Bia: “A sedici anni impennavo sullo Stradone del Tardini dopo le partite, mi sentivo invincibile”

09.03.2026 09:21 di  Bartolomeo Bassi   vedi letture
Bia: “A sedici anni impennavo sullo Stradone del Tardini dopo le partite, mi sentivo invincibile”
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Intervenuto alla Gazzetta dello Sport per una lunga chiacchierata, l’ex difensore Giovanni Bia ha parlato della sua carriera. Nato e cresciuto calcisticamente e non a Parma, l’ex crociato esordì giovanissimo al Tardini per poi iniziare una girandola tra diverse squadre in Italia: prima Perugia, poi Trento, Cosenza, Napoli, Inter e ancora Udinese, Brescia, Bologna e infine Reggiana dopo una breve esperienza in Francia al Saint-Etienne. Questi i suoi ricordi dell’avventura a Parma.

Giovanni Bia, partiamo dall’inizio: lei esordisce in Serie B ad appena sedici anni. A quell’età si pensa di avere il mondo in mano?
“Eh… un po’ sì, io ero una testa matta, sapevo di avere talento e mi sentivo invincibile. Esordii a Parma e dopo le partite uscivo impennando con la moto lungo il viale dello stadio. Ero un tipo bizzarro, diciamola così”.

Da difensore, chi era il suo modello?
“Franco Baresi, giocarci contro nel derby di Milano è stato un onore. Poi anche Ciro Ferrara, che per me è stato un fratello maggiore. A Napoli mi prendeva da parte e mi spiegava chi erano gli avversari che avrei dovuto marcare, che caratteristiche avevano, mi dava consigli. Era un match analyst in campo”.

In chiusura, il presente. Oggi fa il procuratore: gestisce Cambiaso della Juventus, Ravaglia del Bologna e tanti altri:
“Ai ragazzi cerco di insegnare anche i valori e ad avere l’approccio giusto. Ne ho visti troppi con un talento sconfinato che si sono persi per strada. Poteva essere anche la mia fine”.

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