Zola: "Arrivai in un grande Parma che giocava forse il miglior calcio. Per fortuna c'era Scala..."

14.05.2026 11:12 di  Riccardo Civa   vedi letture
Zola: "Arrivai in un grande Parma che giocava forse il miglior calcio. Per fortuna c'era Scala..."
© foto di Serventi/ParmaLive.com

L'ex calciatore Gianfranco Zola, ha parlato al "Poretcast", in un episodio svoltosi nel museo del Tardini. Queste le dichiarazioni sull'esperienza a Parma: "Quando sono venuto a Parma, la squadra giocava forse il miglior calcio. Giocavano bene, erano una bella realtà che stava crescendo e ci andai per aiutare la squadra a salire ancora di più di livello. Questo era il mio obiettivo, non nascondo che avevo all'inizio molta responsabilità, ci si aspettava tanto da me e non era facile migliorare una squadra così. C'era tanta aspettativa e all'inizio facevo gol, ma la squadra non giocava bene. Ci furono un pò di difficoltà ma per fortuna c'era un allenatore che continuò ad insistere su di me. Eravamo una squadra senza punti deboli, quando arrivai avevano appena vinto la Coppa delle Coppe e giocava un bel calcio. A Parma c'era un gruppo stupendo, rivedersi a distanza di anni è bello. C'e sempre stato un legame forte tra di noi. Questa è la parte bella del percorso, però poi stai un pò a Parma, un pò a Napoli, poi vai a Londra...Devi fare tanti sacrifici".

Ronaldo il fenomeno disse che uno dei difensori che temeva di più era Thuram:
"Era impressionante, forte fisicamente, veloce e intelligente. Era completo, lo abbiamo visto da subito in allenamento. Eravamo una squadra forte, c'era anche Cannavaro e due attaccanti come Chiesa e Crespo. Quando io andai via arrivò anche Stanic, era una squadra senza punti deboli".

Sulla crisi della Nazionale:
"Non è vero che non produciamo più ragazzi, basta vedere i risultati delle Under, siamo competitivi. Il problema è che a 17 anni un ragazzo non è pronto, ha bisogno di un percorso. Se abbiamo ragazzi bravi e non giocano in Serie A perché ci sono stranieri pronti, perdiamo un'opportunità per farli crescere. Un ragazzo come Totti o Baggio, ce n'è uno ogni 10 anni, molti altri non sono pronti subito, ma bisognerebbe farli giocare con i più grandi che sono esperti. Hanno qualità ma non il mestiere, non sanno come utilizzare le loro qualità al meglio e altre le devono acquisire. Quale miglior opportunità di farli giocare ad un livello superiore? Se un ragazzo sbaglia, se aiutato impara e continua a crescere, ci vuole però coraggio. Magari puoi perdere una partita per un errore, ma se lo assisti quel ragazzo cresce e magari diventa Maldini. Facciamo fatica in Italia perché vogliamo sempre gente pronta".

LEGGI QUI: Valeri cambia passo: girone di ritorno su alti livelli per l'esterno