ESCLUSIVA PL - Carli: "Liverani non è in discussione. Litigio Lautaro-Cornelius? Sintomo che non va bene"

24.12.2020 10:00 di Niccolò Pasta Twitter:    Vedi letture
ESCLUSIVA PL - Carli: "Liverani non è in discussione. Litigio Lautaro-Cornelius? Sintomo che non va bene"
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© foto di Antonello Sammarco/Image Sport

Dodici punti. Questo il bottino raccolto fino a questo momento dal Parma di Fabio Liverani, che arriva alla mini pausa di Natale con un leggero margine (+2) sulla zona retrocessione. I crociati hanno avuto alti e bassi, con prestazioni negative e con qualcosa di buono mostrato, ma la squadra è parsa ancora molto distante da quella quadratura e solidità necessaria per mantenere senza troppi patemi la categoria. In occasione di queste vacanze di Natale, in grande esclusiva ParmaLive.com vi propone una lunga intervista con il direttore sportivo del Parma Marcello Carli, che questa squadra l'ha costruita in estate, con cui si è parlato della stagione in corso, del mercato, delle difficoltà riscontrate dai crociati e di molto altro ancora. Di seguito vi proponiamo la prima parte dell'intervista, che vedrà a Natale e Santo Stefano la seconda e la terza parte. 

Lo ha detto dopo Crotone, il bilancio, fino a questo momento, non può essere positivo:
“Il bilancio non è positivo perché abbiamo avuto delle difficoltà e lo sapevamo, ma senza starci a ripetere, dopo Roma avevamo delle sensazioni sulla squadra, ci pareva avesse cambiato tendenza. Penso alla partita di Genova, anche senza creare tantissimo, poi al pareggio di Milano contro il Milan, in una partita che stavamo vincendo. Con il Cagliari abbiamo tenuto il campo bene, vedevo crescita nella squadra. Nelle ultime due partite, al di là di giocare con la Juve e tutto il resto, c’è stato un rallentamento e questo non va bene. Ne prendiamo atto e sappiamo che dovevamo fare di più”.

Dove sta mancando il Parma? In personalità? Non crede nei propri mezzi? Ci sono altre difficoltà?
“Andare a fare la disamina poi non è facile, sono cose che bisogna canalizzare all’interno dello spogliatoio e fare le cose giuste e tutto il resto. Io speravo anche che la crescita dei nuovi fosse un pochino più rapida, purtroppo anche con loro bisogna avere pazienza. Lo sapevamo, è difficilissimo venire da altri campionati e tutto il resto, però è normale, in questo momento appena ti viene a mancare uno dei giocatori che ti danno più sicurezza si va in difficoltà. In questo momento i giocatori più giovani andrebbero accompagnati da quelli più esperti e questo mix ha avuto una fase di stallo. Ora recuperiamo le forze in questi giorni e lavoriamo a testa bassa senza tanti discorsi. Se vogliamo cambiare tendenza lo dobbiamo fare con il lavoro, i discorsi non servono a niente, si può stare qui a cercare mille alibi ma non serve a nulla. Dobbiamo cambiare tendenza, anche se poi, nonostante siamo molto arrabbiati, con il Crotone è stata la partita in cui abbiamo creato più palle gol del campionato, ci sono anche partite così. Loro hanno segnato in due occasioni, noi ne abbiamo avute quattro e non si sono concretizzate. Queste ultime due partite lasciano l’amaro in bocca, dovevamo fare di più e c’era la sensazione si potesse fare di più”.

Anche in quest’ottica nasce il ritiro del 27 quando tornerete e a Collecchio?
“L’idea del ritiro nasce nell’ottica di capire i momenti in cui si deve lavorare forte, e quando lo si deve fare non solo sul campo ma anche nell’autostima e nel far crescere l’idea di gruppo e di una squadra forte. Abbiamo una struttura importante, abbiamo tutto quello che ci serve. Stacchiamo quattro giorni, quando torniamo è giusto mettersi lì, fare un piccolo break dove si mette al centro il lavoro dal mattino alla sera. E’ come una sorta di pre preparazione, e viene in un momento in cui è giusto guardarsi un po’ in faccia, parlarsi di più, vivere a stretto contatto ed è una cosa importante da fare. Non è che creda molto nei ritiri punitivi, lasciano il tempo che trovano. Credo in momenti in cui è giusto mettere il lavoro al centro. Ci sarà da lavorare, sarà una settimana che porterà ad un periodo in cui si giocherà ancora ogni tre giorni. E’ un campionato in cui dobbiamo crescere come idea di squadra, tutto passa da lì”.

Il gruppo non è ancora consolidato come è normale che sia, con ragazzi arrivati giusto da poco tempo…
“Sono arrivati tutti ad ottobre, negli ultimi dieci giorni di mercato. E’ stata una scelta, una linea della società, che per il futuro del Parma sarà importante. Siamo andati a prendere ragazzi da fuori, li avessimo presi dal campionato italiano, con magari cinque, sei altre stagioni alle spalle, spendevamo meno e magari avevamo risultati più immediati. Lo sappiamo, non siamo stupidi. Il calcio si può fare in diverse maniere, noi abbiamo preso la linea più difficile ma di prospettiva. In questo momento c'è stata una battuta d’arresto, ci sembrava di aver iniziato un certo tipo di percorso e queste ultime due partite ci hanno dato una battuta d’arresto. Dispiace, non mi piace nascondermi dietro agli alibi. Noi ce lo aspettavamo, ne prendiamo atto. E’ colpa di tutti, mia in primis perché sono il responsabile. Io, il mister e i ragazzi dobbiamo fare di più”.

La squadra è poco serena? Ci sono stati alcuni episodi di nervosismo, come quello tra Cornelius e Valenti nel finale di gara con il Crotone…
“La medicina del calcio sono sempre i risultati, la poca serenità viene da risultati negativi. Non vanno bene questi comportamenti, io li minimizzo ma a fine partita non servono nemmeno a niente. Può darsi che questi siano segnali, e penso che il ritiro possa servire anche a questo, stando tutti insieme. I segnali non possiamo fare finta di non vederli, ci sono stati, bisogna essere chiari e lavorare anche su questo. Ho la possibilità di lavorare in un ambiente in cui abbiamo tutto a disposizione, non abbiamo alibi perché qui c’è un ambiente serio con tutte le strutture a disposizione. Dobbiamo fare di più, aumentare lo spirito e l’idea di squadra, e in questo spirito ci entra anche tutto questo. A volte ci sono sintomi che si vedono e non vanno bene, si vince e si perde tutti insieme ma a volte ci sono momenti di rabbia dettati dal nervosismo, perché poi nello spogliatoio i ragazzi si sono abbracciati e ci sono rimasti male anche loro, perché non sono fatte con cattiveria queste reazioni. Il nervosismo ti porta a volte ad esagerare, ma è un sintomo che non va bene”.

Il mister si è preso le responsabilità, dicendo che è il principale colpevole: quante colpe dà a mister Liverani per questa situazione?
“Siamo in una fase di campionato in cui in tre punti c’è il decimo posto e la retrocessione, non siamo in una situazione drammatica con due punti in classifica. Io non guardo tanto la classifica, mi dà fastidio la crescita che non sto vedendo, perché nella mia testa questa squadra ha capacità di crescita importanti, nel fare gioco, nel crearsi un’identità forte e ancora non la abbiamo. E può essere una problematica adesso, ma anche una risorsa. Ci possono essere squadre che hanno già da ora identità, ma sono queste e rimangono queste. Noi abbiamo margini di crescita, sta a noi e all’allenatore fare crescere l’identità, di autostima e tutto il resto. Il mister è una persona seria, di carattere e personalità, e spiace perché anche lui vorrebbe essere più avanti. Penso abbia detto ciò per questo motivo, farli crescere”.

Quindi Liverani non è in discussione?
“Ma assolutamente no. Qui non è problema di essere in discussione o meno, il mister è una persona che lavora come me dalla mattina alla sera, conosce il modo di far crescere questa squadra. E’ in discussione come lo è chiunque nel calcio, come lo siamo tutti, come lo è chiunque fa questo lavoro. Questo è quello che penso io, poi c’è una proprietà e tutto il resto, dal direttore sportivo al magazziniere si fa un lavoro straordinario, ma che ogni giorno porta il conto. Noi dobbiamo solamente fare una cosa, ora che possiamo staccare un giorno o due, riposarci e ricaricarci. Poi dal 27 ripartiamo: andiamo al campo alle 9 e ce ne andiamo alle 7, sfruttiamo questo tempo per lavorare al massimo. Altre medicine non ce ne sono, noi dobbiamo sapere che dobbiamo fare un grande allenamento il 27, con spirito e voglia. E così il 28, il 29, il 30 e via dicendo. Questo è quello che va messo davanti a tutto, il lavoro. Cosa succederà tra venti giorni non lo sappiamo. Fabio è stata una mia scelta, me l’hanno fatta fare, non c'è motivo perché io mi spenda per proteggerlo”.

Anche perché lo voleva anche a Cagliari:
“Io sono convinto che abbia qualità molto importanti, deve solo lavorare, cercare la strada più giusta per ottenere i risultati, come faccio io. Cerchiamo di diventare ancora più forti. Dobbiamo trovare l’identità e ancora non l’abbiamo. Dopo le prime tre-quattro partite eravamo in un momento di grande confusione, ed era palese: il cambio di società, il mercato non si poteva fare, giocatori fuori…il mister è stato straordinario perché non ci ha fatto pesare la situazione, e qualsiasi altro allenatore poteva fare mille discorsi. Lui non ha mai fatto pesare nulla. Poi abbiamo fatto un percorso difficile, mettendo sette-otto ragazzi e dispiace perché dopo una partita brutta come quella di Roma si era intrapresa una strada che dava segnali positivi, stavamo crescendo. Poi è arrivato questo fermo, anche se vedendo tutte le partite ci sono tanti alti e bassi da parte di tutti. Giocando ogni tre giorni siamo tutti sulla stessa barca, e molti oscillano tra alti e bassi, ma non deve essere un alibi. Dobbiamo fare meglio, punto e basta”.

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