Focus - Finisce l'era della seconda proprietà straniera a Parma. La prima fu più rapida e dolorosa...

24.10.2018 21:25 di Giuseppe Emanuele Frisone  articolo letto 794 volte
Focus - Finisce l'era della seconda proprietà straniera a Parma. La prima fu più rapida e dolorosa...

Solo ieri mattina si è conclusa l'era della seconda proprietà straniera in seno al Parma Calcio 1913. Ci riferiamo al passo indietro di Jiang Lizhang, che dal 60% del possesso del club si è visto ridurre le sue quote al 30%. A esercitare il diritto di riacquisto, la cordata "Nuovo Inizio", composta dai cosiddetti magnifici sette dell'imprenditoria parmigiana. Questo, ormai, è storia: potremmo dire che termina dunque così, dopo soli undici mesi, l'esperienza cinese del Parma, esperienza che, pur essendo in qualche modo "ostacolata" dalle limitazioni delle leggi di Pechino, ha comunque visto il riacquisto del Centro di Collecchio e l'agognata promozione in Serie A. Evidentemente, però, non si poteva andare avanti e contemporaneamente continuare a garantire massima tutela per il Parma.

Di questo, comunque, abbiamo già parlato. Adesso, invece, facciamo un passo indietro, andando a ricordare - nostro malgrado - quella che è stata la prima proprietà straniera a Parma. Per i tifosi è un ricordo molto doloroso, perché facciamo riferimento alla stagione maledetta della retrocessione e del fallimento. In quel 2014/2015 si successero infatti così tanti presidenti da rendere difficile anche il conteggio. Nel corso di quella folle stagione, ci fu, come detto, la prima proprietà non italiana in casa Parma. I primi rumors riferirono di una cordata russo-cipriota (con sede a Cipro) operante nel settore petrolifero. Dell'operazione si fece in qualche modo garante l'avvocato Fabio Giordano, ma per arrivare al "nome" si dovette aspettare un bel po'. Trinceratosi dietro un "patto di riservatezza", alla fine il nome uscì: era quello di Rezart Taçi, uomo d'affari albanese. Fu un'avventura di circa un mese, in cui poi la società venne passata di mano per un euro dopo che si scoprì che i conti non erano quelli di cui si era fatta menzione in un primo momento. 

Un mese certamente movimentato, in cui peraltro assistemmo a una certa bagarre mediatica a livello di calciomercato (venne addirittura accostato Mario Balotelli al Parma), dove comunque arrivarono a Parma anche degli elementi di respiro internazionale, come El Cebolla Cristian Rodriguez, e il portoghese Silvestre Varela. In tutto questo, però, tante illusioni e poca concretezza. Come dicevamo, il club venne ceduto per un solo euro a Giampietro Manenti, personaggio ineffabile sul quale si è detto veramente di tutto. Ma questa è un'altra storia.

Certamente, le due esperienze straniere al timone del Parma risultano imparagonabili in tutto e per tutto, con l'interregno cinese che se non altro ha avuto dalla sua dei risultati sportivi gloriosi, al contrario della fugace e misteriosa esperienza russo-cipriota, anzi, albanese. L'anno nero del Parma, quel 2014/2015, è passato anche da qui. E dire che una proprietà straniera aveva sfiorato il Parma anche prima, negli anni dell'amministrazione controllata, con lo svizzero Valenza e lo spagnolo Sanz interessati all'acquisizione del club crociato. E anche dopo, quando l'ex asso del baseball Mike Piazza cercò di rilevare il Parma: non ci riuscì, e ripiegò qualche mese dopo sulla Reggiana, con risultati però decisamente deludenti. Dall'altra parte dell'Enza, questo, lo sanno bene...