Scala sul 3-5-2: “Mi ha dato soddisfazioni. Ma per me il modulo lo interpretano i giocatori”
Intervenuto in una lunga intervista rilasciata alla Gazzetta di Parma, l’ex allenatore crociato Nevio Scala ha parlato anche del modulo che rappresenta un suo marchio di fabbrica, il 3-5-2, a cominciare dai suoi veri e propri albori: “È nato a Reggio Calabria, perché mi ero accorto che sarebbe stato il modulo più indicato per la rosa che avevo a disposizione. E mi ha dato grandi soddisfazioni: promozione dalla C alla B al primo anno e poi spareggio per la promozione in A, perso ai rigori”.
E poi a Parma è successo quello che tutti sappiamo.
“Già. Anche qui avevo gli uomini giusti, penso soprattutto a Benarrivo e Di Chiara. Non a caso, quando Alberto è venuto a trovarmi in cantina, mi ha detto ‘guarda un po’ cosa sei riuscito a costruire, con le tutte le vittorie che hai ottenuto grazie a noi…’”.
Il suo 3-5-2 è lo stesso che viene applicato adesso?
“Non saprei, seguo poco il calcio, a parte il Parma, perché è nel mio cuore. Il mio era un calcio molto semplice, il modulo veniva sempre interpretato dai giocatori in campo. C’erano dei fondamentali da rispettare, ma tutti godevano di libertà assoluta. Certo non avrei mai detto a Pizzi di non tentare un dribbling o un tunnel, se si sentiva di farlo; o a Di Chiara e a Benarrivo di limitarsi a difendere. Ho sempre interpretato così il modulo, anche dopo, in Turchia, in Ucraina, ovunque”.
Non trova che troppi allenatori, con presunzione, siano fissati con il proprio modulo e pretendano che le squadre si adattino a quello, e non viceversa?
“È un grave errore. Un bravo allenatore sceglie il modulo in base alle caratteristiche dei giocatori. Se uno insiste a imporre il proprio credo a prescindere, è allora è bene che cambi mestiere”.


