Gervinho: "Sono orgogliosamente africano. Voglio aiutare il Parma a restare in Serie A"

27.12.2018 15:45 di Alessandro Tedeschi Twitter:    Vedi letture
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
Gervinho: "Sono orgogliosamente africano. Voglio aiutare il Parma a restare in Serie A"

Lunga intervista rilasciata dall'attaccante crociato Gervinho sulle colonne di Sportweek, in cui parla di calcio, cibo e moda analizzando passato, presente e futuro della sua carriera. "Fin dal momento in cui sono partito sapevo che sarei tornato in Europa. Non sapevo dove, solo che non sarebbe stata di nuovo Roma. La gente era libera di pensare che il mio livello atletico e di gioco fosse calato, ma io ho dimostrato che non è assolutamente così. Avevo solo bisogno di riadattarmi ai ritmi del campionato italiano: una volta fatto, il resto è venuto da sè".

A posteriori, rifarebbe la scelta di andare in Cina nel pieno della carriera?
"E' Dio che mi ispira e in quel momento  mi diceva di scegliere la Cina".

Perchè Parma?
"Avevo molte offerte e quella del Parma era la più bassa dal punto di vista economico, anche perchè parliamo di una neopromossa. Ma rappresentava la scelta migliore perchè mi dava la possibilità di giocare con continuità ad alto livello. Er ciò che chiedevo per puntare alla prossima Coppa del mondo. Io qui ho due sfide da vincere: dimostrare di essere il giocatore di prima, anzi migliore; e aiutare il club a restare in Serie A".

Il gol realizzato al Cagliari è il tuo più bello di sempre?
"Ci sono tanti modi di analizzare un gol. Un gol puoi giudicarlo dal movimento verso la porta avversaria, dalla maniera di seguire il pallone, da come vengono superati i difensori. Contro il Sassuolo ho segnato un gol all'apparenza meno bello, ma ugualmente difficile: ho tirato, il portiere ha respinto e io ho avuto il riflesso di seguire la palla così da colpirla di nuovo. Con l'Empoli l'ho messa tra palo e portiere. Voglio dire, ci sono gol belli da vedere e altri difficili da realizzare".

Ti senti cresciuto sotto questo aspetto? Hai sempre segnato gol impossibili e sbagliato cose semplici...
"Con l'età sono diventato più maturo. E' vero che nella mia carriera ho sbagliato parecchi gol, ma facevo talmente tante corse che una volta davanti al portiere non avevo letteralmente la forza di tirare. Oggi ho un modo diverso di seguire l'azione e ho imparato a calmarmi al momento del tiro".

Alla Roma disse che l'allenatore Rudi Garcia era quello che più di altri lo capiva. Roberto D'Aversa è sulla buona strada?
"D'Aversa è tanto più giovane di D'Aversa... (ride). Mi ha permesso di integrarmi poco per volta nella squadra, mi ha aiutato a ritrovare la forma. Soprattutto mi risparmia la fase difensiva per consentirmi di essere fresco in attacco. Correre di meno mi consente di essere più pericoloso".

Il nome Gervinho nacque da un suo allenatore brasiliano. Cosa c'è di brasiliano nel tuo modo di giocare?
"Io sono tutto e sempre africano. Gervinho è solo un soprannome, la mia natura di calciatore resta africana".

Pensi di aver raggiunto il tuo massimo come calciatore o puoi ancora migliorare?
"Posso ancora migliorare. Ho ancora tanti anni davanti a me. Posso perfezionare il mio modo di interpretare le varie fasi della partita. Sono nell'età della maturità, il mio fisico ha ancora molto da dare, in Italia o altrove".

Tra Londra e Roma, dove sei cresciuto di più come uomo?
"A Roma mi sentivo a casa, caldo e sole. Ed è bellissima per la sua storia. Ma Londra è una città culturalmente vivace, multirazziale, ti offre sempre qualcosa da fare. Mi ha dato di più".

E Parma la vivi?
"Mi alleno, torno a casa e dormo. Quindi non tanto".

Due anni  dopo come hai trovato il calcio italiano? Migliore o peggiore?
"Non sono tanti i grandi giocatori che hanno lasciato l'Italia per andare altrove, in più è arrivato Ronaldo che ha alzato il livello tecnico".

In casa girano molte persone, ma la tua famiglia dov'è?
"A Lille, in Francia. Ho cinque figli che vanno a scuola, non era giusto che li spostassi. Mi raggiungono nel fine settimana quando il Parma gioca in casa: vengono allo stadio, tifano per me e poi ripartono, Qui ci sono amici che ormai sono come fratelli". 

E la tua famiglia d'origine?
"Ad Anyama, dove sono nato. Siamo dodici fratelli, ma casa nostra è sempre stata una grande famiglia allargata con parenti e amici".

Sono tanti i problemi in Europa legati a razzismo e immigrazione cosa ti senti di dire?
"Io non credo che le persone lascerebbero il proprio Paese se riuscissero ad arrivare a fine mese. Se salgono sui barconi e rischiano la vita in mare è per provare a dare a sè stessi e ai propri figli un futuro migliore. Io ho una fondazione che porta il mio nome e svolge progetti mirati".

Chiudiamo parlando di moda: fai ancora parte della società dei creativi e delle persone eleganti, la SAPE?
"Certo! (ride). Visto che me lo posso permettere mi piace vestirmi in modo adeguato."