PL - L’ex arbitro Bonfrisco: “Il rigore non c'è. Di Carmine si ferma? Qui pro quo con Valeri"

02.07.2020 15:50 di Niccolò Pasta Twitter:    Vedi letture
PL - L’ex arbitro Bonfrisco: “Il rigore non c'è. Di Carmine si ferma? Qui pro quo con Valeri"

Verona-Parma ha lasciato l’amaro in bocca, soprattutto per la prestazione dell’arbitro Valeri che nel finale di primo tempo ha fischiato un calcio di rigore che ha cambiato la partita, concedendo proprio all’ultimo secondo il pari ai veronesi. Di questo e della situazione generale arbitrale noi di ParmaLive.com ne abbiamo parlato con l’ex arbitro di Serie A Angelo Bonfrisco, che ci ha aiutato a capire meglio il perché di certe decisioni.

Partiamo dall’episodio principale: il rigore fischiato per fallo di Bruno Alves.
“Il rigore non mi sembra un gran rigore, si presta a tante discussioni però come sai bene sugli episodi mezzi e mezzi il VAR non interviene e quindi la sensazione del campo da parte dell’arbitro rimane quella scelta. Direi che da una parte come strategia è anche corretta, per evitare l’intervento del VAR per ogni cosa, però dall’altra per me sarebbe opportuno che il VAR avesse un po’ più di coraggio. In particolare in questo caso mi sembra molto sveglio Di Carmine, che cambia direzione e va a coprire verso il difensore, cercando il contatto. Nella dinamica dal campo sembra che Alves lo butti giù, ma di fatto prende posizione ed è l’attaccante che gli va incontro. Poi fisicamente c’è differenza e appena Di Carmine sente il contatto si lascia andare. Nella dinamica sembra rigore, ma di fatto non lo è”.

Ma le discussioni non si fermano qui, perché proprio sul rigore Di Carmine si ferma durante la rincorsa. Non è una mossa irregolare?
“C’è stato un qui pro quo. L’arbitro Valeri ha urlato “ferma!” ai giocatori del Parma che stavano entrando in area e Di Carmine, sentendo questo richiamo, ha pensato fosse diretto a lui. Quando Valeri gli ha chiesto il perché si sono chiariti, anche perché questa poteva apparire come una scorrettezza o un’irregolarità, ma era evidente che l’avesse fatto per questa ragione. Questi sono particolari importanti, bisogna stare attenti quando si parla in campo e a non creare equivoci, non c’è nessuna responsabilità da parte di Di Carmine”.

Proprio ieri si è infranto un record che durava da decenni per i rigori fischiati: è un limite del VAR il non poter intervenire su tutti questi contattini che in dinamica possono sembrare fallosi ma che rivisti non lo sono per niente?
“E’ una discussione aperta e pertinente. Solitamente quello che si valuta con difficoltà in campo può essere semplificato in video e quindi ci vorrebbe più coraggio e un’evoluzione del VAR, ma mi sembra che in questo senso siamo abbastanza fermi. Chi modifica le regole è l’IFAB, che ha una gestione più europea dei campionati e se non si sbriga non si possono attuare queste modifiche. Poi è chiaro che la velocità del gioco crea problematiche: quello che dal campo si pensa di aver visto spesso può trarre in inganno. Tu arbitro vedi un contatto, un qualcosa che ti porta a sanzionare un fallo, ma quando si va a rivederla vedi una cosa completamente diversa. Esempio pratico, il rigore di Lazio-Fiorentina dal campo nove arbitri su dieci lo danno, perché a velocità normale c’è l’impressione che il portiere tiri giù l’attaccante. Però se lo andiamo a rivedere, si nota che l’attaccante va a cercare il portiere ed è già in caduta prima del contatto: il portiere prende posizione e viene travolto. Questa disanima che sembra scientifica la riusciamo a fare davanti ad un video, ma dal campo è estremamente difficile. Nei casi più eclatanti dovremmo dare più autonomia al VAR e credo che saremmo tutti più contenti e avremmo interpretazioni più corrette. C’è però questa diatriba per non togliere all’arbitro di campo la decisione, che la vedo come un limite e un passo indietro. Bisogna modificare questo protocollo”.

Da ex arbitro, non ha la sensazione che siano gli stessi arbitri di campo a non gradire il VAR?
“Penso sia un limite psicologico al cambiamento. Quando c’è un forte cambiamento come il VAR, c’è chi lo subisce in maniera più brillante e chi meno. L’aspetto psicologico è fondamentale perché l’arbitro non è abituato ad avere una correzione istantanea su una sua decisione. Il suo giudizio era insindacabile: quello che vedeva fischiava, e la storia finiva lì. Oggi c’è un cambiamento e deve essere digerito, alcuni non sono ancora in grado. Una aggravante importantissima è che quando un arbitro viene corretto dal VAR non è solo una correzione, non viene considerato un lavoro di squadra ma come un errore dell’arbitro di campo, corretto dal VAR, che ne pregiudica la carriera. Questo aspetto è fondamentale, è un ostacolo psicologico di chi deve decidere in campo e se sono in una situazione discutibile cercherò sempre di mantenere la mia decisione di cambio, non la sposterò mai perché so che mi penalizzerà. Le decisioni infatti vengono cambiate solo se sono chiari ed evidenti errori. Questo aspetto punitivo va rivisto e migliorato”.

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