Benarrivo: “Il mio Parma era nato per vincere contro grandi squadre. Asprilla il più forte, e salvai Ancelotti”
Intervenuto in esclusiva al Corriere di Bari, l’ex calciatore del Parma Antonio Benarrivo ha parlato della sua esperienza nel calcio italiano. Dagli esordi con il Brindisi fino ai tredici anni passati al Parma, queste le parole della leggenda gialloblu.
Benarrivo, com’è stato esordire nel grande calcio in terra natia?
“A Brindisi arrivai in prima squadra in emergenza: con pochi soldi, il presidente Pascali promosse dodici o tredici ragazzi della Juniores. Il vivaio però era buono e ci ritrovammo subito in una serie C durissima. Ci salvammo da ragazzi, poi con Fanuzzi e Ansaloni sfiorammo la B”.
Poi arrivò il Parma e 13 anni di serie A, che ricordi ha?
“I risultati di una provinciale straordinaria: quattro coppe europee e quattro trofei italiani. Rimasi perché era un club ambizioso, nato per vincere contro grandi squadre. Nella Coppa delle Coppe del 1993 trovammo in semifinale l’Atletico Madrid”.
La notte europea a cui è più legato?
“La Coppa delle Coppe vinta a Londra contro l’Anversa, il primo trofeo europeo del Parma. Chi ricordo con più piacere di quella squadra? Tutti. Tra il ’92 e il ’95 la forza fu il gruppo: fratelli, non colleghi. Vincemmo cinque trofei con tanti giocatori allora poco conosciuti. Nevio Scala fu decisivo nel tenere tutti uniti. Il più forte? Se ne devo scegliere uno, Tino Asprilla”.
Lei non era un goleador, ma qualche rete importante l’ha segnata. Quale la più importante?
“Quella di Vicenza nel 1996: l’1-1 che salvò Ancelotti dall’esonero. Ero molto legato a lui e quel gol gli salvò la panchina, forse anche la carriera. A fine novembre eravamo quartultimi, poi chiudemmo secondi a due punti dalla Juventus. Da quella gara il Parma decollò. L'assist che ricordo con più piacere è il cross per il colpo di testa di Asprilla contro lo Sparta Praga, decisivo per passare il turno in Coppa Uefa”.
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