PL - Binda: "Il Parma non è mai stato squadra quest'anno. Ora riparta da Iachini"

17.04.2022 13:30 di Donatella Todisco   vedi letture
PL -  Binda: "Il Parma non è mai stato squadra quest'anno. Ora riparta da Iachini"

La matematica non ha ancora condannato il Parma, però il distacco con la zona playoff sembra essere diventato incolmabile. Per questo la società ducale sembra abbia ormai voltato pagina e stia pensando alla prossima stagione. Qual è il bilancio di questo campionato cadetto? Abbiamo chiesto un parere al noto giornalista sportivo, Nicola Binda, penna de La Gazzetta dello Sport. Ecco le dichiarazioni dell'esperto dei campionati di Serie B e C ai  microfoni di Parmalive.com.

Obiettivo playoff ormai tramontato. Cosa salvare di questo Parma?
"Il Parma ha avuto un grande problema quest'anno: non è mai diventato squadra. La formazione, sia nella prima parte di stagione che nella seconda, è stata composta da tanti talenti che però messi insieme hanno faticato a diventare squadra. Solo adesso il Parma ha una parvenza di squadra vera e propria, ma è troppo tardi. Penso che si debba ripartire da qui: da una base forte di squadra e cercare l'anno prossimo di amalgamarla e farla sentire ancora più squadra. Se si mettono insieme tanti giocatori di natura diversa, questi possono essere tutti dei campioni, ma non danno risultato perché non diventano squadra. Come se io volessi mangiare il tartufo e l'aragosta, due cose buonissime, ma se le metto insieme, non ne esce un piatto gustoso. Occorre prendere degli ingredienti di valore che possano adattarsi l'un l'altro per ottenere un buon piatto. Questa cosa al Parma è mancata. L'anno prossimo bisognerà tenere gli ingredienti più adatti ed evitare quelli che non possono essere utili alla causa".

Cosa ne pensa della gestione di Krause?
"Ha data solidità alla società. Il Parma ne aveva bisogno perché da qualche anno si sono susseguite delle gestioni con alti e bassi. Adesso sicuramente il Parma è in ottime mani e ha una base societaria solida. Ora nella città emiliana si può parlare soltanto di calcio e no di altre vicende: questa è la cosa più importante. Krause ha dato forza alla società. Poi le proprietà americane in generale devono capire che i tifosi italiani vogliono vedere le proprie squadre vincere, vogliono anche i risultati. I tifosi italiani sono un po' viziati e schiavi del risultato. Quindi la proprietà americana, dopo aver garantito una base solida e sicura, deve preoccuparsi di portare a casa anche dei risultati tecnici perché ai tifosi non basta solo avere una società forte".

Ha senso riconfermare Iachini?
"Io direi di sì. Iachini è sicuramente un allenatore capace che conosce la categoria e sa quello che deve fare. L'importante è dare continuità al suo lavoro e non ripartire da zero. Occorre migliorare la struttura di questa squadra e non stravolgerla. Poi importante è avere le idee chiare sul tipo di progetto che si vuole fare. Quest'anno è cambiato due volte il progetto e in entrambe le volte è andata male. E' opportuno avere sin dall'inizio le idee chiare sul progetto che si vuole, poi portarlo al termine".

Qual è stato il problema di questa stagione?
"Il Parma non ha avuto omogeneità: ci sono stati tanti ottimi giocatori che però messi insieme non hanno fatto una squadra vincente. Il Parma deve prendere gli ingredienti giusti per creare un piatto buono".

Il Parma ha creduto molto nei giocatori del suo vivaio, come Turk, Sits e Circati. Lei cosa ne pensa?
"Ho visto Turk debuttare a Pisa e disputò una buona gara, poi nelle successive forse ha denotato qualche incertezza, ma ci sta perchè è un portiere giovane. Turk deve crescere e sicuramente ha le basi per fare bene e lavorare. D'altronde raccogliere l'eredità di Buffon non è semplice. Trovo positivo il fatto che il Parma non vada a cercare i giovani soltanto negli angoli sperduti del mondo, ma cerca di valorizzare anche i giovani italiani, come Circati. E' giusto che il Parma ragioni a trecentosessanta gradi. Ben vengano i talenti e le giovani proposte. Al contempo, però, non puoi fare una squadra di talenti e pensare di poter vincere: è un progetto troppo ambizioso. Quest'anno è andato male. Deve esserci la giusta miscela tra i giovani talenti e i giocatori più esperti che li sappiano guidare".

In prospettiva futura da chi dovrebbe ripartire il club ducale per la promozione diretta in Serie A?
"L'importante è avere il giusto equilibrio tra giovani talenti e giocatori esperti che si parlino. Non mi riferisco solo alla lingua con cui comunicano, ma è opportuno avere giocatori che riescano a comunicare tra di loro in campo. L' importante è che i giocatori riescano a capire come diventare squadra. Se sono troppo diversi e troppo distanti, non riusciranno ad esprimere il loro valore. Invece devono cercare di capirsi e intendersi meglio di come è successo quest'anno".

Quale squadra retrocederà in Serie B secondo lei?
"Classifica alla mano penso che la situazione sia complicata per la Salernitana e credo anche per il Venezia e il Genoa. Mi sembrano le squadre più in difficoltà. Certo davanti c'è un Cagliari che non sta facendo sfracelli e sembra che le stia aspettando. Però credo che il Cagliari abbia un organico più forte rispetto alle altre, quindi penso che appena i sardi si riprenderanno, potranno arrivare alla salvezza, mentre Salernitana, Venezia e Genoa retrocederanno".

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