Ndiaye: “Prima stagione difficile, ma ora voglio spaccare tutto. Il Parma mi voleva”

17.06.2026 10:15 di  Bartolomeo Bassi   vedi letture
Ndiaye: “Prima stagione difficile, ma ora voglio spaccare tutto. Il Parma mi voleva”

Intervenuto nella nuova e ultima puntata di ParmaRoots, il difensore del Parma Abdoulaye Ndiaye si è raccontato, partendo dalle sue origini e arrivando a sogni e obbiettivi. Queste le sue parole nella cornice della biblioteca “Padre Lino Maupas di Vicofertile”.

Sull’infanzia: “Io sono nato in Senegal, sono nato in un quartiere, anzi in una banlieues, non in un quartiere ricco. Un quartiere normale dove la povertà era molto presente. Siamo cresciuti così, c’erano tante difficoltà. E oggi sono qui, sono fiero del mio percorso. E poi ho una grande famiglia, che mi ha cresciuto bene. Mi hanno trasmesso molti valori, per questo quando incontro qualcuno porto sempre rispetto verso tutti. Ho perso mio padre quando ero giovane e sono cresciuto con mia mamma. E l’unico rimpianto è che avrei voluto che mio papà mi potesse vedere ora. Ma purtroppo è Dio che decide, e le cose sono andate così. E adesso è mia mamma che mi ha cresciuto, che ha fatto tanto per me e i miei fratelli, perché siamo parecchi. Da piccolo, dopo aver perso mio padre, la mia famiglia ha avuto un periodo difficile. Non volevano che mi dedicassi al calcio, perché volevano che continuassi a studiare e concentrami. E lì invece era complicato, perché io ero troppo concentrato sul calcio, volevo riuscire. La mia famiglia era un po’ contraria, ma ho lottato finchè non li ho convinti per avere tutti dalla mia parte. Sono molto fiero di venire da questa famiglia: non mi mettono pressione, ci sono per me e mi sostengono”.

Sulla carriera e il periodo in Francia: “I periodi più difficili per me erano quelli invernali, perché a Lione fa molto freddo. Io non ero abituato, in Senegal anche a dicembre fanno 20, 25 gradi. Quando sono arrivato a Lione conoscevo già qualcuno, eravamo nello stesso centro di formazione, perché a Dakar il Sacre-Coeur collaborava con il Lione. Quindi quando sono arrivato conoscevo già qualcuno. A Bastia invece quando sono arrivato non conoscevo praticamente nessuno, ma a fine stagione parlavo il francese con tutti, ed è stato più facile. A Troyes sono arrivato io per primo, poi ne ho parlato al telefono. Sapevo che era una buona piazza, l’ho chiamato e gli ho detto: “Vieni, può essere una buona cosa”. Perché io e Mohamed Diop eravamo nello stesso centro di formazione, nella stessa stanza, ed è stato bello passare un anno insieme”.

Sulle sue qualità: “Sulle mie qualità nell’uno contro uno ho lavorato molto: sull’appoggio, sul leggere gli attaccanti, bisogna leggere e studiare tutto. Prima delle partite studiamo molto gli avversari, guardiamo dei video, poi sta a ognuno pensare a come difendere sul proprio avversario. Questo ti permette di essere ancora più forte. So che è rischioso, ma se riesce è il massimo. A volte quando funziona è speciale. Ma da difensore bisogna prendersi dei rischi”.

Sull’arrivo a Parma: “Volevo un trasferimento definitivo, per sistemarmi per bene. Anche perché mia moglie è incinta. Volevo arrivare in un posto stabile e concentrarmi. Ho visto che, in tutto il mercato, il Parma era il club che spingeva di più. Mi voleva davvero, quindi ho detto sì. Ma prima, come ho spiegato, ho parlato con delle persone: ho sentito Koulibaly, gli ho chiesto come funziona il campionato italiano, ho chiesto ad altri come vedono la Serie A. Volevo capire se potevo impormi. Mi hanno detto tutti la stessa cosa: “Hai qualità, giochi bene il pallone, sei forte nei duelli, se ti adatti bene puoi farcela”. Mi ha motivato a venire qui, la Serie A valorizza i difensori. E io mi sono detto: “Perché non venire qui, mi farà crescere molto”. E da qui col tempo posso diventare ancora più grande, è questo che sogno. Sinceramente, voglio essere tra i migliori difensori. Ci lavoro, a Parma sto iniziando bene, faccio esperienza. Ci sono tante mazzate e colpi duri, ma la gioia sta in questo. Sono molto contento, non rimpiango di essere qui. La stagione è stata complicata, con gli infortuni e tutto. Prepareremo la prossima stagione per dare il meglio di tutti noi”.

Su Parma: “Perché Parma? E’ in città, mi piace stare in centro, Ci sono tante cose da fare, anche per un bambino. A mia moglie piace andare per negozi, per il bambino è bello girare in centro. Io sono più un tipo casalingo, non mi piace stare fuori. Preferisco stare in casa. A volte mi prendono in giro, dicono che non esco mai, ma io sono fatto così. Però il centro mi piace, è una città simpatica e pulita, mi piace”.

Sulla prossima stagione: “So che sarà una stagione importante per noi, per il club e per me. Prima di tutto faccio i complimenti a tutto lo staff e tutti i giocatori, per la salvezza. Non è stato facile ma abbiamo lottato da professionisti, dando il massimo. Mi complimento con tutti, la prossima stagione però sarà davvero importante. Per tutti ma soprattutto per me, perché ho fatto una prima stagione dove ho visto come funziona il campionato, ora so come funziona, so dei piccoli dettagli che nella prima stagione erano un po’ complicato. Ero appena arrivato in Italia, non sapevo come funzionasse il campionato e c’erano tante cose che non mi aspettavo. Adesso però so come funzionano le cose, so come prepararmi, mi concentro su quello. Voglio spaccare tutto la prossima stagione, so che posso farlo. Inshallah lo farò”.

Sul rappresentare l’Africa: “Vi prometto che mi impegnerò al massimo, anche se non sarà perfetto, la prossima stagione parlerò italiano, è d’obbligo. So che è molto importante per la squadra, e anche per me. Devo parlare, comunicare con la squadra e con l’allenatore. E’ importante e lo farò, anche per rappresentare il continente africano. So che sono l’unico in squadra dall’Africa, gli altri magari hanno altre origini. Io sono africano al 100%, ho giocato con la Nazionale e rappresento l’Africa. Spero di aver dato una buona immagine per gli altri che verranno in futuro e per tracciare la strada”.

Sulla biblioteca “Padre Lino Maupas di Vicofertile”: “E’ un posto speciale, l’ho già visitato e incontrato gli alunni ed è andata molto bene. Abbiamo contribuito perché ci fosse, ed è molto importante per i bambini perché possano studiare e leggere. Sinceramente mi fa tantissimo piacere partecipare e fare qualcosa per i bambini, perché anche io ho un figlio e mi piacerebbe che un giorno qualcun altro facesse lo stesso per lui. Mi fa tanto piacere, sono contento di essere qui e che questo posto esista”.

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