Pecchia: "Ormai i progetti durano una settimana, l'anno scorso non ho allenato per una scelta personale"

12.07.2026 11:41 di  Riccardo Civa   vedi letture
Pecchia: "Ormai i progetti durano una settimana, l'anno scorso non ho allenato per una scelta personale"
© foto di ParmaLive.com

L'ex allenatore del Parma Fabio Pecchia, ha parlato al Corriere dello Sport della sua esperienza in crociato e della valorizzazione di alcuni giovani. Queste le dichiarazioni riportate: "L'anno scorso non ho allenato per una scelta personale. Ho deciso di guardare il mondo del calcio da un punto di vista diverso. Starne fuori è un vantaggio perché vedi cose che da dentro fai fatica ad approfondire".

Ad esempio?
"Il modo in cui un tecnico deve rapportarsi con le varie componenti, in particolare con i giocatori. Il nostro è un mondo che va troppo veloce e bisogna interagire in modo diverso con le giovani generazioni. L'approccio deve essere molto individuale perché le squadre sono multietniche. Poi ho potuto valutare il percorso di questi giovani. Alla Cremonese avevo un gruppo italiano forte, cosa rara: Fagioli Carnesecchi, Okoli e Gaetano. per fare dei nomi".

Cosa serve con i giovani?
"Pazienza. Da parte degli allenatori e dei club".

Lei è approdato al Napoli di Lippi a 20 anni. Oggi un 20enne fatica ad avere spazio in A.
"I giovani alternano le loro prestazioni, ci sono up and down. Bisogna avere pazienza. A Parma avevo Leoni, all'epoca 17 enne che ho inserito in contesti complicati. A distanza di 2 mesi è stato venduto al Liverpool a 35 milioni. Ma so bene il dazio che ho pagato".

Alla Juve si trovò davanti Zidane, Deschamps e Davids. Quanto le è servita quell'esperienza?
"E stato il mio cruccio, erano dei mostri sacri. Quella storia mi è servita perché tutti calciatori vogliono giocare. Quindi, un allenatore deve dare fiducia a tutti, anche a chi non gioca. E mantenere alto il livello di autostima di un gruppo è la sfida più grande. Per me c'è la persona al centro".

Ci sono giovani talenti in Italia?
"Ci sono alcuni calciatori bravi, che hanno bisogno di tempo. Però, poi devono giocare, in Italia o altrove. Potrei fare tanti nomi di giovani ai quali ho dedicato tempo, perderdo anche partite. E ora li vedo in Champions o ai Mondiali. È il caso di Circati e Bonny".

Cosa va rivisto, allora?
"Il sistema. Non mi è mai piaciuto l'obbligo di schierare i giovani nelle categorie inferiori. Bisogna stimolare i club a creare strutture. Una società deve avere un centro sportrvo: se arriva in C, deve puntare alla formazione. Poi tante squadre rappresentano il territorio e vanno tutelate perché il calcio ha anche un effetto sociale".

Come sarà la prossima B?
"Il Palermo è la favorita sulla carta, poi ci sono le retrocesse. Le sorprese? L'anno scorso il Modena e il Catanzaro hanno fatto bene".

Con Benitez si sente ancora?
"Spesso. Condividiamo i percorsi e le scelte".

La chiamano ancora Avvocato?
"Sì, i vecchi compagni. La Laurea in Giurisprudenza mi è servita ad avere una metodologia e una progressione didattica".

Cosa cerca ora Pecchia?
"Ormai i progetti durano una settimana. Le squadre mi devono piacere. Questione di emozioni. Deve scattare un'empatia, una scintilla. Può accadere in Italia, ma anche all'estero".

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