Zamanian sulla squadra: “Provo a fare da ponte tra compagne e mister. Sento che posso aiutare”
A partire da alcune parole chiave, la centrocampista del Parma Calcio Women Annahita Zamanian si è raccontata ai microfoni del club per il progetto Off the Pitch. Questi i suoi pensieri sulle sue origini e sul viaggio che la ha portata prima al PSG e poi al Parma.
Origini: “Sono nata a Londra da genitori iraniani e francesi. I miei genitori si sono conosciuti a Londra, dove mio papà giocava a calcio. A 4 anni siamo andati in Svezia, dove avevamo famiglia, e mio papà e mio zio hanno aperto un ristorante. Mi piaceva la Svezia, c’era molta natura e di vita per i bambini. A 18 anni sono andata in Francia, dove ho vissuto 2 anni a Parigi e poi sono arrivata in Italia, dove non sono più andata via. La nazionalità francese? Non potevo giocare per la Svezia, ma mi ero resa conto che ero abbastanza forte per poter giocare in una Nazionale. Avendo passaporto inglese e francese ho provato a vedere se qualcuno fosse interessato, e la Francia mi ha dato una opportunità per farmi vedere e da quando ho 16 anni gioco per loro. I luoghi fanno qualcosa, però avendo tante culture mi rendo conto che sono le persone che sono le basi per i sentimenti. Una casa o una città non ti danno più valore delle persone che si conoscono. Ogni città dove ho vissuto hanno però un valore e un ricordo per me. E’ impossibile sceglierne uno, ma penso che sia solo un plus nella vita questa cosa. Mi ha dato tanto, posso capire più culture e più persone e sono cresciuta come persona. Io sono io e non importa di dove sono. Mi dà tanto, anche con le compagne di squadra. Sento che posso aiutare quelle che parlano la mia lingua, posso essere un ponte tra giocatrici e mister. Mi rendo conto delle difficoltà che hanno, se una cosa è diversa in Italia e Svezia provo ad aiutarle e a farle capire. Stavo parlando l’altro giorno con delle compagne con cui parlo francese, e mi dicono che non sono divertente in francese. Io rispondevo ‘peccato che non mi conoscete in inglese o svedese, faccio più ridere’. È interessante, quando parli più lingue sei anche diverso in base alle lingue. Quando ero in Francia era più facile dire che ero francese, dipende dal mio umore (ride, ndr). Se io e mia mamma ci vogliamo dire i segreti parliamo in francese, quando siamo insieme inglese o persiano. Con i fratelli invece svedese”.
Viaggio: “Penso che la parola viaggio è sempre all’inizio. Quando lo fai è sempre un inizio. Sono andata a fare il Mondiale Under 20 in Francia, ed era speciale perché era dove è nata mia mamma. Lì il PSG mi ha visto ed era interessato, non potevo dire di no. Penso sia stata la scelta giusta. Io dico sempre che sono all’inizio del mio viaggio, voglio migliorare ogni giorno sotto ogni aspetto. Ho tanto nel mio bagaglio ma voglio sempre avere di più. Sicuramente mia mamma e mio papà mi hanno dato tanto, nel calcio e nella vita. Quello che hanno fatto per me e i miei fratelli è pazzesco, sono stati coraggiosi. Questa cosa mi ha seguito, e se gioco a calcio è grazie a mio papà e ai miei fratelli. Mio papà è nervoso con il calcio, tifa il Manchester United ma non lo guarda. Non sempre mi guardano, però mi scrivono sempre chiedendomi come è andata, mi supportano in tutto. Tante volte mio papà me lo dice, se fossimo restati in Inghilterra forse non avrei giocato. In Svezia invece giocavo con ragazze della mia età da subito, sono consapevole che se non avessi vissuto lì avrei fatto più fatica”.


