Capitano mio capitano: il curioso caso di Alessandro Lucarelli

24.12.2013 14:30 di Marco Rizzo Twitter:   articolo letto 2483 volte
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
Capitano mio capitano: il curioso caso di Alessandro Lucarelli

Nel 2008 nelle sale cinematografiche veniva proiettato con grandissimo successo il curioso caso di Benjamin Button, la romantica storia di un uomo che vive la propria vita non crescendo, ma ringiovanendo. I paragoni sono forti, ma è un po’ quanto sta accadendo al capitano gialloblu Alessandro Lucarelli. Iniziamo dal mese di agosto, verso la chiusura del calciomercato. Gli arrivi di Felipe, Cassani e del giovane promettente Pedro Mendes fanno pensare che non ci sia più posto per il difensore livornese tra i titolari della formazione crociata. La fascia di capitano, dopo la partenza di Stefano Morrone al Latina, sembra destinata a finire sul braccio di Gabriel Paletta e per il numero sei gialloblu si profila un ritorno a casa nella sua Livorno. Poi un tiro e molla finito male col Presidente amaranto Spinelli e la voglia di tenere in casa un senatore del gruppo, un uomo simbolo della risalita dall’inferno della serie b mutano il corso degli eventi. Basta poco a cambiare le carte in tavola. L’infortunio di Gabriel Paletta porta l’allenatore Roberto Donadoni a meditare sulla retroguardia crociata. Prima centrosinistra nel terzetto difensivo, poi subito al centro in un ruolo che ricorda il vecchio libero, e al nostro capitano riesce davvero bene: chiusure eleganti, uscite palla al piede come ormai pochi difensori ci fanno vedere in serie a, una forza ed una forma fisica invidiabile anche per i più giovani della categoria, e la grinta di chi non molla mai. Cambia il modulo, il risultato resta lo stesso: prestazioni maiuscole, che sia accanto allo storico collega di reparto Gabriel Paletta o in compagnia di Pedro Mendes o Felipe. Due gol al momento ed un girone di ritorno per stupire ancora.

Decisamente la sua miglior stagione da quando giunto in Emilia per affrontare l’inferno della Serie B dopo l’amara retrocessione e premiato anche dalle statistiche europee fino ad essere inserito nella top 11 delle prime giornate di campionato. Nel corso degli anni, moltissimi giocatori hanno creduto di potersi realizzare trasferendosi in altre piazze, alle volte ritenute più blasonate, altre perché spinti dal Dio Denaro o perché forse alle volte si pensa che la provinciale di lusso Parma possa andar stretta, pentendosi, nella maggior parte dei casi, della propria scelta. L’attaccamento alla maglia è un valore che si sta smarrendo nel mondo del calcio oggi. Il capitano del Parma ha lanciato un messaggio chiaro a tutti gli amanti dello sport: professionalità, dedizione al lavoro, grinta e sacrifico possono nascondere ciò che dice la carta d’identità e regalare soddisfazioni inimmaginabili. La bellezza del calcio, e dello sport in generale, è questa. Non dimenticatelo.