Kalma: "Non temiamo un crollo del brand a seguito della retrocessione"

29.04.2021 18:33 di Giuseppe Emanuele Frisone   Vedi letture
Kalma: "Non temiamo un crollo del brand a seguito della retrocessione"
© foto di ParmaLive.com

Si è svolta poco fa la presentazione del nuovo dirigente del Parma Jaap Kalma, nominato nella posizione di Managing Director - Corporate. Queste le parole del dirigente olandese nella presentazione di oggi: "Buonasera, mi occupo di tutte le cose di cui non si occupa Javier (sorride, ndr). Il presidente ha dato un'occasione enorme alla città, che è fantastica. Io percepisco questo. I tifosi hanno un legame sano, costruttivo con il club, e viene vissuto positivamente anche in momenti difficili. Il club ha una storia, quarti in Italia per trofei internazionali, e ha tutte le carte giuste per creare un successo duraturo. L'ultimo fattore è il fatto che il presidente è eccezionale, ho sentito molti parmigiani dire che siamo fortunati con lui e penso abbiano ragione. Questo è uno dei motivi per cui ho sposato questo progetto, che è la parola giusta. E' un imprenditore eccezionale e forse ancora più importante, ha valori forti e molto precisi, che porteranno al successo. Ridendo e scherzando, il presidente è davvero parmigiano: ha un rispetto e un interesse per fare il bene della città e del club che dovrebbe essere preso ad esempio da tanti presidenti italiani. Questi motivi mi hanno convinto, sono molto felice di essere qui per creare un successo grande nei prossimi cinque, dieci, quindici anni". 

Sfruttare il brand Parma in Serie B si potrà?
"La retrocessione non è così grave il primo anno con il paracadute, se si dovesse retrocedere. Se succedesse, io sono qui da 29 giorni e non ho avuto ancora il modo di impostare le cose per il futuro. Nel breve non ci sono tantissime possibilità, si possono fare le cose in modi diversi. Puoi coinvolgere meglio i tifosi, cercheremo di ottimizzare il tutto. In breve tempo non possiamo rifare tutto, non possiamo stravolgere tutta la struttura perché ci sono contratti commerciali. I margini ci sono, aspettiamo". 

Che idea si è fatto di questi giorni a Parma? Aggiornamenti stadio?
"Ho lavorato tanto e ho iniziato a conoscere tutto il club. Penso che nello sport di squadra si tratta di persone. Mi sono messo con le persone del club a conoscerli, ci vorrà tempo ma è un investimento che porterà ad un lavoro migliore insieme. Sto imparando i dossier aperti, abbiamo tanta carne al fuoco come lo stadio. Lo stadio è un sogno per chi lavora nel sistema calcio, perché puoi creare una atmosfera nel momento clou, nel luogo in cui gira tutto attorno. Il progetto viaggia velocemente e io ci sto entrando velocemente, ma non è l'unica cosa. Poi c'è la preparazione dell'anno prossimo. Ancora è un periodo introduttivo ma sto iniziando a prendere le prime decisioni". 

Il mondo del calcio è in perdita, perché lei ha fatto questa scommessa?
"Sono cresciuto professionalmente nel marketing e nelle vendite, ho fatto un po' di giri diversi, lavoravo in Ferrari e ho scoperto il mondo dello sport, dal punto di vista professionale. Per chi vede il mondo con gli occhiali del marketing, lo sport è una cosa unica. Si parte da una passione e un coinvolgimento del pubblico su cui poi costruire valori. La parte vendite, con partnership e sponsor, è marketing. Ci sono opportunità di basarlo su sostanza e su partnership vere. Questa cosa mi ha ispirato molto. Questo mondo mi piace e pensavo potesse raggiungere del valore. Mi motiva ciò che riesco a costruire e dire che sono stato parte di questa cosa, e insieme ad altri lo abbiamo costruito. Con il Covid ci sono problemi ma anche opportunità per rendere lo sport più sostenibile e superare i problemi, e spero che questo ci permetta di compiere il grande salto e fare cambiamenti". 

Quanto tempo ci vorrà per andare a pieno regime con le sue idee?
"Non penso si finisca mai. La parte business dello sport è strettamente legato ai successi. Non dipende solo da quello ma accelera, molto conta nel mettere le cose sui binaci giusti e poi c'è il percorso di sviluppo in cui il club cresce nel suo pubblico, internazionalmente e definisce meglio il suo brand e la sua identità: cosa significa il Parma nel mondo. Sono tutte cose che richiedono tempo e possono andare più veloci o più lenti grazie ai risultati. Tra tre-sette anni ne riparleremo". 

Tre richieste che le ha fatto il presidente?
"Non ci ho pensato ancora quindi mi tocca inventare. Un obiettivo è quello del brand, non nell'inventarlo ma nello scavare intorno perché i valori ci sono e capire cosa significa. Capire il matrimonio tra i valori, la visione autentica, ispirazione e nuova. Questo deve guidare le scelte successive che facciamo, a volte direttamente e a volte indirettamente. Il brand siamo noi, deve essere una cosa per tutti noi. Un'altra cosa è lo stadio, abbiamo opportunità e un grado di supporto in cui tutti sono positivi. Parma è una città dove c'è un progetto che si può fare rispetto ad altre città. Io penso che qua si possa fare e c'è la gestione e di persone che possono crearle. Ci vogliono anni. La terza cosa sarebbe la creazione di un'organizzazione eccellente. Tutti i casi che hanno fatto cicli lunghi sono basati su organizzazione totale, e su quello si costruisce il successo".

Nel disastro di questa stagione può esserci l'obiettivo nobile di rifondazione, in tutti i settori e creare un club attrattivo. Il cerchio si chiuderà a breve-medio termine?
"Guardando la parte business vedo opportunità, il Parma è un club strutturato bene. Lo spazio c'è per migliorare, questo club recentemente è rinato dalla D e una parte di cose si vede ancora. Certe cose non sono state fatte ma è normale, perché quando vendi una casa non fai la ristrutturazione subito. Noi pensiamo ad un progetto a lungo termine, noi lavoriamo su un'onda più lunga e il nostro impatto è quello del domani. Noi dobbiamo creare condizioni di successo. Poi dopo il suo percorso ci sarà, nello sport a volte perdi e a volte vinci. Faremo di tutto per vincere tanto". 

Con una possibile retrocessione avete il timore che qualche sponsor possa lasciare e le entrate possano crollare?
"Non temiamo un crollo, ne abbiamo parlato e abbiamo parlato di contratti di sponsorizzazione, con la possibilità di retrocedere, che c'è in molti club, anche al Milan in cui ho lavorato. Sono cose chiare, se ne parla nei mesi in cui vedi come va la classifica, sono partnership. In alcuni casi c'è una riduzione ma non tanto grande, perché alla fine il prestigio del club è quello che è, la differenza non è così grande, dipende dai diritti dello sponsor. Sono discussioni aperte e che conosciamo molto bene gli effetti". 

Che contratto avete firmato?
"Pensa a lungo termine".