Cuesta sulla sua carriera: “La Juve la mia magistrale, poi all’Arsenal il dottorato”

25.05.2026 13:55 di  Bartolomeo Bassi   vedi letture
Cuesta sulla sua carriera: “La Juve la mia magistrale, poi all’Arsenal il dottorato”

Intervenuto per una lunga intervista al quotidiano spagnolo AS, Carlos Cuesta ha analizzato la sua carriera nel mondo del calcio. Questi i pensieri sul suo passato del mister del Parma.

Però a 18 anni i giovani sperimentano una crisi comprensibile sul futuro. Lei già sapeva tutto: a quella età allenava l’Under 14 dell’Atletico Madrid. Come ha raggiunto idee così chiare così presto?
“Io non avevo la qualità per giocare e questa è stata la ragione per la quale iniziai così presto. Lasciare il calcio così presto per concentrare tutti i miei sforzi sull’allenare ed essere bravo fu una decisione poco comune, ma la mia passione era il gioco. Non ero molto forte a giocarlo e mi piaceva capirlo. Iniziai a 15 anni nel club di un quartiere di Mallorca e sono dei bei ricordi. E’ vero che è diverso allenare un bambino di sette anni e un professionista, però non smette di essere calcio, di gestire persone e/o aiutare a migliorare, di creare emozioni”.

Possiamo dire che la tecnologia le ha cambiato la vita. Come le venne in mente di usare Twitter per offrirsi? E’ diventato famoso un messaggio: “Se avete bisogno di qualcuno che metta i conetti, io ci sono”.
“E’ stata una situazione che successe quando avevo iniziato ad allenare a Mallorca e mi ero dato conto che volevo farlo a qualunque costo, allora iniziai a studiare Scienze Sportive a Madrid. Ma nella città non avevo contatti o conoscenti che mi potessero aiutare a trovare una squadra per continuare a migliorarmi, così semplicemente provai a trovare un nuovo modo per farlo. Uno di questi fu quello di mettermi in contatto con la gente attraverso i social”.

Lei ha descritto la Juventus come una università: in che cosa è consistita quella formazione e cosa imparò?
“Era anche una analogia relazionata al momento nel quale mi incontravo nella vita: ero stato quattro anni all’Atletico Madrid, che faceva sì che fosse come l’università. Dopo ho fatto il master alla Juventus. E dopo ancora il dottorato all’Arsenal, cinque anni incredibile. Ci sono tantissime cose che ho imparato a Torino in un ambiente di altissimo livello, con una grandissima cultura del lavoro, con professionisti di grandissima esperienza e una enorme densità di talento, non solamente tra gli allenatori e i professionisti che giocavano lì, ma anche con i giocatori di tutto il paese, con un grandissimo scouting e una grande capacità di attrarre un livello alto”.

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