Rinaldi: "L'abbraccio con i compagni è il ricordo più bello. Chi gioca domenica? Sceglie il mister"

16.01.2026 15:35 di  Tommaso Rocca   vedi letture
Rinaldi: "L'abbraccio con i compagni è il ricordo più bello. Chi gioca domenica? Sceglie il mister"

Filippo Rinaldi ha parlato ai giornalisti presenti oggi al Mutti Training Center di Collecchio, a pochi giorni dall'emozionante debutto al Maradona contro il Napoli. Queste le sue parole:

Come ti è cambiata la vita?
"E' solo un passo in più, un passo importante in una carriera chiaramente, ma lo devo vedere, solo come una grande soddisfazione che mi sono tolto dopo anni di lavoro. Devo continuare a lavorare così". 

Cosa ti è rimasto di quella sera?
"La cosa che mi ha stupito di più e che mi porterò dietro è l'abbraccio con i compagni a fine partita. Quando arrivi ad inizio anno, come un portiere che arriva dalla Serie C, non ti aspetti questo affetto, è un ricordo importante che porterò con me".

Domenica giochi tu?
"Questo lo decide il mister, io faccio di tutto per metterlo in difficoltà, la decisione spetta a lui". 

L'abbraccio finale con Corvi ha un significato particolare: 
"Io e lui siamo cresciuti insieme calcisticamente, sono contento quando fa bene lui come sono contento che è contento quando faccio bene io. Siamo due bravi ragazzi che lavorano forte, credo che questo sia l'importante, ci spingiamo a far meglio a vicenda".

Nella tua carriera sei stato in panchina in competizioni importanti con la nazionale, anche questo aiuta a vivere la competizione interna?
"L'importante è quello che si fa in settimana, chiaro che la partita è importantissima ma il miglioramento avviene in settimana, farsi trovare pronto sia che giochi che non giochi è la cosa più importante". 

Quando hai scoperto che avresti giocato?
"Due ore prima della partita, ho parlato con il mister e il preparatore dei portieri, è stata una bella emozione ma non ho avuto tempo di farmi prendere da altre emozioni, ho dovuto pensare subito alla partita".

Inaspettato quindi?
"Sì, ci speravo ma sicuramente non ne ero sicuro, ho lavorato per farmi trovare pronto". 

Qual è stata la parata più difficile?
"La seconda su Hojlund. La prima è stata più istintiva, con un po' di fortuna sulla ribattuta, dopo son stati bravi i miei compagni a permettermi di riprendere la palla. La seconda è stata invece stilisticamente più bella". 

Siete stati accusati di aver solo difeso, soprattutto da Napoli, vi ha dato fastidio?
"Noi abbiamo fatto la partita che si doveva fare, è l'evoluzione che ti indirizza su quello che devi fare, noi ci siamo difesi bene e l'importante è questa". 

A Cavriago tifavano Parma, questo è il vero miracolo che hai fatto:
"E' vero, ho ricevuto tanti messaggi anche io, sono nato e cresciuto lì, fa piacere".

C'è stata una parola o un consiglio arrivato prima della partita che ti ha aiutato?
"Sicuramente il mister Pavarini mi ha aiutato, ricordo che finito il riscaldamento prima di rientrare in spogliatoio gli ho detto 'Cavoli mister, ci pensi che sto per esordire in Serie A?'. Mi ha guardato e sorriso, dicendomi di pensare alla partita. Anche Edo, Casentini che era con noi mi sono stati vicini nel riscaldamento, mi hanno aiutato, per me sono cose importanti". 

Quanto è stato importante il passaggio della Serie C?
"Importantissimo, è stato una parte fondamentale del mio percorso. La gavetta viene vista in modi diversi, per alcuni la Serie C è un livello troppo basso, tanto che ci sono aspetti diversi rispetto alla Serie A ma la fame e la passione, la voglia di far bene e i valori che ti lascia sono cose che mi porto dietro". 

Hai realizzato il sogno di esordire, qual è il prossimo obiettivo personale?
"Non mi piace guardare troppo lontano, preferisco guardare nel quotidiano e togliermi le soddisfazioni che mi spettano. E' tramite il lavoro quotidiano che si migliora e arrivano soddisfazioni". 

Cosa hai appreso dai tuoi compagni in questi mesi?
“La prima cosa che voglio dire è che ha fatto anche parte della mia scelta: sapere che mi sarei allenato con portieri forti è stata una delle motivazioni per rimanere a Parma. La cosa che ho imparato da tutti, perché siamo un bel gruppo in cui è bello lavorare, è appunto l’etica del lavoro. La professionalità oltre al campo: anche in palestra, a casa, sono aspetti che non vanno trascurati e che mi stanno insegnando”.

Cosa hanno restituito queste ultime partite del Parma?
“Hanno trasmesso fiducia. C’erano anche prima, ma quando fai risultato chiaramente ti aggiungono un tassello in più che ti rimane. Quindi continueremo su questa strada il più possibile”.

Come descriveresti il tuo esordio con una parola?
“Magico!”.

Hai fatto il ritiro insieme a Buffon. Ti ha dato qualche consiglio?
“È stata un’emozione indescrivibile allenarsi con lui. Mi ricordo che quando sono arrivato in hotel c’era lui che ci aspettava per presentarsi. Quando gli ho dato la mano stavo tremando! Questo ti fa capire l’emozione. Oltre ai consigli in campo, mi ha lasciato l’umanità, il suo voler aiutare gli altri e il non mettersi su un livello superiore, anche con me che ero un terzo portiere giovane, che non aveva esperienza nei professionisti. Mi stava vicino e mi aiutava”.

Cosa vi sta portando Cuesta a livello di mentalità?
“È un allenatore che punta tanto sulla mentalità, sulla voglia di non prendere gol e lottare su ogni pallone. Penso sia tanto importante quanto l’aspetto tattico. Ci lavora tanto, mettendo voglia negli allenamenti e nelle partite, ci prepara. Siamo tutti una squadra giovane, ma bisogna essere giudicati per ciò che si fa e non per l’età, e stiamo facendo tutti bene”.

Cosa ti ha scritto De Bernardin?
“Mi ha scritto che ho fatto tanta strada. Era contento. Anche queste sono belle soddisfazioni: vedere che hai lasciato un bel ricordo nelle persone con cui hai lavorato, e lui l’ha lasciato a me”.

Cosa dici della cura Pavarini?
“Sicuramente sarà felice anche lui. Tanti portieri, lasciando stare l’infortunio di Suzuki, che speriamo possa tornare al più presto. Ma ha dato la possibilità anche a me e a Corvi di mostrare le nostre qualità. Vuol dire che nel quotidiano si lavora bene”.

Il tuo giro di prestiti è finito? Resti qui?
“Io sto bene qui, sono contento, sono felice. Voglio continuare a lavorare e togliermi le mie soddisfazioni qui”.