Mattia Notari: “Stiamo dando continuità e futuro. Corrent ha avuto offerte ma è più motivato che mai”

29.06.2026 09:22 di  Bartolomeo Bassi   vedi letture
Mattia Notari: “Stiamo dando continuità e futuro. Corrent ha avuto offerte ma è più motivato che mai”

Alla Gazzetta di Parma, il Responsabile del Settore Giovanile Mattia Notari si è concesso a una lunga intervista. Tanti i temi toccati, dal rinnovo siglato poche settimane fa fino alla visione sul futuro del club.

Sul rinnovo: “È la riconferma che questo club guarda al futuro e alla continuità del lavoro che è stato fatto finora. Per me la cosa più importante degli ultimi mesi era sedermi al tavolo assieme all'amministratore delegato Cherubini e comprendere quali fossero le linee strategiche, sempre legate alla linea verde e alla grande importanza data dal club alla formazione, alla crescita e alla valorizzazione dei giovani calciatori. Un segnale bello e importante, anche per chi osserva il Parma dall'esterno”.

Cosa rappresenta il rinnovo di Corrent?
“Uno dei fili conduttori dei nostri allenatori e dirigenti è il desiderio di stare in quest'ambiente e di crescere come persona e professionista. Mister Corrent ha ricevuto parecchie offerte, ma è lui stesso il primo ad aver dato un segnale importante di credere ancora in un percorso di valorizzazione dei giovani. Lo ha fatto in totale autonomia e consapevolezza, lo sto sentendo ogni giorno più motivato che mai nel trovare ingredienti e soluzioni per poter ripartire con un nuovo ciclo. Usciranno diciassette giocatori (classe 2006 ndr) per motivi anagrafici, qualcun altro per opportunità di mercato. Sarà una Primavera rinnovata e molto più giovane, ma questo non ci distoglie dall'obiettivo principale di formare i ragazzi che possano affacciarsi al calcio professionistico. L'errore più grande sarebbe soffermarsi sul risultato sportivo dell'ultima annata e magari affannarsi nella ricerca di una riconferma: saremmo ipocriti nel dire che scendiamo in campo per far presenza però l'aspetto che anima il movimento qua a Parma è il piacere e il desiderio di migliorarsi ogni giorno. I risultati sono solo una naturale conseguenza, non una richiesta del club”.

Cosa c'è dietro ai risultati della Primavera?
“Non era mai successo che una neopromossa arrivasse alla finale scudetto e penso al fatto che le altre due squadre salite di categoria assieme a noi, Frosinone e Napoli, siano subito retrocesse. C'è un percorso alle spalle, di cui devo riconoscere i meriti a chi lavora nell'attività di base, a coloro che a livello di scouting hanno saputo suggerire e promuovere giocatori di qualità ma motivati a scegliere Parma e agli allenatori che hanno contribuito nel corso degli anni a portare avanti un gruppo eterogeneo formato da elementi cresciuti in casa come Plicco, Mena Martinez e Nwajei e provenienti dall'Italia o dall'estero. Nessuno voleva rientrare negli spogliatoi alla fine degli allenamenti, è il segnale vero di un gruppo di ragazzi che aveva il piacere di stare in campo insieme e di migliorarsi costantemente”.

Quanto l'ha resa felice il premio di miglior responsabile del settore giovanile?
“Sono fortunato perché a Parma ci sono un ottimo ambiente e un gruppo di lavoro forte. La Primavera dà visibilità all'intero movimento, sono consapevole sia stata un'annata straordinaria per loro e questo ha dato lustro a tutto il settore giovanile. I genitori, gli agenti e gli addetti ai lavori sanno che a Parma abbiamo una vision sempre più radicata, per me è l'orgoglio più grande al di là dei riconoscimenti personali”.

Come vi interfacciate con la prima squadra?
“Sono stati quattordici i ragazzi convocati in prima squadra nelle partite ufficiali, quattro di loro (Plicco, Trabucchi, Mikolajewski e Cardinali ndr) hanno avuto anche dei minuti. Quelle sono le soddisfazioni più grandi così come le richieste di mercato che arrivano oggi per i nostri calciatori. Ci sono dei momenti complicati alla fine del settore giovanile, in cui emerge la paura del salto tra i «grandi» ma è capitato in più occasioni di poterne parlare e oggi è bello quando sono loro che ti scrivono per condividere le opportunità. Continueremo a fare il tifo anche a distanza”.

Qual è il bilancio delle altre squadre del settore agonistico?
“Il bilancio è stato positivo, perché, andando a vedere le partite, quello che notiamo è che c'è la voglia di costruire e non di andare a speculare sul piano del gioco. Oltre al risultato sportivo, l'importante è trovare calciatori che lascino la speranza di poterli rivedere tra qualche anno in mezzo ai «grandi». È un percorso lungo in cui le ambizioni vanno alimentate quotidianamente, è sempre più difficile avere cammini lineari fatti di successi, gol e presenze ma noi dobbiamo creare un ambiente in grado di aiutare a superare le difficoltà che saranno all'ordine del giorno”.

Quanto vi inorgoglisce avere due giocatori italiani (Diallo e Varali) campioni d'Europa?
“Quando i nostri ragazzi vengono chiamati in Nazionale, ricordo sempre a loro che non deve mai essere un punto d'arrivo ma di partenza. Diallo e Varali hanno entrambi una caratteristica fondamentale che è la predisposizione al lavoro, l'umiltà che li rende dei leader silenziosi. Vengono rispettati e considerati dai compagni senza fare chiacchiere ma solo perché sono giocatori validi con i quali ci si rapporta sempre piacevolmente. Siamo orgogliosi di averli visti vincere un trofeo con la maglia azzurra, probabilmente li perderemo per i Mondiali in Qatar (dal 19 novembre al 13 dicembre ndr) ma dovremo essere bravi noi a tenere alta l'asticella e chiedere di sperimentare cose nuove affinché si completi il loro percorso di formazione e maturazione”.

Quante novità ci saranno nella prossima stagione?
“Nessuna rivoluzione ma piccoli assestamenti nell'ottica di un rinnovamento dal punto di vista anagrafico ed esperienziale. Alcuni allenatori prenderanno strade diverse, siamo contenti quando c'è un'evoluzione e la voglia di affrontare nuove sfide. E dobbiamo essere solo riconoscenti del percorso fatto qui da noi. A livello di formazione una delle novità sarà quella di inserire delle figure trasversali di Senior Coach, professionisti che possono accompagnare non solo i giovani giocatori ma anche gli allenatori in questo percorso di crescita. Siamo felici di poter accogliere tra le nostra fila in quel ruolo Marco Spilli, che alla Varesina ha favorito il passaggio di diversi calciatori ai professionisti”.

Quanto può agevolarvi l'inserimento di Federico Crovari nel ruolo di Football Pathway Manager?
“È un professionista che conosco da dieci anni, la fortuna è di avere una dirigenza snella, dinamica e coesa. Questo facilita anche il fatto di identificare dei riferimenti, al netto dei ruoli e delle gerarchie ci sono una serie di figure e di persone su cui i ragazzi e le famiglie sanno di poter contare”.

Che obiettivi vi ponete per il futuro?
“L'obiettivo è trovare giocatori che possano stupirci e salire in prima squadra dimostrando di saperci stare. Quello è il metro con cui viene giudicato il nostro lavoro, sono consapevole che questa è la mia prima missione e cercheremo di lavorare sodo tutta l'estate per avere giovani forti, motivati e continuare un percorso di crescita dal punto di vista umano e tecnico”.

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