Keita: "Parma città piccola e accogliente, la adoro. In futuro mi piacerebbe giocare in una big in Champions"
Il calciatore del Parma Mandela Keita, è intervenuto sul canale YouTube Junior Vertongen, per parlare della stagione fatta e del suo arrivo a Parma. Queste le dichiarazioni: "Arrivato in Italia ero davvero emozionato, volevo provare qualcosa di nuovo dopo aver vinto tutto con l'Anversa. Nella mia mente ero pronto per un nuovo passo. La prima partita a Parma però non è andata bene, ho preso due cartellini gialli e sono stato espulso. Non un inizio promettente. Ero arrivato con grandi aspettative, sono stato acquistato a caro prezzo, mi sono dovuto adattare. Dopo le cose sono andate bene, perché tutti mi hanno sostenuto, mia madre e anche la squadra. È arrivato poi Chivu, ho acquisito maggiore fiducia in me stesso. Se qualcuno ti dimostra tanta fiducia, penso che sia logico tutto il resto, fa la differenza. Ho fatto anche progressi con la lingua, ho imparato l'italiano in sette mesi: avevo tre lezioni a settimana e mi impegnavo al massimo, volevo impararlo subito".
È stato difficile lasciare tutto in Belgio?
"Sì, sono legato alla mia famiglia e lì ho mia madre, due fratelli e una sorella. È stato difficile, soprattutto perché non potevo aiutare la mia famiglia, ma mia madre è forte ed è riuscita a organizzare tutto. Mi ha cresciuto nel modo migliore, sono grato per tutto e sono simile a lei di carattere".
Porti questi valori di rispetto anche in campo?
"Sì, a volte non dico che può essere negativo, ma bisogna essere stronzi in campo e aggressivi. Questo è quello che ho imparato in Italia, perché in Italia a volte sono un po' furbi. Spero di diventare un giocatore di livello ma sta a me, devo impegnarmi sempre al massimo e rimanere con i piedi per terra".
Nel tempo libero?
"Sono una persona noiosa, sto a casa. Ho iniziato a leggere un libro di recente e guardo molte anime, sono appassionato. Guardo anime, mi rilasso e chiamo la mia famiglia, niente di speciale, sono noioso".
È stato difficile gestire i primi soldi?
"È stato facile perché come hai detto perché mia madre mi ha dato valori. So da dove vengo, tutti abbiamo passato momenti difficili, quindi la vita è molto più del calcio. Ho avuto la fortuna di avere un consulente finanziario, mi è di grande aiuto. I soldi finiscono in fretta, ti serve un piano con molte cose come investimenti immobiliari o azionari".
Investimento migliore?
"Ho comprato casa alla mia famiglia. La priorità è sempre stata prendermi cura della mia famiglia. Probabilmente questa mentalità nasce dal fatto che da piccolo ho visto tante cose che non avrei dovuto vedere e pensi perché proprio a me? Come posso assicurarmi che non accada di nuovo? Ho questa responsabilità verso la mia famiglia ma non la sento".
Parma com'è? Che ruolo hai nel gruppo?
"Città piccola e accogliente, abito vicino allo stadio. È molto tranquilla e la adoro. Nel gruppo squadra sono tipo un clown, cerco di mettere tutti a proprio agio. Cerco di sdrammatizzare in modo che tutti si sentano a loro agio, quando le cose non vanno bene, non sono il tipo che si mette a urlare. Cerco di mettere tutto nella giusta prospettiva e di prenderla con calma, sono un po' il pagliaccio del gruppo e vado d'accordo con tutti".
Com'è giocare in Italia rispetto al Belgio?
"Sono diversi, in Italia c'è molta tattica. Devi pensare molto di più. Ci sono meno gol in Italia, bisogna però essere attenti. La qualità è superiore rispetto al Belgio, ci sono giocatori di alto livello, come Rabiot, Modric, Locatelli e Calhanoglu per esempio. Giocare contro Modric è stato bello, il modo in cui controlla la palla ti fa capire che è un livello superiore".
Le voci di mercato sulle big?
"Sono cose positive, ma questi interessamenti arrivano grazie alle mie prestazioni e alla squadra. Restano però solo voci, io sono felice qui a Parma, gioco qui e ho fiducia. Ho ancora molta strada da fare per raggiungere livelli più alti. A Parma sono tranquillo".
Mondiali?
"Spero il Belgio arrivi il più lontano possibile, ci sono elementi di qualità".
Obiettivi futuri?
"Giocare la Champions League in una delle squadre più importanti del mondo, non importa dove".
Come gestisci le critiche?
"Se non le sai gestire non dovresti giocare a calcio perché sono inevitabili. Anche i migliori giocatori sono oggetto di critiche. Sono autocritico con me stesso e attorno a me ho persone altrettanto critiche. Sono severo con me stesso e a volte è un ostacolo per me perché non dovrei essere troppo critico in alcune occasioni. Vuoi sempre essere perfetto ma ti rendi conto che anche i migliori commettono errori, è umano".
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