Gialloblu Youth Reporters, Nicolussi: "Mi piace verticalizzare e cercare gli attaccanti. Idolo? Cruijff ma anche De Jong"
E' tornato l'appuntamento con la rubrica "Gialloblu Youth Reporters", ma questa volta con protagonista Hans Nicolussi Caviglia. Al Mutti Training Center, 25 bambini classe 2015 della società calcistica "Il Cervo" di Collecchio hanno vissuto un’esperienza da veri giornalisti, chiedendo al centrocampista diverse curiosità. Queste le dichiarazioni: "Consigli da dare ad un giovane calciatore? Di seguire la sua passione, seguire quello che gli dice il suo cuore. Soprattutto, quando senti che devi fare sacrifici o cose che non piacciono ma servono, è in quel momento che devi sapere che serve. In futuro tutto ti tornerà indietro e potrai raggiungere quello in cui credi".
Qual è il tuo contributo al centrocampo del Parma?
"Sono un centrocampista a cui piace tanto giocare in avanti e cercare gli attaccanti per creare occasioni. Un centrocampista deve saper fare tutto quindi anche difendere. Fare le due fasi è proprio il bello del ruolo, penso sia la cosa più importante per chi fa il mio ruolo".
Prima squadra in cui hai giocato?
"Una squadra in Valle d'Aosta, vengo da lì. Ho fatto alcuni anni lì, poi sono andato alla Juve e ho fatto da quando avevo 8 anni fino alla Prima Squadra".
Sensazione che provi quando fai gol?
"Senti un'emozione diversa da tutto il resto. Quando ero piccolo e segnavo l'emozione era la stessa di adesso, ovviamente c'è lo stadio e cose più grandi ma l'emozione è la stessa".
Com'è giocare davanti a 20 mila persone?
"Bellissimo, perché ho sempre sognato di giocare davanti a tanta gente, perché è c'è più gente che ti guarda. Non deve essere una pressione ma un aspetto che ti dà fiducia e che ti fa capire che sei in un posto dove vorresti essere. Essere guardato da tante persone poi ti fa provare delle emozioni grandi".
Come ti trovi con Cuesta?
"Molto bene anche se sono arrivato da un mese. L'ho conosciuto ed è un allenatore con idee e carattere nonostante la giovane età. Ti chiede tanto anche in allenamento, ho imparato durante la carriera che quello che fai in allenamento lo fai in partita. E' una cosa che lui osserva molto, ma anche l'aspetto della competizione durante l'allenamento. Ci fa fare sfide per allenare questo aspetto che in partita è fondamentale".
Come ti senti quando fai un assist?
"L'emozione è grande come quando fai gol, ovviamente chi fa gol è più sotto i riflettori. E' un'emozione grande perché ti senti di aver partecipato a qualcosa di importante, hai dato il tuo contributo per raggiungere l'obiettivo di squadra quindi è molto bello".
Squadra in cui ti sei trovato meglio?
"Mi sono sempre trovato bene nelle squadre in cui ho giocato. Ovviamente ogni squadra è diversa, ci sono squadre con più esperienza ma il gruppo in cui sono ora è unito, mi trovo molto bene. Non c'è qualcuno che resta fuori, siamo tutti insieme. Quando siamo in campo, ognuno corre e lavora per il compagno ed è una cosa importante".
Momenti difficili ne hai avuti in carriera?
"Certo, capita un pò a tutti. Ho avuto anche un infortunio lungo, durante quel periodo ho cercato di concentrarmi su cose in cui migliorare. Quando sei fuori vedi in modo diverso tutto e puoi concentrarti su cose che quando giochi non riesci a vedere. Devi avere fiducia e credere che puoi rientrare meglio ddi prima, non sempre un infortunio dà solo cose negative".
Cosa ammiri del calcio?
"L'aspetto primordiale, quando ti concentri sul gioco più che sul resto. L'importante è quello che fai sul campo, crescendo rimangono le stesse ovviamente con dinamiche diverse ma la parte più bella è quella del gioco".
Con che giocatore ritirato vorresti giocare?
"Pirlo, nel mio ruolo è stato uno dei migliori".
Da quanto giochi nel tuo ruolo?
"Da sempre. Da piccolo facevo l'attaccante, poi mi hanno spostato a centrocampo e mis ono trovato bene. Ho imparato piano piano gli aspetti da centrocampista".
Idolo da bambino?
"Cruijff, ha cambiato il modo di vedere il calcio. In quegli anni il calcio era più lento e lui lo ha rivoluzionato. Mi ha sempre affascinato, mi sono informato su di lui e vedevo i suoi video. E' stato un riferimento".
E' stato difficile andare bene a scuola mentre giocavi nella Juve?
"Ho fatto tanti sacrifici perché abitavo a un'ora di distanza. Mi portavano i miei genitori all'inizio agli allenamenti, poi la Juve ha messo a disposizione dei pullman che ci portavano all'allenamento. Studiavo e mangiavo lì, ho imparato cosa voleva dire fare sacrifici e a dare importanza alla scuola".
Come ci si sente a sbagliare un gol semplice in una partita importante?
"Ti cade subito il mondo addosso, ma c'è una frase che dice: "L'errore non si giudica ma si descrive". Non devi abbatterti ma capire cosa hai fatto e riconoscere l'errore, quindi appena lo riconosci lo archivi e non ci pensi più".
Debutto in Serie A?
"Emozione grandissima, l'ho sempre sognato. Mi sentivo come in una bolla, c'era tanta gente ed ero concentrato, non sentivo nemmeno i tifosi".
Come è nata la passione per il calcio?
"Da piccolo abitavo in montagna e facevo sia sci che calcio. Crescendo ho scelto il calcio e l'ho trasformato in un lavoro".
Come hai fatto a diventare professionista?
"Percorso lunghissimo, tanti si arrendono subito ma se mantieni la bussola dritta e hai in testa cosa vuoi fare, migliori. Avendo una passione, ho pensato che a tutti i costi avrei dovuto farcela".
Hobby fuori dal calcio?
"Mi piace leggere e viaggiare. Cose che ti arricchiscono. Mi piace anche il golf, qualche anno fa l'ho scoperto e mi rilassa. D'estate ci gioco quando sono libero".
Numero che porteresti a vita?
"Il 14 o il 41, un pò per Cruijff e un pò per mia sorella che è nata il giorno 14".
Gesto tecnico preferito?
"Il tiro in porta. E' un fondamentale da allenare tanto. Ci sono tanti tipi di tiro, quando sei in partita non è facile perché i difensori sono forti e veloci, quando ci riesci devi sfruttarlo al meglio".
Ti sei sentito escluso nella tua carriera?
"Può capitare in alcuni periodi, in squadre con esperienza. Se sei giovane, magari si tende a dare più fiducia a quelli esperti per arrivare al riusltato. Non ti devi sentire escluso ma parte di un processo e osservare i più esperti per migliorare".
Un modello attuale?
"De Jong del Barcellona, che ha caratteristiche che osservo per migliorare. Un altro è Scholes, anche se non è attuale mi piace molto".
Giocatore più forte con cui hai giocato?
"Ronaldo, ma anche Dybala, Pjanic, Chiellini e Buffon".
Come si può raccontare la fatica degli allenamenti, come si affrontano?
"Sempre con la massima serietà e il giusto atteggiamento verso quello che ti propone il mister. Ci vuole disciplina ma anche creatività e voglia di giocare. Bisogna stare concentrati durante l'allenamento".


