La storia di Manenti: "Facevo manutenzione del verde. Dal 2015 in poi fatico a trovare lavoro"
DAZN riavvolge il nastro e torna a parlare del fallimento del Parma FC, con un documentario costruito attorno alla figura di Giampietro Manenti, divenuto l'immagine del disastroso crac del Parma. Il racconto riavvolge il nastro e dà voce a Manenti, che racconta la sua storia prima dell'arrivo a Parma: "Io son nato a Bollate, nella provincia di Milano. Mio padre lavorava in una società di vernici, mia mamma era casalinga. Mi son diplomato in agraria, poi ho provato a fare l'università ma il lavoro, il tempo e le ragazze non mi hanno permesso di continuare gli studi universitari. Dopo la scuola, ho avuto la fortuna di entrare in questo gruppo che faceva formaggi e mozzarelle e lì ho sviluppato l'attività per cui avevo studiato, quindi responsabile controllo qualità.
La storia si è evoluta e sono entrato nel gruppo ENI, quindi Montedison, Enimont, fino alla morte di Enimont agricoltura che poi si è evoluto in Isagro SPA, che esiste tutt'ora. Aiutavo poi il mio padrino a fare il mobiliere, montavamo i mobili, ma nel tempo l'attività che mi ha impiegato è stata la manutenzione del verde. Oltre a gestire una cooperativa, avevo due società mie che si occupavano di manutenzione del verde a livello soprattutto cimiteriale. In parallelo andava avanti l'attività sportiva. Ho lavorato nel punto Juve, a capo c'era Antonio Cabrini, si cercavano tra realtà di basso livello, in cerca di talenti. Io seguivo alcune società dell'hinterland milanese che gestivo a livello di contatti e di formazione degli staff con Juventus. Ho fatto di tutto nella vita, anche quando lavoravo in Isagro, facevo trattamenti anti-parassitari in prima persona: mi sono dilettato a fare di tutto, una marea di lavoretti. Dal 2015 poi è stato molto difficile trovare lavoro e opportunità diverse, perché son stato marchiato in modo non corretto. Penso lo sappiano in pochi, sono stato assolto".
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