Lucarelli: “Non abbiamo smesso di giocare nell’interesse dei dipendenti del Parma”
Protagonista del periodo della presidenza di Giampietro Manenti, l’ex capitano crociato Alessandro Lucarelli ha raccontato nel corso del documentario “Uno, nessuno, Manenti” di quanto da lui vissuto in quel periodo e delle motivazioni per cui decisero di non smettere di giocare: “Tante volte anche i tifosi ci avevano chiesto di smettere di giocare e di finirla lì, perché era giusto fare un passo così forte. Noi ci pensammo anche, ma sotto di noi c’erano i dipendenti, che con quegli stipendi portavano avanti le loro famiglie. Dunque tutto quello che abbiamo fatto in quella stagione è stato più per il loro interesse che per il nostro”.
Continua: “Tra i giocatori più arrabbiati con Manenti sicuramente c’ero io, perché io avevo la responsabilità della squadra e della tifoseria, quindi ero il punto di riferimento di tutti. È vero che qualche giocatore, avendo un carattere più tranquillo e malleabile, si metteva lì ad ascoltarlo per capire cosa avesse nella testa. Ma da lì a dire che gli credevano mi sembra esagerato. Mentre ci allenavamo arrivavano i furgoni delle autorità giudiziarie per portare via il materiale”.
Conclude: “Col passare dei giorni e delle settimane, quando vedevo che tutte le sue promesse puntualmente non venivano messe in atto, ci fu anche uno scontro abbastanza forte in sala stampa, col sindaco venne a parlare per capire cosa avesse in testa e cominciarono a discutere animatamente. Manenti a un certo punto esplose dicendo: ‘Lei non si deve permettere di parlarmi così perché questa è casa mia’. Io ero stato zitto fino a quel momento, ma lì alzai e gli dissi: ‘Qui di tuo non hai nulla, quindi alzati e vattene’”.
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