Il paradosso del sistema calcio: al martedì si può giocare, ma al sabato no. La A si ferma, in B si gioca. In Emilia non si può giocare ma i bolognesi affollano l’Olimpico: ennesima pagina di una commedia all’italiana

29.02.2020 18:37 di Niccolò Pasta Twitter:    Vedi letture
© foto di Antonello Sammarco/Image Sport
Il paradosso del sistema calcio: al martedì si può giocare, ma al sabato no. La A si ferma, in B si gioca. In Emilia non si può giocare ma i bolognesi affollano l’Olimpico: ennesima pagina di una commedia all’italiana

Sono ore paradossali quelle che stiamo vivendo nel nostro paese. Non siamo qui a discutere le decisioni prese in tutela delle persone, che devono sempre essere messe in cima ad ogni altra cosa, ma ci interroghiamo sulle tempistiche, sui modi e soprattutto sul perché tali decisioni vengano prese. Parma-SPAL non si giocherà, così come altre quattro gare, tra cui il big match Juventus-Inter, che forse (forse) è stato il vero ago della bilancia del rinvio di alcune gare di questa giornata. E’ paradossale come la decisione di rinviare queste gare sia stata presa il sabato a circa tre ore dall’inizio del turno, quando solo qualche giorno prima, dopo varie riunioni, si era deciso sulla disputa ma a porte chiuse. Viene da chiedersi se ci fosse davvero l’intenzione di rinviare le gare per evitare lo “spettacolo” di uno stadio vuoto. Anche perché, se davvero il fine era quello, come mai non lo si è deciso sin da subito martedì?

La Serie A ne esce indebolita, tanto per cambiare, con pochissima credibilità e con l’ennesima dimostrazione che non tutti sono in grado di prendere decisioni, seppur occupino cariche decisamente importanti. La Serie A si blocca, in Emilia non si può giocare e Sassuolo e Parma si vedono rinviate le proprie gare domestiche. Allo stesso tempo però, i tifosi del Bologna, impegnato nel pomeriggio a Roma contro la Lazio, possono normalmente seguire la propria squadra, occupando il settore ospiti dell’Olimpico. Si chiudono i musei ma si può andare al bar, perché sia mai che si starnutisca davanti ad un’opera d’arte. Vuoi mettere come tossire in un bar? Siamo nel paese in cui in Veneto, una delle regioni più colpite dal Coronavirus, la Serie B può tranquillamente scendere in campo, anche perché, diciamocelo, ma chissene frega della Serie B. Giusto?

Siamo il paese in cui domani sera non si può giocare Juventus-Inter, ma che, nello stesso stadio, mercoledì (con grande probabilità) coloro che sono residenti in Piemonte potranno riempire gli spalti per assistere a Juventus-Milan, semifinale di ritorno di Coppa Italia. Coppa Italia che vedrà la finale posticipata dal 13 al 20 maggio, da disputarsi non più all’Olimpico di Roma, bensì a San Siro. Peccato che San Siro, proprio quel giorno potrebbe essere teatro del recupero di Inter-Sampdoria, con i nerazzurri ancora in corsa sia nella coppa nazionale che in Europa League. E se la squadra di Conte dovesse andare avanti in entrambe le competizioni? Si fa un bel triangolare stile Trofeo Birra Moretti?

Tante domande, pochissime risposte. Tanti dubbi e una grande certezza: il caos regna sovrano, anche in chi, questo caos, è pagato per domarlo.