PL - Calaiò: "Parma la mia seconda casa, il club mi ha lasciato la porta aperta. Sono andato via da vincitore"

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19.09.2019 11:20 di Vito Aulenti Twitter:    Vedi letture
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
PL - Calaiò: "Parma la mia seconda casa, il club mi ha lasciato la porta aperta. Sono andato via da vincitore"

Emanuele Calaiò, uno degli attaccanti italiani più prolifici dell'ultimo ventennio, ha deciso di appendere le scarpe al chiodo per intraprendere una nuova esperienza, quella da dirigente del Settore Giovanile della Salernitana. La redazione di ParmaLive.com lo ha intervistato per ripercorrere la sua luminosa carriera, ponendo ovviamente l'accento sulla più che soddisfacente parentesi in terra ducale: "Salerno è stata una scelta di vita: dopo vent'anni in giro per l'Italia, volevo dare stabilità alla mia famiglia. L'anno scorso è stato un po' particolare, tra squalifica e infortunio non sono riuscito a fare quello che ho fatto in tutte le altre squadre in cui ho giocato. Quest'anno sono partito col piede giusto, mi sono subito trovato bene con Ventura, però il direttore mi ha detto che aveva bisogno di un responsabile del Settore Giovanile: ha visto in me il carattere e l'esperienza per ricoprire al meglio questo ruolo. Considerando l'età e gli acciacchi, ho preso la palla al balzo e ho accettato subito l'incarico. Del resto avrei smesso tra qualche mese, una decina di partite in più non mi avrebbero cambiato la vita, quello che dovevo dare l'ho già dato. Quello che ho dimostrato lo sanno tutti, ho lasciato un'impronta importante in tutte le città in cui ho giocato".

C'è un po' il rimpianto di non essere arrivato al traguardo dei 200 gol?
"Sì, questo può essere l'unico rimpianto, ma ormai le bandiere non esistono più: basta vedere come hanno trattato De Rossi e Del Piero. Tu puoi arrivare anche a 200 gol, ma tanto tra qualche mese, tra qualche anno, ci si dimentica tutto. Sarebbe stata una mera soddisfazione personale".

Se ti guardi alle spalle, qual è il punto più alto della tua carriera?
"Ho vissuto tantissimi momenti belli, mi porto dietro tutto: dal primo gol in A a 17 anni, alla convocazione in Under 21; dalle prime promozioni col Pescara al doppio salto con Napoli e Parma, senza dimenticare le bellissime parentesi di Genova, La Spezia, Siena e Catania. Ho giocato in piazze calde, sono contento di tutto ciò che ho fatto. Non rimpiango niente, rifarei tutte le scelte che ho fatto".

Se dico Parma, a cosa pensi?
"Non posso che parlare benissimo di Parma, è stata la mia seconda casa. E' stata una tappa importantissima della mia carriera, lì continuo ad avere amici che spero di rivedere sempre".

Il momento più brutto della tua carriera lo hai vissuto proprio in Emilia.
"E' vero, il momento più brutto è stata la squalifica: ho trascorso sei mesi di merda, e li ho fatti passare anche alla città di Parma e alla società, che non se lo meritavano. Anch'io non me lo meritavo, alla fine è stata una ingenuità, una cosa stupida. Però, nel bene e nel male, mi porto tutto dietro: tutto fa esperienza".

In quel momento delicatissimo, quanto ti hanno aiutato la società, la dirigenza, il mister, i compagni e la piazza gialloblù?
"Mi hanno aiutato tanto, devo ringraziare tutti. Nessuno mi ha voltato le spalle: da Faggiano a Pizzarotti, da Ferrari a Carra, senza dimenticare Malmesi e il mister, tutti mi sono stati vicino. Ci siamo fatti forza insieme. La cosa più bella è stata sentirsi dire: 'Non ti sei meritato tutto questo, ti conosciamo, sappiamo che persona sei. La porta per te a Parma resterà sempre aperta'. Si sono davvero comportati da signori. Mi dispiace solo non essere riuscito a godermi l'anno della A dopo le due promozioni. Però, giustamente, sono state fatte delle scelte".

Giocare in A sarebbe stato il giusto coronamento di un percorso straordinario.
"Sì, però me ne sono andato da vincitore, con due promozioni e tanti gol. Magari giocavo in A e facevo brutta figura, buttando via così tutto quello di buono che avevo fatto in quei due anni".

Facendo un ulteriore salto indietro, che cosa ricordi della stagione in Lega Pro col Parma?
"Mi ricordo tutto, soprattutto la sofferenza. E' stato un campionato durissimo, sicuramente più difficile della B: in C avevamo la pressione di vincere, un club come il Parma avrebbe dovuto stracciare il campionato. Però, alla fine, tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare: non è mai facile vincere".

E in B?
"In B è stato diverso. Volevamo vincere il campionato, ma nel giro di 2-3 anni: non c'era l'urgenza di vincere subito, non avevamo niente da perdere. Il gruppo è stato fondamentale, nei momenti di difficoltà ci siamo ricompattati e abbiamo fatto una grandissima cavalcata fino alla fine. La serata di La Spezia non la potrò mai dimenticare, è stata magica".

Quell'anno arrivò Ceravolo, ma si parlava dell'arrivo di altri attaccanti forti. Sembravi destinato ad un ruolo da panchinaro, e invece...
"Sì, si parlava del possibile arrivo di Matri e Caputo. Allora avevo 36 anni, la società si guardava giustamente attorno per avere una rosa importante. A gennaio potevo andare via, c'era il Palermo che spingeva per avermi. Però il Parma non ha più voluto prendere il sostituto e io ho scelto fortemente di restare, anche perché quando sposo i progetti voglio completarli. Al di là di tutto, sapevo che il mio spazio me lo sarei ritagliato: si parlava tanto di mercato, ma alla fine ho sempre giocato io... Me lo sono meritato con la mia caparbietà".

Continui a seguire il Parma?
"Assolutamente sì, con grande piacere".

Dove pensi possa arrivare questa squadra?
"Secondo me il Parma ha fatto grandi acquisti: ha preso giocatori di qualità come Kulusevski, Hernani, Brugman e Karamoh, senza dimenticare Cornelius e la ciliegina sulla torta Darmian. La società ha speso tanto, piano piano sta tornando grande dopo il fallimento. Io penso che possa stupire pire quest'anno, anche se stavolta sarà ancora più difficile perché tutte si sono rafforzate. Sarà un campionato intenso, equilibrato. Ma il Parma, lottando sempre con il cuore, con la crociata addosso e quella tifoseria magnifica, può togliersi grandi soddisfazioni. Io gli auguro il meglio".

Col Cagliari, però, è arrivato un ko.
"Ho visto la partita, il risultato è bugiardo. Il Parma ha fatto un'ottima partita, ha sbagliato tanti gol: se Gervinho avesse segnato il 2-2, staremmo qui a parlare di tutta un'altra gara".

Rivedi qualcosina di tuo in Inglese?
"Siamo due giocatori diversi, però posso dire che è un grande attaccante. Mi ha fatto un'impressione incredibile, la società ha fatto benissimo a confermarlo: ha fisico, qualità da vendere e sa difendere palla straordinariamente bene. Con Gervinho si completa alla perfezione, è una coppia d'attacco assortita. Gli auguro il meglio, è una persona squisita e un professionista serio: quest'anno arriverà sicuramente in doppia cifra".

Ti piacerebbe tornare a Parma in un'altra veste? Del resto la società ti ha lasciato la porta aperta.
"Ora sono concentrato su questo progetto, penso solo alla Salernitana. In futuro vedremo, di certo a Parma sono stato benissimo".

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