PL - G. Rossi: "Allo United sono cresciuto come uomo. Cristiano Ronaldo? Già grande da giovane"

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20.05.2020 13:30 di Niccolò Pasta Twitter:    Vedi letture
© foto di Federico De Luca
PL - G. Rossi: "Allo United sono cresciuto come uomo. Cristiano Ronaldo? Già grande da giovane"

Nella prima parte della nostra intervista a Giuseppe Rossi abbiamo parlato dei suoi primi anni da professionista, al Manchester United con campioni quali Giggs, Scholes, Van Nistelrooy e un allenatore leggendario quale Ferguson. Ma non solo! Il momento negli USA, la nuova parentesi al Real Salt Lake, i giovani Ronaldo e Rooney, il prestito al Newcastle che lo ha poi portato al Parma. Di seguito il video della prima parte dell'intervista, che potete riprendere in maniera integrale sulla nostra pagina @parmalive:

Come stai? So che hai cominciato con gli allenamenti, come sta andando?
“Tutto bene. Qui abbiamo cominciato a fare gli allenamenti individuali, con gli allenatori a bordo campo che dicono cosa fare e non fare. Vediamo quando potremo entrare in gruppo, la situazione è questa”.

In America la situazione com’è? So che ci sono ancora tanti contagi.
“La situazione è migliorata a livello di malati e persone in ospedale, ho famigliari che lavorano in ospedale in New Jersey e mi dicono che c’è meno traffico. Il prossimo step è trovare il vaccino, speriamo che possa arrivare al più presto”.

Parliamo della tua nuova avventura al Real Salt Lake, sei arrivato in tempo per esordire e poi si è fermato tutto:
“Bello tornare a giocare, era un anno che ero fermo, mi sono sentito bene. Qui c’è un bel gruppo, gente con tanta voglia di dimostrare, allenatori che vogliono arrivare in alto. C’è un bell’ambiente, un bel gruppo. Ho fatto dieci minuti nella prima partita e poi si è fermato tutto, aspettiamo la data per giocare di nuovo”.

La situazione in Italia la stai seguendo?
“Poco, poco, ho sentito che ci sono delle date ma ho seguito poco. L’importante è che i giocatori, lo staff e tutti gli altri siano tutelati, allora sono contento. Spero di poter vedere di nuovo la Serie A”.

Torniamo al 2004, tu lasci Parma e arrivi al Manchester United: che avventura è stata per te così giovane, e cosa hanno significato quegli anni per la tua carriera?
“E’ stato un passaggio molto importante per me, ho firmato il mio primo contratto professionale, sono andato subito ad allenarmi con la prima squadra e poi quando c’erano le partite andavo con la seconda squadra. Era il primo impatto con un gruppo di giocatori di un certo livello. Sono stati tre anni bellissimi, sono cresciuto come giocatore e come uomo, avendo affianco grandi giocatori e Ferguson, è solo una bella esperienza, positiva, tutto quello che ho imparato l’ho portato al Villarreal dove mi hanno dato la possibilità di giocare con continuità e il resto è storia”.

Che rapporto avevi con Ferguson? E’ vero che ti paragonava a Raul?
“Fammi pensare, più che a Raul mi aveva paragonato a Zola. Nei primi mesi lui mi diceva che ci assomigliavo, poi sai che in Inghilterra Zola era Magic Box. Ferguson ha fatto un’intervista e aveva detto che essendo io tecnico e veloce sembravo Zola”.

In effetti un po’ ci assomigliavi, anche per quei colpi:
“Si, più o meno. Lui partiva più dall’esterno, io sono più centrale però un grandissimo giocatore, che ha fatto grandi cose a Parma. L’ho avuto in U21 e facevamo un sacco di sfide insieme su calcio di punizione. Aveva quarantadue anni e vinceva sempre lui”.

Al Manchester c’erano altri due giovani poco più grandi di te, Rooney e Cristiano Ronaldo: si vedeva che sarebbero diventati due mostri sacri?
“Sì me lo aspettavo perché erano grandi giocatori già da giovani, avevano tanta voglia. Non si sono fermati davanti a certi numeri, gol, contratti, numeri che possono distoglierti la concentrazione per arrivare ad essere il migliore e così è stato per loro. Durante gli allenamenti erano sempre i migliori, era solo tempo prima che arrivasse al top”.

Tu esordisci in Premier, in FA Cup e in Community Shield e segni, poi lo United ti manda a Newcastle per farti le ossa: ti aspettavi qualcosa di meglio da quella parentesi?
“Sì perché Ferguson aveva parlato tanto con l’allenatore, Glenn Roeder, che gli aveva promesso tanto. Dopo sei mesi Ferguson mi ha detto che non voleva mandarmi più lì perché non avevamo mantenuto le promesse ed è arrivato il Parma e sono tornato in Italia per quei sei mesi”.

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