Nato oggi - Cannavaro e la difesa dei magnifici tre nei gloriosi anni del Parma

13.09.2020 10:00 di Manuela Bartolotti   Vedi letture
Nato oggi - Cannavaro e la difesa dei magnifici tre nei gloriosi anni del Parma

Credo che tutti i tifosi del Parma di una certa età ricordino il 7 maggio del 2000, quando allo stadio Delle Alpi di Torino si consumò un’ingiustizia memorabile: il gol di testa di Fabio Cannavaro venne inopinatamente annullato dall’arbitro De Sanctis con la motivazione di un “fallo di confusione” sotto porta. Fu l’inizio di quell’ostilità verso la Juve, già peraltro diffusa su tanti campi. L’involontario protagonista di questo episodio (casus belli) fu proprio uno dei più grandi difensori italiani e della storia del Parma che proprio in questi giorni, il 13 settembre, compie 47 anni. Lo vogliamo omaggiare con questo amarcord e con lui rievocare gli anni d’oro della squadra parmigiana.

Il partenopeo Cannavaro, dopo una difficile quanto necessaria cessione per 13 miliardi di lire da parte del Napoli sull’orlo del fallimento, è stato fondamentale nella gloriosa ascesa della squadra ducale dal 1995 al 2002 sotto la guida prima di mister Nevio Scala (1995-96), quindi di Carlo Ancelotti (1996-98) e poi di Alberto Malesani (1998-2001). Insieme a lui esordì anche un giovanissimo e ancora sconosciuto Gianluigi Buffon. Il trio difensivo Buffon, Thuram, Cannavaro divenne ben presto un muro quasi invalicabile. L’anno glorioso fu il 1999 quando in 100 giorni la squadra vinse Coppa Italia, Coppa Uefa e Supercoppa, arrivando al secondo posto dopo la Juve e sfiorando lo scudetto. E nel 2001, prima che il capitano lasciasse  un Parma che già cominciava a dare segni di crisi, tenne tra le mani un’altra Coppa Italia targata gialloblu. Trasferitosi all’Inter per i due anni più infruttuosi della sua carriera, fu venduto alla Juventus dove ritrovò i suoi due compagni di difesa Liliam e Gianluigi. Da Vecchia Signora alla Nazionale il passo fu breve e anche lì, sempre in veste di capitano, risultò determinante, perché in quell’estate 2006, sotto il cielo di Berlino, l’Italia conquistò il titolo mondiale. Capitan Fabio che solleva la Coppa del Mondo resterà sempre un’immagine indelebile tra i memorabilia del calcio italiano, proprio come quella di Dino Zoff nel 1982. Tuttavia, il destino di Fabio è sempre stato alternanza di sublimi vette e disonorevoli cadute. Quattro anni prima dello scandalo Parmalat e prima della finale di Coppa Uefa a Mosca vinta dal Parma contro l’Olympique Marsiglia (12 maggio 1999), fu ripreso mentre si faceva iniettare in vena una sostanza non proibita e questo cominciò ad alimentare i sospetti di  doping. Con la Juventus finì in Calciopoli in quel fortunato e sfortunato 2006, ma lui fuggì la retrocessione dei bianconeri in serie B, per andare a vincere due volte il campionato spagnolo col Real Madrid. Ritornato alla Juve, ma in un clima di sfiducia e senza gratificazioni, andò a concludere la carriera nella squadra di Dubai, per appendere le scarpette al chiodo nel 2011 a causa di problemi al ginocchio.

Dal 2014 è commentatore sportivo di Mediaset. Nel suo palmares vanta un Pallone d’oro conseguito dopo la vittoria ai Mondiali e il titolo FiFA World Player of the Year. Detiene il record di presenze in Nazionale (100). Sempre per una strana e dispettosa sorte, nel 2014 è entrato a far parte della Hall of Fame dei calcio italiano e sempre in quell’anno è stato coinvolto in una truffa fiscale riguardante una sua società d’imbarcazioni di lusso. Dalle stelle alle stalle e ritorno si potrebbe davvero dire. Resta comunque uno dei pochi sportivi ad essere stato insignito del titolo di Cavaliere al merito dal Presidente della Repubblica e sicuramente è uno dei calciatori italiani più rappresentativi. E’ rimasto  sempre legato sentimentalmente al Parma come al Napoli (sua squadra d’origine), ma è stata la società ducale ad averlo valorizzato e lanciato nell’Olimpo del calcio. Anche se è poi passato al nemico bianconero, Fabio, con la sua gigioneria partenopea, è rimasto nel cuore dei parmigiani e degli italiani. Indimenticabili le sue azioni difensive insieme agli altri due campioni del mondo (Thuram e Buffon), ma anche quelle  offensive dove ha fornito perle e assist all’estroso Faustino Asprilla, a Hernan Crespo, a Zola.

Con la maglia crociata ha realizzato 5 goal e ottenuto 4 coppe, dichiarando in un’intervista che all’epoca il Parma, con quella squadra, avrebbe davvero potuto vincere tutto, E ha vinto quasi tutto, tranne il Campionato, soffiato come sempre dalla Juve. Comunque sia andata, ha contribuito per alcuni anni a far sognare i tifosi col calcio più bello mai visto al Tardini.