Parma Women, Zamanian: “Sono dove dovrei essere. Non posso cambiare l’ignoranza ma posso restare positiva”

26.05.2026 19:01 di  Bartolomeo Bassi   vedi letture
Parma Women, Zamanian: “Sono dove dovrei essere. Non posso cambiare l’ignoranza ma posso restare positiva”

Per il progetto Off the Pitch, promosso da Parma Calcio su Youtube, la calciatrice del Parma Women Annahita Zamanian si è raccontata. La centrocampista ex PSG e Juventus ha parlato del proprio passato, presente e futuro a partire da alcune parole chiavi, tra cui “origini”.

Origini: “Sono nata a Londra da genitori iraniani e francesi. I miei genitori si sono conosciuti a Londra, dove mio papà giocava a calcio. A 4 anni siamo andati in Svezia, dove avevamo famiglia, e mio papà e mio zio hanno aperto un ristorante. Mi piaceva la Svezia, c’era molta natura e di vita per i bambini. A 18 anni sono andata in Francia, dove ho vissuto 2 anni a Parigi e poi sono arrivata in Italia, dove non sono più andata via. La nazionalità francese? Non potevo giocare per la Svezia, ma mi ero resa conto che ero abbastanza forte per poter giocare in una Nazionale. Avendo passaporto inglese e francese ho provato a vedere se qualcuno fosse interessato, e la Francia mi ha dato una opportunità per farmi vedere e da quando ho 16 anni gioco per loro. I luoghi fanno qualcosa, però avendo tante culture mi rendo conto che sono le persone che sono le basi per i sentimenti. Una casa o una città non ti danno più valore delle persone che si conoscono. Ogni città dove ho vissuto hanno però un valore e un ricordo per me. E’ impossibile sceglierne uno, ma penso che sia solo un plus nella vita questa cosa. Mi ha dato tanto, posso capire più culture e più persone e sono cresciuta come persona. Io sono io e non importa di dove sono. Mi dà tanto, anche con le compagne di squadra. Sento che posso aiutare quelle che parlano la mia lingua, posso essere un ponte tra giocatrici e mister. Mi rendo conto delle difficoltà che hanno, se una cosa è diversa in Italia e Svezia provo ad aiutarle e a farle capire. Stavo parlando l’altro giorno con delle compagne con cui parlo francese, e mi dicono che non sono divertente in francese. Io rispondevo ‘peccato che non mi conoscete in inglese o svedese, faccio più ridere’. È interessante, quando parli più lingue sei anche diverso in base alle lingue. Quando ero in Francia era più facile dire che ero francese, dipende dal mio umore (ride, ndr). Se io e mia mamma ci vogliamo dire i segreti parliamo in francese, quando siamo insieme inglese o persiano. Con i fratelli invece svedese”.

Viaggio: “Penso che la parola viaggio è sempre all’inizio. Quando lo fai è sempre un inizio. Sono andata a fare il Mondiale Under 20 in Francia, ed era speciale perché era dove è nata mia mamma. Lì il PSG mi ha visto ed era interessato, non potevo dire di no. Penso sia stata la scelta giusta. Io dico sempre che sono all’inizio del mio viaggio, voglio migliorare ogni giorno sotto ogni aspetto. Ho tanto nel mio bagaglio ma voglio sempre avere di più. Sicuramente mia mamma e mio papà mi hanno dato tanto, nel calcio e nella vita. Quello che hanno fatto per me e i miei fratelli è pazzesco, sono stati coraggiosi. Questa cosa mi ha seguito, e se gioco a calcio è grazie a mio papà e ai miei fratelli. Mio papà è nervoso con il calcio, tifa il Manchester United ma non lo guarda. Non sempre mi guardano, però mi scrivono sempre chiedendomi come è andata, mi supportano in tutto. Tante volte mio papà me lo dice, se fossimo restati in Inghilterra forse non avrei giocato. In Svezia invece giocavo con ragazze della mia età da subito, sono consapevole che se non avessi vissuto lì avrei fatto più fatica”.

Parma: “Parma è stata un posto di riinizio per me. Ho avuto un paio d’anni difficili con infortuni e in squadre dove non mi ero trovata al top. Parma mi ha dato l’opportunità di ricrescere di trovare un amore per il calcio che avevo un po’ perso. Adesso la sento come casa. Mi sento bene, di nuovo me stessa, lo ricorderà sempre così. In Svezia non ho mai vissuto con la sensazione di differenza tra maschile e femminile. E’ vero che ci sono tante cose da cambiare, ma c’è più rispetto. In Italia cambia, però penso che quelle che arrivano dalla Scandinavia hanno una cultura più aperta. Più giocatrici arrivano da lì più diventerà naturale nel calcio italiano. Dopo diversi anni in Italia, rispetto a quando sono arrivata, la differenza è enorme, sono sicura cambierà ancora di più. Anche grazie al Parma, dove uomo e donna sono uguali, secondo me con il tempo trasmetteranno questa cosa agli altri club. Nelle prossime generazioni spero si trasmetterà, non serviranno queste discussioni. Spero che tra dieci anni, quando intervisterete una ragazza di Parma, non dovrete parlare delle culture diverse. Penso che sia una cosa bella del nostro mondo sia che si viaggia e che si cambia. C’è un ricambio di cultura, il mondo è fatto per essere un mix di tutto il buono che c’è”.

Champions League: “E’ una delle cose più belle che puoi giocare. Spesso con i miei fratelli, quando giocavamo per strada o nei campi, facevamo finta di giocare in Champions. E’ strano pensare che ci ho giocato davvero quando era un sogno, spero di ritornarci. Quando ho giocato in Francia tutte le ragazze hanno giocato prima con i maschi, io ho avuto la fortuna che nessuno mi aveva detto di no, però mi comportavo come un maschio. Non mi dicevano mai che non potevo, anche se ero discriminata perché avevo i capelli corti e sembravo un ragazzo. A 10 anni, in un torneo di una scuola, erano convinte fossi un maschio e volevano che dimostrassi fossi una femmina. A mio papà faceva ridere questa situazione, diceva che ero forte e basta. Gli arbitri mi chiedevano l’autografo, dicevano che mi avrebbero visto in televisione. Io scelgo sempre il bello, nella mia famiglia non hanno mai dubitato. Lo volevo così tanto che ero pronta a giocare con i maschi. Nel mondo ci sono sempre degli ignoranti, io posso cambiare me stessa e non loro”.

Scelta: “Penso che siamo tutti nel posto dove dovremmo essere. La vita è già scritta e dobbiamo viverla essendo buone persone. Il cuore sceglie, ogni tanto la pancia. Per esempio al PSG tante persone mi dicevano di non andare, forse avevano ragione o forse no, non si saprà mai. Quando dovevo decidere, dopo il Mondiale, avevo scelto di dire di no, mi ero fatta condizionare. La mia procuratrice mi aveva chiesto che numero volevo, se 19 o 33. Il mio numero è sempre stato 19, quando ho visto che era libera ho subito detto ‘ci vado’. Io sono nata il 19 febbraio, i miei genitori si sono sposati il 19 marzo, la mia prima maglia aveva il 19 ed era anche l’unica disponibile nella mia prima squadra. Era destino, ho preso la decisione di andare”.

Futuro: “Cosa mi aspetto dal futuro? Mi aspetto di continuare ad essere felice e continuare a lavorare duro. Provo a vivere il momento, del futuro non si sa nulla. Provo a vivere la vita con gratitudine ogni giorno cercando di migliorarmi. A me piccola direi di divertirmi di più, prendevo il calcio troppo sul serio. Avrei voluto godermi di più le belle città e i paesi. Ci saranno sempre ignoranti, io voglio trasmettere positività. Nella vita ci sarà purtroppo sempre negatività, ma sta migliorando”.

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