Amarcord - 5.5.1999, la Coppa Italia di Malesani: lo spirito del Parma dopo la finale di andata

05.05.2020 14:32 di Giuseppe Emanuele Frisone   Vedi letture
Amarcord - 5.5.1999, la Coppa Italia di Malesani: lo spirito del Parma dopo la finale di andata

Oggi è il 5 maggio e ricorre il ventunesimo anniversario della seconda Coppa Italia del Parma, primo trofeo della gestione di Alberto Malesani. Andremo dunque a ripercorrere le tappe di quel successo con tre articoli. Nel primo vedremo come, con che spirito e con quale morale, i gialloblu si sono presentati a quel 5 maggio 1999, giorno della finale di ritorno di Coppa Italia.

Quella stagione 1998/1999, passata alla storia come una delle più vincenti e luminose della storia del Parma, in quel momento particolare non sembrava stesse prendendo una piega così positiva. Leggendo i giornali dell'epoca, si nota infatti come il sentimento prevalente fosse la crescente delusione per essere usciti prematuramente dalla lotta scudetto, nonostante nella prima parte di campionato il Parma fosse anche riuscito a trovare la vetta della classifica. Lo scudetto sembrava infatti l'obiettivo dichiarato alla vigilia del torneo: iniziò a serpeggiare un certo malumore, nonostante in Coppa Italia e Coppa UEFA i gialloblu continuavano ad avanzare fino alla fine.

La Coppa Italia, dicevamo: proprio il 14 aprile si era giocata al Tardini la gara di andata contro la Fiorentina. Crespo contro Batistuta, due attaccanti, entrambi argentini, simbolo di un certo calcio italiano a cavallo tra la fine degli anni Novanta e la prima metà degli anni Duemila. Sono proprio loro a decidere il risultato della finale di andata. A sbloccare il risultato proprio il Parma, dopo una fuga di Stanic sulla destra: cross al centro del croato, Repka sbaglia completamente l'intervento e Crespo deposita il pallone in rete. Il risultato tiene fino all'81': lancio di Falcone per la torre di Batistuta che serve Edmundo, sul tiro del brasiliano c'è la respinta centrale di Buffon ed il primo ad arrivare sulla sfera è proprio Batistuta, che da pochi passi fa 1-1. Finisce così, con un risultato che sa di mezza sconfitta per il Parma, dal momento che erano gli emiliani a giocare in casa. Questo pareggio quasi costringerà dunque i gialloblu a battere la Fiorentina al Franchi. O a pareggiare segnando almeno due gol.

Vien da sé dunque che il morale non fosse proprio dei migliori. Anche perché Alberto Malesani all'epoca non aveva ancora vinto nulla, e si sarebbe trovato ad affrontare una vecchia volpe della panchina contro Giovanni Trapattoni. Insomma, una prova importantissima per lui che era stato il primo artefice del "miracolo Chievo" (con una storica promozione in Serie B che anticipò di qualche anno le future fortune dei clivensi) e che era reduce proprio dall'esperienza alla Fiorentina. Arrivati dunque alla vigilia della gara di ritorno, Malesani affermò: "Non serve un'impresa come altre che abbiamo fatto quest' anno, ma l'Impresa. In campo bisogna buttare tutto quello che si ha. Veron? Può essere l'uomo che cambia la partita. Abbiamo bisogno di lui, può accendere la luce quando vuole. Credo che fisicamente stia bene. Dovremo avere pazienza, non andremo allo sbaraglio. La Fiorentina è avvantaggiata dopo l'1-1 dell'andata, ma non ha ancora vinto la coppa". Entrambe arrivano al grande appuntamento reduci da una vittoria in campionato: sonante quella dei viola (cinque reti rifilate al Perugia), di misura e striminzita quella degli emiliani (1-0 all'Empoli già retrocesso).