Ndiaye sul suo percorso: “L’inverno a Lione era difficile, ma ci ho sempre creduto. Ho solo un rimpianto”
Dopo aver parlato di sogni e obiettivi, il difensore del Parma Abdoulaye Ndiaye ha parlato anche della sua vita e della sua carriera nel nuovo episodio di ParmaRoots. Questi i suoi pensieri sulla sua carriera.
Sull’infanzia: “Io sono nato in Senegal, sono nato in un quartiere, anzi in una banlieues, non in un quartiere ricco. Un quartiere normale dove la povertà era molto presente. Siamo cresciuti così, c’erano tante difficoltà. E oggi sono qui, sono fiero del mio percorso. E poi ho una grande famiglia, che mi ha cresciuto bene. Mi hanno trasmesso molti valori, per questo quando incontro qualcuno porto sempre rispetto verso tutti. Ho perso mio padre quando ero giovane e sono cresciuto con mia mamma. E l’unico rimpianto è che avrei voluto che mio papà mi potesse vedere ora. Ma purtroppo è Dio che decide, e le cose sono andate così. E adesso è mia mamma che mi ha cresciuto, che ha fatto tanto per me e i miei fratelli, perché siamo parecchi. Da piccolo, dopo aver perso mio padre, la mia famiglia ha avuto un periodo difficile. Non volevano che mi dedicassi al calcio, perché volevano che continuassi a studiare e concentrami. E lì invece era complicato, perché io ero troppo concentrato sul calcio, volevo riuscire. La mia famiglia era un po’ contraria, ma ho lottato finchè non li ho convinti per avere tutti dalla mia parte. Sono molto fiero di venire da questa famiglia: non mi mettono pressione, ci sono per me e mi sostengono”.
Sulla carriera e il periodo in Francia: “I periodi più difficili per me erano quelli invernali, perché a Lione fa molto freddo. Io non ero abituato, in Senegal anche a dicembre fanno 20, 25 gradi. Quando sono arrivato a Lione conoscevo già qualcuno, eravamo nello stesso centro di formazione, perché a Dakar il Sacre-Coeur collaborava con il Lione. Quindi quando sono arrivato conoscevo già qualcuno. A Bastia invece quando sono arrivato non conoscevo praticamente nessuno, ma a fine stagione parlavo il francese con tutti, ed è stato più facile. A Troyes sono arrivato io per primo, poi ne ho parlato al telefono. Sapevo che era una buona piazza, l’ho chiamato e gli ho detto: “Vieni, può essere una buona cosa”. Perché io e Mohamed Diop eravamo nello stesso centro di formazione, nella stessa stanza, ed è stato bello passare un anno insieme”.
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