Delprato: "Segnare a San Siro non era neanche nei miei sogni, essere capitano non è solo indossare una fascia"
Enrico Delprato, difensore del Parma, è intervenuto a "A tu per tu con", trasmissione di Radio Serie A nella quale i calciatori si raccontano fin dagli esordi. Questo un estratto delle sue dichiarazioni, riguardanti soprattutto il segnare a San Siro e l'essere capitano di una squadra come il Parma a quell'età: "Io andavo allo Stadio di San Siro perché Bergamo è vicinissimo, alla fine sono 40-45 minuti. Mi ha portato la prima volta mio papà, sicuramente l'impatto che ti dà, soprattutto quando hai 7-8 anni, San Siro, è qualcosa di incredibile. Poi i colori, il rosso e il blu delle tribune, qualcosa di spettacolare. Ero un tifoso e avevo il sogno poi di giocare una volta in quello stadio. Ho fatto due gol contro il Milan e il mio esordio è stato contro il Milan qua allo stadio a Parma, al Tardini, e poi sì, non faceva parte dei miei sogni perché già il fatto di giocare a San Siro era qualcosa di bellissimo. Poi ho avuto la fortuna di fare un gol di rapina, diciamo così, a San Siro, quindi a maggior ragione sono stato veramente felice".
Cosa vuol dire esssere capitano?
"Per me essere capitano vuol dire tanto, sicuramente una responsabilità verso comunque i tuoi compagni. Cerchi di far andare bene le cose per quanto riguarda lo spogliatoio. Il primo anno quando mi è stato detto avevo 23 anni e anch'io avevo un po' di dubbi nel dire se ero in grado comunque di ricoprire un ruolo importante all'interno della squadra. Devo dire che sono stato aiutato perché soprattutto il primo anno ho avuto la fortuna di avere compagni, un mister e anche un direttore che mi hanno aiutato in questo compito. È una cosa veramente bella e non si tratta soltanto di scendere in campo indossando la fascia, ma tutte piccole cose da spogliatoio che comunque devi cercare di sistemare e basta. Però è sicuramente una cosa che mi rende molto orgoglioso".
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