PL - Amauri: "La Juve voleva mandarmi a Marsiglia ma rifiutai. Tornai a Parma, chissà dove saremmo potuti arrivare.."

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08.05.2020 17:19 di Niccolò Pasta Twitter:    Vedi letture
PL - Amauri: "La Juve voleva mandarmi a Marsiglia ma rifiutai. Tornai a Parma, chissà dove saremmo potuti arrivare.."

Dopo aver ripercorso le prime tappe della sua carriera, nell'intervista concessaci ieri sul nostro canale Instagram, Amauri ha finalmente parlato delle sue due avventure a Parma, molto diverse fra loro ma entusiasmanti. Se nella prima restò solo sei mesi e aiutò la squadra a salvarsi, con l'aiuto dell'amico Giovinco, nella seconda il Parma riuscì a qualificarsi per l'Europa League al termine di una stagione fantastica. Quell'Europa League però non venne disputata mai, perché pochi giorni dopo iniziarono a venire a galla i guai della coppia Ghirardi-Leonardi, che costrinsero l'attaccante a lasciare Parma. Ecco la seconda parte dell'intervista, disponibile su Youtube:

Quei sei mesi lì sono stati importantissimi, 7 gol in 11 partite. E in quei sei mesi hai giocato con Giovinco, che rapporto avevate?
“Io l’ho conosciuto nel 2008 quando era molto giovane e stava venendo dall’Empoli dove aveva fatto un campionato importante e l’ho ritrovato alla Juve. Un giornale ci ha dato un premio assieme, io miglior giocatore dell’anno e lui miglior giovane e si vedeva che era questione di tempo perché esplodesse. Dopo un anno l’ho ritrovato a Parma e assieme abbiamo formato un’ottima coppia, anche con Hernan Crespo che è stato uno dei primi a chiamarmi per dare una mano quell’anno. E’ stato spettacolare, c’è poco da dire. Mi ha fato un assist contro la Fiorentina e ho fatto gol in rovesciata, bellissimo. Il primo gol, la settimana che sono arrivato”.

Pensi che potrebbe essere ancora utile al Parma? Può fare ancora la differenza?
“Sicuro. Ha troppa qualità, oggi ha 33 anni, non tanti. L’ho visto negli USA, ha fatto la storia, l’ho seguito molto. Qualsiasi età abbia può fare bene. Ancora sono tutte voci però, non c’è niente di concreto ancora”.

Dopo i sei mesi di Parma torni alla Juve, come mai non riesci ad andare via?
“Perché io dovevo andare al Marsiglia ma non ci volevo andare, volevo tornare a Parma. La Juve aveva l’accordo con il Marsiglia, io non volevo andare ed è successo quel che è successo”.

Domanda di un tifoso: meglio Giovinco o Cassano?
“Sono entrambi due assist man fantastici. Mi sono trovato benissimo con tutti e due. Con Giovi abbiamo fatto una bella storia salvando il Parma, con Antonio abbiamo fatto un bel campionato e siamo andati in Europa League. Entrambi hanno le loro caratteristiche ed è difficile dare una risposta”.

Per proseguire, a gennaio di quell’anno vai alla Fiorentina e lì forse segni il tuo gol più importante per la Juventus, perché segni al Milan e la Juve di Conte sorpassa il Milan e vince lo scudetto:
“Sì è stato così. Quell’anno lì anche la Fiorentina mi ha dato l’opportunità di tornare a giocare dopo che sono stato fermo sei mesi. Quel gol lì in quell’anno è stato molto importante, dove la Juve poi ha vinto lo scudetto. Ho ricevuto molte chiamate dai miei ex compagni, sono contento di aver dato una mano a loro anche se ero da un’altra parte”.

Alla fine dell’estate il ritorno a Parma, finalmente:
“Sì, come ti ho detto avevo già un mezzo accordo con loro ed è stato mantenuto. A fine campionato mi hanno chiamato e ci siamo messi d’accordo in trenta secondi”.

Quel Parma lì ebbe una trasformazione particolare, dalla lotta alla salvezza alla qualificazione in Europa League. Cos’aveva quel gruppo di speciale?
“Aveva un gruppo importante con giocatori esperti in ogni reparto. In porta, centrocampo, attacco, giocatori di esperienza e più giovani, un allenatore importante che mi ha insegnato molte cose. La stagione è stata perfetta, abbiamo fatto bene tutti, non solo Amauri o Cassano. Mirante ha fatto una stagione strepitosa, andando al mondiale da quarto portiere, Parolo anche lui è andato al mondiale, Cassano pure. Biabiany, Marchionni, era una gruppo importante, abbiamo fatto un girone senza perdere, è stata una stagione fantastica, peccato per quello che è successo dopo. Una settimana dopo è caduto il mondo”.

Ti è dispiaciuto non andare al Mondiale nel 2010? Si era discusso tantissimo di te:
“Sì ma ci potevo fare poco, non avevo i documenti in regola in quel momento. E’ arrivato tardi il transfert e ho perso il treno”.

Che rapporto avevi con Leonardi e Ghirardi?
“Ottimo, tant’è che quello che è successo è stata una sorpresa per tutti perché tutti li rispettavano. Loro trasmettevano sicurezza ai giocatori, avevano un bel rapporto con tutti, ha preso tutti alla sprovvista quello che successe. Noi che eravamo lì non sapevamo nulla, nessuno si era accorto di niente, tutti noi credevamo in quello che dicevano. Peccato, l’anno dopo è successo il contrario e si è arrivati a quello che sappiamo”.

Tu vai via all’inizio della stagione del fallimento, vai al Toro ma non volevi andarci:
“Loro mi hanno chiamato e mi hanno detto che ero l’unico con mercato. Lì hanno iniziato a mandare i primi segnali. Volendo rimanere li a Parma, loro mi dicevano di andare via per aiutarli. Mi chiamò Donadoni e mi disse: “Non so bene cosa stia succedendo ma se posso darti un consiglio vai a giocare con il Toro e divertiti in Europa League”. E io sono andato”.

Vero, perché quel Torino prende il posto del Parma in EL:
“Esatto, infatti le persone a volte mi dicevano che era un peccato che il Parma non fosse andato in Europa League e che io ero stato l’unico di quella squadra ad andarci. Sarebbe stato meglio giocarla col Parma, chissà cosa avremmo potuto fare. Eravamo un gruppo molto affiatato, c’era tutto per far bene”.

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