ESCLUSIVA PL - Kurtic: "I video di Zidane, il campetto in Slovenia e i sogni di ogni notte. Così sono arrivato in Serie A"

"Parma? Avevo altre richieste ma quando mi ha chiamato il Direttore ci siamo messi d'accordo in cinque minuti"
01.08.2020 10:00 di Niccolò Pasta Twitter:    Vedi letture
© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport
ESCLUSIVA PL - Kurtic: "I video di Zidane, il campetto in Slovenia e i sogni di ogni notte. Così sono arrivato in Serie A"

Senza fronzoli, come in campo anche a parole, Jasmin Kurtic va dritto al punto senza tergiversare, analizzando con lucidità la sua stagione e quella del Parma. Una stagione cominciata con altri colori, quelli della SPAL, lasciata a gennaio dopo due stagioni da protagonista assoluto. Da lì, Kurtic è diventato un insostituibile di Mister D'Aversa, che non ha mai fatto a meno di lui, anche a costo di schierarlo fuori ruolo. Il rapporto con il Mister, il giocatore che più lo ha sorpreso, la scelta di Parma, l'infanzia in Slovenia con il mito di Gerrard e quei video di Zidane e Kakà: questo e molto altro nella nostra intervista in esclusiva con il centrocampista sloveno. 

Mancano novanta minuti alla conclusione della stagione, ma un bilancio dell’annata lo si può già tracciare: che voto daresti alla stagione e perché?
“Io sono arrivato a metà stagione ma quello che ha fatto il Parma fino ad adesso e anche quando io non c’ero sono state solo cose belle da vedere. Per cui giù il cappello per il Mister e i giocatori, che hanno fatto un lavoro importante per una società come il Parma”.

Domenica scenderete in campo contro il Lecce e sarete un po’ arbitri della lotta salvezza: quanto è difficile affrontare una gara così a obiettivo già raggiunto?
“Io sinceramente sono stato da entrambe le parti: sia dalla parte di chi si deve salvare all’ultima giornata, sia dalla parte di chi è già salvo e gioca contro una squadra che deve ancora raggiungere l'obiettivo. C'è grande rispetto per loro, che sono arrivati a questo punto a giocarsela all’ultima partita. Noi, come ci dice il Mister e come ragioniamo anche noi calciatori, affrontiamo ogni partita per vincerla e per fare bene, per uscire dal campo sapendo di aver dato e fatto di tutto. Poi è il campo a giudicare, a far vedere che vinca il migliore. Noi affrontiamo quest’ultima partita come se fosse la prima”.

A livello personale che stagione è stata la tua? Le 250 presenze in Serie A, le grandi prestazioni a Parma ma anche sei mesi difficili alla SPAL:
“Io non mi do mai voti, non controllo i giudizi e le pagelle che mi danno, sono un professionista e lavoro ogni giorno sempre di più per migliorarmi e per dare un contributo importante alla squadra. Ci sono delle volte in cui ci riesco, altre in cui non riesco. Ci sono momenti in cui ci sono state delle difficoltà come è successo alla SPAL, che anche giocando bene le cose non riuscivano come volevamo. Ma questo è il calcio. Il mio metodo di pensiero è di lavorare ogni giorno sempre di più per migliorarsi: sicuramente bisogna essere consapevoli che non sempre ci saranno momenti belli però, soprattutto nei momenti brutti, bisogna avere la testa giusta e la mentalità giusta”.

La scelta che hai fatto di arrivare a Parma si è rivelata azzeccata?
“Sì assolutamente. Avevo anche altre richieste ma quando mi ha chiamato il Direttore non ci ho pensato nemmeno un po’, ci siamo messi d’accordo in cinque minuti e la trattativa è stata chiusa. Sono molto contento di essere qui e di fare parte di questo gruppo e di questa società”.

Con i se e con i ma non si va mai molto lontano, ma anche per il livello di gioco che il Parma stava esprimendo prima dello stop per la pandemia, sarebbe potuta essere una stagione diversa?
“E’ impossibile da dirlo, non possiamo saperlo. Forse poteva andare meglio ma poteva anche andare peggio, non si può sapere. Ad alcuni forse lo stop per l’emergenza Covid ha dato più forza, ad altri invece meno. Dipende dalla mentalità della squadra. Ma tutti i calciatori sono professionisti, abbiamo saputo reagire alla situazione ma non posso dire se sarebbe andata meglio o meno”.

Dalle parole di molti tuoi compagni in varie interviste emerge sempre questa cosa che il gruppo del Parma sia davvero il segreto dei successi della squadra. Tu che sei uno degli ultimi arrivati, come sei stato accolto? E' davvero questo il segreto dei successi del Parma?
“Io sono una persona socievole che subito si mette in contatto con i compagni. Inizio a parlarci, inizio a conoscerli, è una mia qualità positiva. Poi qui sono tutti ragazzi bravi, trovi giovanissimi, ragazzi più esperti, c'è un bel miscuglio. Siamo un gruppo sano, un gruppo pronto per fare delle belle cose”.

Che feeling hai con Mister D’Aversa? Dal tuo arrivo non ha mai rinunciato a te, anche a costo di farti giocare fuori ruolo:
“Il Mister è una brava persona ma quando entra in campo si trasforma. Ti tiene sempre sul pezzo, è una persona che ti dà motivazioni positive, mi piace il suo modo di ragionare, di pensare e di lavorare sempre duramente e tanto. Siamo una squadra che anche fisicamente sta sempre bene, per cui sotto questo punto di vista il Mister è molto bravo, così come nel rapporto con i giocatori. Io non mi sono mai lamentato per i cambi di ruolo, mi sono sempre ambientato al meglio possibile e siamo riusciti a fare quello che abbiamo fatto”.

Ti ha sorpreso il Mister o te lo aspettavi così?
“No no, me lo aspettavo così. Anche da avversario lo vedevo sempre sul pezzo in panchina, sempre in movimento, sempre a dialogo con i calciatori in modo da tenerli sempre sul pezzo”.

Tanti singoli del Parma hanno fatto molto bene quest’anno, c’è qualcuno più di altri che ti ha stupito?
“Sì, mi ha sorpreso molto Kulusevski, un ragazzo molto umile che conosco dai tempi dell’Atalanta, quando io ero in prima squadra e lui in Primavera e veniva a fare gli allenamenti con noi. Non pensavo che riuscisse a fare un salto di qualità così grande, ha fatto delle belle cose, buone cose da quando sono arrivato. E’ un ragazzo bravissimo, umile, che sta zitto e pedala, fa cose bellissime da vedere ed è un piacere giocare con lui perché quando hai un giocatore di qualità davanti ti senti più al sicuro anche dietro. Gli auguro di fare ancora di più, di imparare ancora di più visto che andrà in una grande squadra e sono sicuro che farà dei passi in avanti ancora più importanti”.

Dici che è già pronto per palcoscenici enormi come la Champions League?
“E’ un giovane e i giovani devono essere pronti quando vanno in una grande squadra. Poi quando arrivano lì saranno pronti di sicuro”.

Tu sei in Serie A da quasi dieci anni. Nelle ultime due/tre stagioni il livello medio sembra essersi alzato con più competitività su tutti i piani, sei d’accordo?
“Sì, rispetto agli anni scorsi tutte le squadre vogliono giocare. Non ci sono più squadre che si chiudono dietro e aspettano angoli, palle inattive, situazioni che ti fanno risolvere le partite. Adesso troviamo squadre che pressano alto, che tengono palla, che fanno possesso, tirano in porta: è tutta un'altra cosa. Ora si trovano anche giocatori importanti in tutte le squadre, che hanno voglia di farsi vedere nel massimo livello del campionato. E’ cambiato abbastanza, ora arrivano anche giocatori importanti da altri campionati, si alza il livello e si alza il livello di motivazione anche negli avversari. Era già un bel campionato, ma ora sta diventando uno dei più forti del mondo”.

Qual è il momento più significativo della tua carriera? Qualche credi sia l’episodio spartiacque che ti ha fatto pensare di poter diventare un calciatore di alto livello?
“Prima di venire in Serie A, in Slovenia, da piccolino, nel paese dove sono cresciuto, c’era un piccolo campetto di calcio. Io guardavo in continuazione video di calciatori come Kakà, Zidane, e ogni partita che vedevo, ogni bella giocata che facevano, andavo al campetto e provavo a rifarla. Dentro di me sognavo ogni notte di arrivare ai massimi livelli, non di diventare un grande giocatore ma un giocatore di cui i miei genitori e i miei amici potessero essere orgogliosi. E' quella la cosa più importante per me, voglio che i miei amici, i miei genitori si ricordino di me per le buone cose, non solo per essere un grande giocatore o uno normale”.

Del tuo passato fa parte anche l’Atalanta: ti aspettavi che sarebbe arrivata quella crescita di cui oggi ci meravigliamo?
“Sì me lo aspettavo. L’Atalanta è una grande società, con una grande dirigenza che vuole sempre puntare in alto e negli ultimi anni stanno dimostrando, con buone scelte di giocatori e con un allenatore che sta facendo cose impressionanti, che chi entra fa sempre bene, chi gioca fa sempre bene. Sono sempre sul pezzo, è difficile giocare contro di loro perché sono una squadra aggressiva, tecnica, che corre, lotta e fisicamente sono al top. Si sono meritati di essere chiamati grande squadra e si sono guadagnati il rispetto degli altri. E’ stato fatto un lavoro da zero, quando sono arrivato io il primo anno lottavamo per la salvezza e già l'anno dopo siamo andati in Europa. Adesso arrivano in Champions League, se lo meritano perché sono una squadra di giocatori importanti che lavorano ogni giorno sempre di più. Se lo meritano loro, l’allenatore e lo staff ma soprattutto il presidente che è una grandissima persona e un grandissimo tifoso dell’Atalanta".

E’ un modello che pensi possa essere riproposto anche a Parma?
“Sì, lo vedo, lo si vede nei giocatori. Qui trovi giocatori fisici, tecnici, veloci, un allenatore che ti tiene sempre sul pezzo, si lavora tanto e duramente. C’è un gruppo sano e sì, credo che ci sia un po’ di Atalanta anche qui a Parma. Ma noi non vogliamo essere l’Atalanta, noi vogliamo essere il Parma. Come l'Atalanta non voleva essere qualcun altro. Noi lavoriamo su quella strada, essere solo ed esclusivamente Parma”.

Pochi giorni avete interrotto la vostra quarantena, che è coincisa con il periodo più difficile della vostra stagione, dove i risultati non arrivavano. Quanto è stato difficile vivere questo periodo e non poter evadere anche mentalmente?
“Non è stato facile, però quando una cosa è obbligatoria non ci si può fare tanto. Se lo fai in un altro modo sei penalizzato, e noi essendo professionisti abbiamo accettato la cosa, siamo rimasti lì e ci siamo allenati, restando insieme e alla fine abbiamo ottenuto la salvezza con qualche risultato importante”.

Avevi dichiarato in passato di voler provare un’avventura all'estero: i tifosi del Parma possono restare tranquilli?
“Sì, il mio sogno è sempre stato di giocare in Premier, un campionato che mi piace molto. Se ci fosse l'opportunità la coglierei volentieri perché è un campionato bellissimo che disputerei volentieri. Ma ora non ci sto pensando, sono troppo contento di aver firmato con il Parma e mi sento a casa, sono contentissimo di stare qua”.

E' vero che tu ti ispiravi a Steven Gerrard?
“Sì, lo ammiravo tanto, guardavo tanto le sue giocate, la sua interpretazione della partita, i suoi passaggi e la sua semplicità. Era un modello che mi piaceva abbastanza”.

Nelle ultime due partite hai fatto il regista per esigenza, ti ci vedi in quel ruolo anche in futuro?
“Mi ci vedo, non voglio nascondermi. Non l'ho mai fatto prima ma mi ci vedo perché tocco abbastanza palloni, posso aggredire in avanti, aiutare la difesa. L'unica cosa è che ci manca un po' di pericolosità in avanti, andare a fare male dentro l'area. Anche da regista però ci si può arrivare nell'area avversaria se sei ben organizzato e attento. Mi ci trovo bene da regista, non c'è niente di male”.

In vista della prossima stagione come vedi posizionato il Parma?
“Non te lo so dire, è inutile che ora ti sto a dire che arriviamo terzi o quindicesimi. Noi lavoriamo e ci prepariamo, poi i conti li faremo alla fine”.

Come stai vivendo la città?
“E' una città tranquilla, abbiamo tutto. Abbiamo anche iscritto il bimbo all'asilo e non c’è nessun problema”.

Da lunedì sarà vacanza: hai già qualche programma?
“Non vedo l’ora di riposarmi un attimo con la mia famiglia, anche perché non abbiamo passato tanto tempo libero insieme. Lo sfrutteremo insieme, lasciamo da parte un po' il calcio e ci dedichiamo alla famiglia e ai figli".

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