioco e adesso l'ho imparato”. Baggio nel corso di quella sessione di mercato approderà poi al Bologna, dove tornerà a disegnare calcio illuminando il Dall’Ara. Poi il Brescia, sempre con Mazzone, e il ritiro, nel 2004, con la standing ovation di San Siro.